Il 3 settembre Hossein Shariatmadari, direttore di Kayhan, ha chiesto alle forze iraniane e ai Guardiani della Rivoluzione di ostacolare seriamente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica nel Golfo Persico e... L’appello è una presa di posizione pubblica di un esponente della linea dura, non la prova che Te...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What did Hossein Shariatmadari, editor of Iran’s ultra-conservative Kayhan newspaper and a representative of the supreme leader, urge the Ir. Article summary: On September 3, Hossein Shariatmadari urged Iran’s military and the IRGC to disrupt or cut international fibre-optic cables on the Persian Gulf seabed and through the Strait of Hormuz. He acknowledged that doing so would. Topic tags: general, news, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts w
Hossein Shariatmadari, direttore del quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan e rappresentante della guida suprema, ha esortato le forze armate iraniane e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a interrompere gravemente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica posati sul fondale del Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. 2
5
Nel suo intervento del 3 settembre, Shariatmadari ha presentato l’azione come una ritorsione contro quelli che ha definito i crimini degli Stati Uniti e dei loro alleati. Pur riconoscendo che il taglio deliberato dei cavi violerebbe il diritto internazionale, ha sostenuto che sarebbe giustificato per fare pressione sugli avversari. 2
5
Non si trattava di una proposta tecnica sulla regolazione del traffico dati: era un invito ad agire contro un’infrastruttura fisica essenziale. Secondo Shariatmadari, impedire il passaggio o il funzionamento dei cavi nel Golfo e nello Stretto di Hormuz priverebbe Stati Uniti e alleati di un collegamento cruciale, costringendoli a cedere. 2
5
La distinzione è importante. La richiesta di un direttore di giornale, anche vicino ai vertici del potere iraniano, non equivale di per sé a un ordine operativo né conferma l’esistenza di un piano di attacco. Resta però un segnale dell’uso crescente delle infrastrutture sottomarine come possibile leva nella crisi.
Nei mesi precedenti erano emerse, attraverso media collegati allo Stato o vicini all’IRGC, proposte per rafforzare il controllo iraniano sui cavi che attraversano acque sottoposte al controllo di Teheran. Tra le ipotesi: licenze e rinnovi annuali, canoni di transito, rispetto della legislazione iraniana e un ruolo maggiore di aziende iraniane nelle riparazioni e nella manutenzione. 3
7
Le fonti disponibili riferivano però che il governo iraniano non aveva adottato una politica ufficiale né approvato una legge in materia. 3 L’intervento di Shariatmadari alza quindi il livello dello scontro: dalla pressione regolatoria e commerciale al sostegno esplicito per l’interruzione o il taglio dei collegamenti.
La coincidenza temporale ha alimentato l’interrogativo, ma le prove pubbliche sono limitate. Una notizia, basata su una fonte statunitense non identificata e riportata da Al Arabiya, ha sostenuto che i raid Usa del 2 settembre fossero un’azione preventiva contro un presunto piano iraniano per colpire cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz. 8 L’Institute for the Study of War ha valutato la notizia in termini condizionali: se confermata, potrebbe indicare che l’Iran stava considerando misure coercitive contro infrastrutture fisse sul fondale marino.
39
Ciò che è stato confermato pubblicamente è più circoscritto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato di aver colpito siti di difesa aerea dell’IRGC, radar, mezzi e strutture marittime, capacità di posa mine e siti di comunicazione. 17
18 Nelle dichiarazioni pubbliche citate non compare una conferma indipendente che la prevenzione di un attacco ai cavi fosse il motivo dell’operazione.
La conclusione più prudente è dunque che l’informazione sul presunto piano e l’appello di Shariatmadari costituiscano un contesto rilevante, non la prova di un’operazione iraniana contro i cavi già accertata.
Lo Stretto di Hormuz è noto soprattutto per il petrolio e il gas trasportati via mare, ma è anche un passaggio concentrato per le telecomunicazioni internazionali. Tra i principali sistemi sottomarini presenti nell’area figurano:
Queste dorsali contribuiscono a collegare India e Sud-est asiatico all’Europa passando per gli Stati del Golfo e l’Egitto. 1 Quando molte rotte convergono in una fascia geografica ristretta, danni a più cavi possono ridurre sensibilmente la capacità disponibile, anche se gli operatori riescono a deviare una parte del traffico su percorsi alternativi.
