Il 4 novembre Coinbase ha cercato di rassicurare i clienti: ha dichiarato di non essere stata coinvolta nella violazione di sicurezza subita da Binance il 29 ottobre e che i propri sistemi e i fondi dei clienti erano rimasti al sicuro. La società ha aggiunto di conservare in cold storage, cioè offline, oltre il 99% degli asset dei clienti. È una dichiarazione dell’azienda: le informazioni disponibili non verificano in modo indipendente né la percentuale esatta né l’efficacia dei controlli che la accompagnano.
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Le misure di sicurezza descritte da Coinbase
Coinbase ha presentato la custodia dei fondi come un sistema a più livelli. Secondo quanto riferito, la maggior parte degli asset resta offline, mentre una quota più ridotta è custodita in hot wallet connessi a Internet per gestire le operazioni dei clienti. Le misure descritte comprendono anche chiavi private distribuite, limiti ai prelievi e monitoraggio delle attività anomale. Coinbase ha inoltre dichiarato di poter interrompere la firma delle transazioni in caso di emergenza.
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La società afferma anche che gli asset dei clienti sono coperti uno a uno, restano di loro proprietà e non vengono prestati o utilizzati senza autorizzazione. Sono dichiarazioni che riguardano la custodia e la titolarità dei fondi, ma non dimostrano da sole che ogni passaggio necessario ad autorizzare un trasferimento sia sicuro.
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Si tratta di protezioni rilevanti, ma le informazioni disponibili si basano soprattutto sulle dichiarazioni di Coinbase e sulle ricostruzioni che le riportano. Non costituiscono una verifica indipendente della capacità di questi controlli di prevenire ogni attacco simile.
Che cosa è successo a Binance
Nel suo aggiornamento del 3 novembre, Binance ha stimato in circa 6,34 miliardi di dollari gli asset coinvolti e in circa 2,85 miliardi quelli congelati o intercettati. La cifra è soggetta a riconciliazioni e variazioni dei prezzi di mercato.
50 Il 4 novembre, alcune ricostruzioni hanno riferito che Binance aveva rimpiazzato circa il 98% degli asset coinvolti. Rimpiazzare gli asset, però, non significa averli recuperati dagli aggressori.
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Le ricostruzioni dell’attacco indicano una catena di passaggi che comprendeva falsi colloqui di lavoro, malware, il computer compromesso di un dipendente e uno strumento interno basato sull’intelligenza artificiale. Resoconti successivi hanno descritto anche l’abuso dei meccanismi di autorizzazione delle transazioni.
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47 Nel suo primo aggiornamento, Binance aveva dichiarato di non aver trovato prove della sottrazione di chiavi private dei wallet.
40 L’FBI ha attribuito il furto al gruppo nordcoreano TraderTraitor.
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La distinzione è importante: un exchange può proteggere le chiavi private e restare comunque esposto se un aggressore riesce ad accedere ai sistemi o ai processi che autorizzano le transazioni. Secondo le ricostruzioni, l’attacco a Binance ha riguardato fondi aziendali, non i singoli conti dei clienti. Dopo la riapertura della piattaforma, tuttavia, gli utenti hanno prelevato 3,6 miliardi di dollari, secondo la BBC.
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Perché il cold storage non basta da solo
Conservare le criptovalute offline riduce la quota di fondi direttamente raggiungibile tramite sistemi connessi a Internet. Ma la percentuale di asset in cold storage è soltanto uno degli elementi della sicurezza. Un exchange deve proteggere anche i servizi che firmano le transazioni, l’accesso ai sistemi interni e le regole con cui vengono approvati i trasferimenti.
Il caso Binance aiuta a capire la differenza: le prime verifiche non avevano rilevato prove di chiavi private sottratte, mentre ricostruzioni successive hanno descritto un abuso dei meccanismi di autorizzazione.
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47 Proteggere le chiavi, quindi, non equivale necessariamente a impedire ogni trasferimento non autorizzato.
La conclusione è più circoscritta di «Coinbase è immune»: l’azienda ha dichiarato di non essere stata colpita e ha illustrato le proprie misure di custodia e controllo dei prelievi. Il dato di oltre il 99% in cold storage descrive l’approccio dichiarato da Coinbase, ma non è una prova indipendente che l’intera catena di autorizzazione sia invulnerabile.
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