La flessione più accentuata della DeFi ha modificato gli equilibri tra i due modelli. Alla fine del trimestre, il volume dei prestiti CeFi in essere aveva superato quello della DeFi per la prima volta dal terzo trimestre 2023.
Il dato complessivo è rilevante, ma Galaxy Research si è concentrata soprattutto sul modo in cui la contrazione sta avvenendo. Invece di un unico crollo improvviso, il credito crypto sta diminuendo in modo graduale e per successive fasi, con un andamento definito a “scaletta”.
Il quadro è diverso da quello del secondo trimestre 2022, quando i prestiti crypto in essere crollarono di oltre il 55% durante la crisi del credito del mercato ribassista. Galaxy interpreta quindi il calo del secondo trimestre 2026 come una riduzione della leva finanziaria più gestita che non come il risultato di liquidazioni forzate e fallimenti a cascata tipici di un evento creditizio disordinato.
La differenza è importante, ma non equivale a una garanzia di sicurezza. Una contrazione graduale può comunque trasformarsi in una crisi disordinata se viene seguita da liquidazioni molto pesanti o dal default di una controparte rilevante. L’analisi di Galaxy va quindi letta in modo condizionale: il deleveraging potrebbe proseguire a un ritmo misurato, a patto che non emerga un fattore capace di destabilizzare il mercato.
Il calo trimestrale del 27,61% registrato dalla DeFi è stato quasi tre volte più ampio, in termini percentuali, rispetto alla contrazione dei prestiti CeFi. Questa divergenza spiega perché la composizione del mercato sia cambiata anche se entrambi i segmenti hanno chiuso il trimestre in ribasso.
La DeFi è terminata a 20,43 miliardi di dollari, contro i 22,98 miliardi della CeFi. I numeri indicano una riduzione generalizzata della leva e della domanda di finanziamento nel mercato crypto, non un arretramento confinato a una sola infrastruttura di prestito.
Poiché anche il segmento delle stablecoin CDP ha registrato una flessione, il movimento del secondo trimestre è stato ampio e ha interessato tutte le principali forme monitorate di credito garantito da criptovalute.
Tether deteneva nel secondo trimestre una quota del 58,54% dei prestiti CeFi. La sua partecipazione è tuttavia diminuita di circa 371 punti base nel corso del trimestre.
Il dato mette in evidenza la concentrazione del mercato dei prestiti centralizzati: la CeFi si è dimostrata più resistente della DeFi, ma continua a dipendere in larga misura da un prestatore dominante. Le informazioni disponibili confermano la quota e la variazione trimestrale come dati attribuiti all’analisi di Galaxy; non stabiliscono però in modo indipendente quali fattori abbiano determinato quel cambiamento.
Con un valore di 56,16 miliardi di dollari, il mercato si trova 22,53 miliardi sotto il massimo del terzo trimestre 2025. Non si tratta quindi soltanto di una variazione isolata: il dato estende una ritirata che prosegue da diversi trimestri rispetto al picco del ciclo.
Il confronto con il 2022 resta però la principale cautela. Il calo attuale è abbastanza ampio da mostrare che la leva e la domanda di prestiti si sono ridotte, ma il suo andamento appare più lento e distribuito rispetto al collasso che accompagnò la crisi del credito del 2022.
Per ora, la conclusione di Galaxy va interpretata come una lettura della struttura del mercato, non come una previsione secondo cui le perdite sarebbero impossibili. Il crypto lending sta attraversando una fase di deleveraging e, finora, lo fa in modo sufficientemente ordinato da non assomigliare ancora a una reazione a catena. Il rischio principale per questa interpretazione sarebbe il passaggio da una riduzione graduale dei bilanci a vendite forzate, liquidazioni o default di una controparte.