Il danneggiamento di più sistemi non scollegerebbe automaticamente il mondo da Internet: le reti possono ridistribuire il traffico e l’impatto dipenderebbe dai cavi colpiti, dai punti di approdo coinvolti e dalla capacità di riserva. Tuttavia, le conseguenze immediate potrebbero essere pesanti, soprattutto nei Paesi del Golfo.
Va evitata un’esagerazione. Le fonti disponibili non dimostrano che un attacco causerebbe un blocco globale totale di SWIFT, la rete di messaggistica usata dalle banche per molte transazioni internazionali. Né consentono di prevedere con certezza che il solo danno ai cavi replicherebbe la crisi finanziaria del 2008. Sono paragoni che richiamano il rischio di effetti a catena, soprattutto se la perturbazione digitale si sommasse a un conflitto più ampio e a problemi nei trasporti marittimi o nell’energia, non esiti già dimostrati. 1
6
L’appello di Shariatmadari ripropone Hormuz non solo come stretto strategico per le forniture energetiche, ma come corridoio vulnerabile per l’infrastruttura digitale. Il problema non è soltanto la perdita fisica dei cavi: è la pressione economica che nasce quando servizi cloud, imprese, comunicazioni pubbliche e reti finanziarie devono spartirsi una capacità internazionale ridotta.
Per governi e operatori di rete, la priorità è la resilienza: rotte diversificate, procedure di subentro testate e criteri chiari per attribuire gli incidenti. In un conflitto in rapida evoluzione, minacce pubbliche, informazioni d’intelligence non verificate e azioni militari confermate possono essere facilmente confuse.
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Il 3 settembre Hossein Shariatmadari, direttore di Kayhan, ha chiesto alle forze iraniane e ai Guardiani della Rivoluzione di ostacolare seriamente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica nel Golfo Persico e...
Il 3 settembre Hossein Shariatmadari, direttore di Kayhan, ha chiesto alle forze iraniane e ai Guardiani della Rivoluzione di ostacolare seriamente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica nel Golfo Persico e... L’appello è una presa di posizione pubblica di un esponente della linea dura, non la prova che Teheran abbia ordinato o compiuto un attacco ai cavi.
Un danno simultaneo a più sistemi potrebbe rallentare o interrompere le connessioni del Golfo e i flussi tra Asia ed Europa, ma non dimostra uno scenario di blackout globale di Internet o di blocco totale di SWIFT.
Il 3 settembre Hossein Shariatmadari, direttore di Kayhan, ha chiesto alle forze iraniane e ai Guardiani della Rivoluzione di ostacolare seriamente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica nel Golfo Persico e... L’appello è una presa di posizione pubblica di un esponente della linea dura, non la prova che Te...
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Hossein Shariatmadari, direttore del quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan e rappresentante della guida suprema, ha esortato le forze armate iraniane e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a interrompere gravemente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica posati sul fondale del Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. 2
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Nel suo intervento del 3 settembre, Shariatmadari ha presentato l’azione come una ritorsione contro quelli che ha definito i crimini degli Stati Uniti e dei loro alleati. Pur riconoscendo che il taglio deliberato dei cavi violerebbe il diritto internazionale, ha sostenuto che sarebbe giustificato per fare pressione sugli avversari. 2
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Non si trattava di una proposta tecnica sulla regolazione del traffico dati: era un invito ad agire contro un’infrastruttura fisica essenziale. Secondo Shariatmadari, impedire il passaggio o il funzionamento dei cavi nel Golfo e nello Stretto di Hormuz priverebbe Stati Uniti e alleati di un collegamento cruciale, costringendoli a cedere. 2
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La distinzione è importante. La richiesta di un direttore di giornale, anche vicino ai vertici del potere iraniano, non equivale di per sé a un ordine operativo né conferma l’esistenza di un piano di attacco. Resta però un segnale dell’uso crescente delle infrastrutture sottomarine come possibile leva nella crisi.
Nei mesi precedenti erano emerse, attraverso media collegati allo Stato o vicini all’IRGC, proposte per rafforzare il controllo iraniano sui cavi che attraversano acque sottoposte al controllo di Teheran. Tra le ipotesi: licenze e rinnovi annuali, canoni di transito, rispetto della legislazione iraniana e un ruolo maggiore di aziende iraniane nelle riparazioni e nella manutenzione. 3
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Le fonti disponibili riferivano però che il governo iraniano non aveva adottato una politica ufficiale né approvato una legge in materia. 3 L’intervento di Shariatmadari alza quindi il livello dello scontro: dalla pressione regolatoria e commerciale al sostegno esplicito per l’interruzione o il taglio dei collegamenti.
