Secondo la spiegazione fornita dall’azienda, OneDrive Photos è stato distribuito insieme a un aggiornamento del client OneDrive, senza una notifica preventiva e senza il consenso individuale dell’utente . Il rollout ha riguardato i PC consumer e, secondo le segnalazioni iniziali, anche alcuni ambienti aziendali. Microsoft ha successivamente definito non intenzionale l’inclusione dei dispositivi gestiti tramite Microsoft Intune, la piattaforma usata dalle aziende per amministrare PC e dispositivi .
Al momento dell’installazione forzata, OneDrive Photos non poteva essere disinstallato separatamente. L’unica soluzione consisteva nel rimuovere l’intero client di sincronizzazione OneDrive, uno strumento fondamentale per molti utenti Microsoft 365 . Microsoft ha promesso un aggiornamento che consentirà di eliminare l’app mantenendo OneDrive, ma non ha chiarito perché la distribuzione sia iniziata prima che questa opzione fosse disponibile .
La principale fonte di preoccupazione è la funzione People, che usa l’IA per raggruppare le foto in base ai volti simili presenti nella raccolta. In alcuni contesti, questa tecnologia può essere considerata una forma di riconoscimento facciale o di trattamento di dati biometrici .
Le domande sulla privacy sono emerse per diversi motivi:
Gli amministratori IT sono stati tra i critici più duri. In commenti raccolti da Windows Latest e da altre testate, alcuni hanno definito la distribuzione “inaccettabile” e hanno accusato Microsoft di “non imparare mai dai propri errori” .
Le contestazioni principali riguardano quattro aspetti:
Da anni Microsoft afferma di voler rendere Windows più affidabile, meno appesantito da software superfluo e più rispettoso delle scelte dell’utente. La distribuzione di OneDrive Photos va nella direzione opposta per almeno tre ragioni.
Installare una nuova app attraverso un aggiornamento di un programma già presente significa sottrarre all’utente una scelta esplicita. È proprio il tipo di comportamento che può alimentare la percezione di un sistema operativo deciso a imporre funzioni e servizi invece di lasciare il controllo a chi usa il PC .
Windows 11 include già l’app Foto. OneDrive Photos ne ripropone gran parte delle funzioni, aggiungendo inoltre strumenti legati ai volti, e finisce per creare ulteriore confusione e ingombro invece di contribuire a un sistema più essenziale .
Per gli amministratori, il problema non è soltanto la presenza di una nuova voce nel menu Start. È il precedente: un’app orientata al pubblico consumer è stata associata al client OneDrive e distribuita senza un controllo chiaramente visibile da parte dell’organizzazione . Alcuni IT manager hanno interpretato l’episodio come la prova che Microsoft continui a trattare Windows anche come una piattaforma per promuovere servizi, invece di considerarlo esclusivamente uno strumento professionale.
Microsoft dovrà quindi fare più che promettere un’opzione di disinstallazione separata. Dovrà dimostrare che il principio di “IA responsabile” vale anche per il modo in cui le funzioni vengono distribuite: consenso chiaro, controllo per utenti e amministratori e spiegazioni trasparenti prima che il software arrivi sui dispositivi.