Anche l'associazione di categoria DIGITALEUROPE ha lanciato un allarme simile, chiedendo di ridurre a meno di sette mesi i tempi di approvazione per i progetti strategici e di semplificare il quadro normativo per contenere i costi di conformità per le aziende del settore .
La controproposta di Fouquet è lineare: un processo dal basso, guidato dall'industria, in cui siano le imprese a presentare progetti basati sulla domanda reale del mercato, non su indicazioni politiche. Ha elogiato proprio le iniziative della Commissione orientate alla domanda – in particolare i nuovi "Acceleratori della domanda", che collegano i produttori di chip agli acquirenti attraverso accordi di fornitura – e la nomina di Jim Hagemann Snabe come Inviato Speciale per la sovranità tecnologica .
Questa posizione fa eco a quanto già sostenuto da SEMI Europe e da un'ampia coalizione di aziende europee di semiconduttori, che ha invocato un passaggio "da un approccio guidato dall'offerta a una strategia di lungo periodo che risponda alla domanda effettiva del mercato" . Un rapporto industriale congiunto del marzo 2026 si era spinto oltre, esortando l'Ue a creare un quadro in cui "le industrie utilizzatrici finali e i progettisti e produttori di semiconduttori guidino bilateralmente o multilateralmente la progettazione dei sistemi", anziché farsi dirigere da Bruxelles
.
La presa di posizione del 5 giugno non è un episodio isolato. Prosegue un copione critico che Fouquet recita con coerenza almeno dal 2025:
In tutti questi interventi, il ragionamento di fondo di Fouquet resta lo stesso: l'istinto europeo a regolamentare prima – che si tratti di IA, semiconduttori o sovranità tecnologica – sta erodendo la competitività del continente. Lui vorrebbe che Bruxelles fosse un facilitatore dell'innovazione guidata dall'industria, non il suo direttore.
Il pacchetto, proposto dalla Commissione il 3 giugno 2026, punta a rafforzare la posizione dell'Ue nei settori dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale, del cloud e dell'open source attraverso quattro pilastri :
Il Chips Act 2.0 introduce diverse novità concrete: procedure di autorizzazione per i progetti strategici con un tetto massimo di 12 mesi, "Grandi Sfide" per tipologie di chip cruciali per l'Ue come i processori per IA, e il primo impianto europeo di fonderia aperta per la produzione sotto i 3 nanometri, con l'obiettivo di avviare la produzione pilota tra il 2030 e il 2033 .
La Commissione ha quantificato l'investimento complessivo che, a suo giudizio, l'Europa deve mobilitare :
| Settore | Investimento necessario |
|---|---|
| Semiconduttori (oltre agli impegni già assunti) | 120 miliardi di € |
| Espansione della capacità dei data center entro il 2036 | ~200 miliardi di € (in gran parte privati) |
| Leadership nel cloud e nell'IA (fabbriche, gigafabbriche) | 100 miliardi di € (misto pubblico/privato) |
Queste cifre non sono stanziamenti del bilancio Ue: la maggior parte dovrà arrivare da capitali privati, mentre i fondi pubblici provenienti da Horizon Europe, dal futuro Fondo europeo per la competitività e dai programmi nazionali agiranno da catalizzatori .
Prossime tappe: Il pacchetto passa ora al Parlamento europeo e al Consiglio dell'Ue per la negoziazione. Poiché il Chips Act 2.0 è strutturato come un regolamento che abroga quello del 2023, richiederà l'approvazione congiunta dei due legislatori . Le associazioni di categoria stanno già facendo pressing: una coalizione che rappresenta tutti i 27 Stati membri aveva in precedenza sollecitato un approccio più mirato, che andasse oltre l'obiettivo originario del 20% di quota di mercato, e DIGITALEUROPE ha chiesto di unire fondi Ue, nazionali e privati per mobilitare 200 miliardi di euro in investimenti nei semiconduttori entro il 2035
.
L'avvertimento pubblico di Fouquet fa sì che il dibattito su chi debba decidere la selezione dei progetti – l'industria o Bruxelles – sarà acceso per tutto il negoziato.
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