Il movimento è arrivato dopo circa un mese di inattività del wallet e rappresenta, secondo gli analisti on-chain, una probabile operazione preparatoria alla vendita. Il trasferimento non è stato confermato ufficialmente da Druk Holding & Investments (DHI), il veicolo d’investimento statale che gestisce gli asset del Paese, ma si inserisce in una sequenza ormai difficile da ignorare.
Dopo l’ultima operazione, i wallet sovrani pubblicamente associati al Bhutan detengono una stima di 3.000-3.100 BTC, contro un picco di circa 13.000 BTC nell’ottobre 2024 . La contrazione equivale a circa il 75-80% delle riserve massime, mentre il valore complessivo dei deflussi accumulati dalla metà del 2025 è stato stimato intorno a 1 miliardo di dollari .
Al culmine, il portafoglio del Bhutan valeva oltre 1,4 miliardi di dollari, una cifra equivalente a circa il 40% del PIL del regno . Per un Paese himalayano di piccole dimensioni, si trattava di un’esposizione straordinaria a un singolo asset digitale.
Il dato più importante non riguarda soltanto le vendite, ma anche l’assenza di nuovi Bitcoin. Secondo i dati on-chain di Arkham, l’ultimo afflusso significativo da attività di mining, superiore a 100.000 dollari, risale a oltre un anno fa. Gli afflussi legati al mining sembrano essersi interrotti attorno al novembre 2024 .
Il possibile cambio di scenario è legato a diversi fattori:
Il Bhutan era diventato un caso emblematico perché accumulava Bitcoin attraverso impianti di mining alimentati dall’abbondante energia idroelettrica del Paese, anziché acquistare l’asset direttamente sul mercato. Se l’assenza di afflussi dovesse proseguire, si chiuderebbe probabilmente la fase del regno come uno dei principali “Bitcoin powerhouse” sovrani .
Il trasferimento del 7 agosto è l’ultimo episodio di una riduzione graduale condotta attraverso operazioni di dimensioni variabili. Tra i principali movimenti riportati nel 2026 figurano:
| Data | Bitcoin trasferiti | Valore stimato | Fonte |
|---|---|---|---|
| Marzo 2026 | 973 BTC | circa 72,3 milioni di dollari | |
| 6 giugno 2026 | 738 BTC | circa 44,88 milioni di dollari | |
| 17 giugno 2026 | 533 BTC | circa 34,5 milioni di dollari | |
| 5 luglio 2026 | 700 BTC | circa 43,75 milioni di dollari | |
| 7 agosto 2026 | 434,86 BTC | circa 27,96 milioni di dollari |
Nel complesso, i deflussi dai wallet collegati al Bhutan nel solo 2026 hanno superato i 250 milioni di dollari secondo le analisi on-chain disponibili . La modalità a blocchi e l’uso di controparti ricorrenti fanno pensare più a una gestione programmata della liquidità che a una vendita dettata dal panico .
Nello stesso giorno del deposito del Bhutan, un wallet appena creato ha ritirato da Binance quasi 28 milioni di dollari in Bitcoin, trasferendoli verso un indirizzo anonimo. La quantità era quasi identica a quella depositata dal wallet collegato al governo: 434,87 BTC contro 434,86 BTC .
I due movimenti hanno direzioni opposte:
La simmetria non dimostra che le due operazioni siano state coordinate né identifica l’acquirente. Offre però una fotografia interessante del mercato: mentre una tesoreria sovrana riduce la propria esposizione, un grande investitore privato sembra assorbire una quantità analoga di offerta .
La vicenda suggerisce un’evoluzione del ruolo di Bitcoin nella finanza pubblica. Il Bhutan non appare più come un semplice Stato intenzionato a conservare indefinitamente i propri Bitcoin, ma come un gestore sovrano che utilizza un asset liquido per finanziare priorità nazionali e amministrare le proprie riserve .
Alcuni analisti hanno collegato le vendite al finanziamento della Gelephu Mindfulness City, un grande progetto di sviluppo del Bhutan, anche se il governo non ha confermato ufficialmente il legame per ogni singola transazione .
Per il mercato, la lezione è duplice. Da un lato, anche le riserve accumulate attraverso il mining possono essere vendute quando cambiano redditività, fabbisogni di liquidità o priorità di bilancio. Dall’altro, una vendita sovrana non equivale necessariamente a un segnale di panico: nel caso del 7 agosto, il prelievo quasi speculare di un wallet anonimo suggerisce che l’offerta potrebbe essere stata assorbita da un compratore privato .
Il deposito di 434,86 BTC su Binance non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo della drastica riduzione delle riserve del Bhutan. Dal picco di circa 13.000 BTC, il regno ha liquidato una quota stimata tra il 70% e l’80% delle proprie disponibilità, mentre i dati on-chain indicano che il mining idroelettrico non genera più afflussi significativi .
Il caso mostra perché le riserve sovrane in criptovalute non vadano considerate posizioni permanenti: possono essere accumulate attraverso energia e infrastrutture nazionali, ma anche vendute come qualsiasi altro asset strategico quando cambiano le esigenze finanziarie dello Stato.