La coincidenza temporale ha alimentato l’interrogativo, ma le prove pubbliche sono limitate. Una notizia, basata su una fonte statunitense non identificata e riportata da Al Arabiya, ha sostenuto che i raid Usa del 2 settembre fossero un’azione preventiva contro un presunto piano iraniano per colpire cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz. 8 L’Institute for the Study of War ha valutato la notizia in termini condizionali: se confermata, potrebbe indicare che l’Iran stava considerando misure coercitive contro infrastrutture fisse sul fondale marino.
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Ciò che è stato confermato pubblicamente è più circoscritto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato di aver colpito siti di difesa aerea dell’IRGC, radar, mezzi e strutture marittime, capacità di posa mine e siti di comunicazione. 17
18 Nelle dichiarazioni pubbliche citate non compare una conferma indipendente che la prevenzione di un attacco ai cavi fosse il motivo dell’operazione.
La conclusione più prudente è dunque che l’informazione sul presunto piano e l’appello di Shariatmadari costituiscano un contesto rilevante, non la prova di un’operazione iraniana contro i cavi già accertata.
Lo Stretto di Hormuz è noto soprattutto per il petrolio e il gas trasportati via mare, ma è anche un passaggio concentrato per le telecomunicazioni internazionali. Tra i principali sistemi sottomarini presenti nell’area figurano:
Queste dorsali contribuiscono a collegare India e Sud-est asiatico all’Europa passando per gli Stati del Golfo e l’Egitto. 1 Quando molte rotte convergono in una fascia geografica ristretta, danni a più cavi possono ridurre sensibilmente la capacità disponibile, anche se gli operatori riescono a deviare una parte del traffico su percorsi alternativi.
Il danneggiamento di più sistemi non scollegerebbe automaticamente il mondo da Internet: le reti possono ridistribuire il traffico e l’impatto dipenderebbe dai cavi colpiti, dai punti di approdo coinvolti e dalla capacità di riserva. Tuttavia, le conseguenze immediate potrebbero essere pesanti, soprattutto nei Paesi del Golfo.
Va evitata un’esagerazione. Le fonti disponibili non dimostrano che un attacco causerebbe un blocco globale totale di SWIFT, la rete di messaggistica usata dalle banche per molte transazioni internazionali. Né consentono di prevedere con certezza che il solo danno ai cavi replicherebbe la crisi finanziaria del 2008. Sono paragoni che richiamano il rischio di effetti a catena, soprattutto se la perturbazione digitale si sommasse a un conflitto più ampio e a problemi nei trasporti marittimi o nell’energia, non esiti già dimostrati. 1
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L’appello di Shariatmadari ripropone Hormuz non solo come stretto strategico per le forniture energetiche, ma come corridoio vulnerabile per l’infrastruttura digitale. Il problema non è soltanto la perdita fisica dei cavi: è la pressione economica che nasce quando servizi cloud, imprese, comunicazioni pubbliche e reti finanziarie devono spartirsi una capacità internazionale ridotta.
Per governi e operatori di rete, la priorità è la resilienza: rotte diversificate, procedure di subentro testate e criteri chiari per attribuire gli incidenti. In un conflitto in rapida evoluzione, minacce pubbliche, informazioni d’intelligence non verificate e azioni militari confermate possono essere facilmente confuse.
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Il 3 settembre Hossein Shariatmadari, direttore di Kayhan, ha chiesto alle forze iraniane e ai Guardiani della Rivoluzione di ostacolare seriamente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica nel Golfo Persico e...
Il 3 settembre Hossein Shariatmadari, direttore di Kayhan, ha chiesto alle forze iraniane e ai Guardiani della Rivoluzione di ostacolare seriamente o tagliare i cavi internazionali in fibra ottica nel Golfo Persico e... L’appello è una presa di posizione pubblica di un esponente della linea dura, non la prova che Teheran abbia ordinato o compiuto un attacco ai cavi.
Un danno simultaneo a più sistemi potrebbe rallentare o interrompere le connessioni del Golfo e i flussi tra Asia ed Europa, ma non dimostra uno scenario di blackout globale di Internet o di blocco totale di SWIFT.