Dal 30 agosto 2026 Google non applicherà le demozioni manuali per site reputation abuse ai risultati mostrati agli utenti dello Spazio economico europeo. La modifica arriva dopo le contestazioni di editori e autorità UE, preoccupati per l’impatto della policy su contenuti sponsorizzati, commerciali e realizzati da p...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What changes did Google announce to its “site reputation abuse” spam policy effective August 30, 2026, where will manual demotions no longer. Article summary: Google’s August 30 change is a geographically limited rollback of a specific enforcement tool, not abandonment of its anti-spam policy. Manual “site reputation abuse” demotions will no longer apply to searches shown to u. Topic tags: general, government, news, general web, user generated. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermar
Dal 30 agosto 2026 Google adotterà un approccio a due velocità per la policy sul site reputation abuse. Le demozioni manuali applicate in base a questa regola non avranno effetto sui risultati mostrati agli utenti dello Spazio economico europeo (SEE), mentre fuori dal SEE il sistema di intervento resterà invariato. 2
Non si tratta dell’abbandono della policy antispam né di un via libera a qualsiasi contenuto pubblicato da terzi. Google sta rimuovendo, in una specifica area geografica, l’effetto di uno degli strumenti di enforcement più contestati.
Lo Spazio economico europeo comprende i 27 Stati membri dell’Unione europea, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia. A partire dal 30 agosto, una manual action per site reputation abuse non produrrà una demozione nei risultati mostrati agli utenti che effettuano ricerche in questi Paesi. Conta quindi il luogo in cui viene effettuata la ricerca, non semplicemente il Paese in cui ha sede l’editore. 2
Al di fuori del SEE, Google afferma che la policy non cambierà. Un sito o una sua sezione colpiti da una demozione manuale potranno quindi continuare a perdere visibilità nelle ricerche effettuate in altre aree del mondo. 2
Il risultato pratico sarà una maggiore variabilità regionale: lo stesso contenuto di terze parti potrà essere soggetto alla demozione manuale fuori dal SEE, ma non a quella specifica penalizzazione nei risultati destinati agli utenti europei.
Il termine ufficiale usato da Google è site reputation abuse. Nella documentazione antispam, Google descrive questa pratica come la pubblicazione di contenuti realizzati da terzi su un sito ospitante soprattutto per sfruttarne i segnali di ranking già consolidati. In questo modo, quelle pagine possono posizionarsi meglio di quanto riuscirebbero a fare sul dominio del loro effettivo produttore. 43
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Nel settore SEO, la stessa strategia viene spesso chiamata parasite SEO: un contenuto “si appoggia” all’autorevolezza di un dominio già forte per beneficiare della sua visibilità nella ricerca.
Google ha chiarito che la violazione può sussistere anche quando il sito ospitante mantiene un certo livello di supervisione o coinvolgimento editoriale, se l’obiettivo principale è sfruttare i segnali di ranking del dominio. 45
La distinzione è importante: non ogni articolo sponsorizzato, pagina realizzata con un partner o sezione commerciale equivale automaticamente a una manipolazione dei risultati. La policy guarda soprattutto allo scopo del contenuto e al rapporto tra il materiale di terze parti e il sito che lo ospita. Editori e autorità, tuttavia, hanno sostenuto che l’applicazione della regola potesse colpire anche accordi legittimi.
Gli editori hanno denunciato il rischio che la policy riducesse la visibilità di testate giornalistiche e altri siti media affidabili che pubblicano contenuti sponsorizzati o materiali realizzati con partner commerciali. La preoccupazione era che una regola pensata per contrastare tattiche manipolative potesse penalizzare anche sezioni con una funzione commerciale o editoriale legittima. 5
Nel novembre 2025 la Commissione europea ha avviato un procedimento per valutare se Google garantisse agli editori un accesso equo, ragionevole e non discriminatorio alla Ricerca, come previsto dal Digital Markets Act (DMA). Secondo la Commissione, il monitoraggio aveva evidenziato segnali secondo cui la policy di Google poteva ridurre il posizionamento di siti di informazione e altri publisher quando ospitavano contenuti provenienti da partner commerciali. 17
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La Commissione non ha ancora stabilito in via definitiva che Google abbia violato il DMA nell’ambito di questa indagine. La valutazione su eventuali ulteriori modifiche resta in corso. 17
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Il cambio di approccio risponde all’indagine europea e punta ad affrontare le contestazioni prima che possano trasformarsi in un’ulteriore decisione di non conformità ai sensi del DMA.
Per una violazione del regolamento, una società designata come “gatekeeper” può ricevere una multa fino al 10% del fatturato mondiale annuo. In caso di recidiva, il limite può salire al 20%. La Commissione può inoltre imporre penalità periodiche fino al 5% del fatturato medio giornaliero. 29
Il passaggio a un’applicazione differenziata per area geografica riduce la possibilità che il meccanismo di demozione manuale contestato continui a incidere sui publisher del SEE mentre la Commissione esamina la conformità di Google.
La decisione non chiude però la questione sul piano giuridico. Spetterà ancora ai regolatori stabilire se la soluzione adottata garantisca davvero un accesso equo alla Ricerca.
La modifica alla policy sul site reputation abuse è collegata a un’indagine distinta sull’accesso degli editori alla Ricerca. Non va confusa con la decisione della Commissione europea del luglio 2026, che ha inflitto ad Alphabet una sanzione complessiva di 890 milioni di euro nell’ambito del DMA.
Quella decisione riguardava due contestazioni diverse: 460 milioni di euro per aver favorito i propri servizi nella Ricerca e 430 milioni di euro per aver limitato la possibilità delle aziende di indirizzare gli utenti di Google Play verso canali di acquisto alternativi. 1
L’indagine sul posizionamento dei contenuti editoriali e la multa da 890 milioni riguardano quindi pratiche differenti, anche se entrambe rientrano negli obblighi imposti a Google dal Digital Markets Act.
Anche la sanzione antitrust da 4,1 miliardi di euro relativa ad Android è un procedimento separato. Il caso riguardava accordi e pratiche legati al sistema operativo mobile, tra cui la preinstallazione di Google Search, Chrome e Google Play e alcune restrizioni a danno dei servizi concorrenti. Nel luglio 2026 Google ha perso il ricorso di lunga durata contro quella decisione. 4
La sentenza Android non stabilisce se la policy sul site reputation abuse sia compatibile con il DMA. Si tratta di condotte, procedimenti giuridici e questioni di enforcement differenti.
Il nuovo quadro produrrà tre conseguenze principali:
Per gli editori che operano in più Paesi, sarà quindi importante monitorare separatamente il rendimento delle pagine nei diversi mercati. La variazione non dovrebbe però essere interpretata come un’autorizzazione a pubblicare contenuti di terze parti di bassa qualità: la definizione di site reputation abuse resta rilevante e l’indagine della Commissione europea non è ancora conclusa. 17
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La sintesi è semplice: dal 30 agosto Google eliminerà l’effetto delle demozioni manuali per site reputation abuse nelle ricerche degli utenti del SEE, ma non rinuncerà al più ampio sistema di contrasto allo spam. Nel frattempo, i publisher potranno vedere risultati diversi dentro e fuori l’area europea, in attesa che la Commissione stabilisca se la risposta di Google sia sufficiente o se siano necessarie ulteriori modifiche.
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Dal 30 agosto 2026 Google non applicherà le demozioni manuali per site reputation abuse ai risultati mostrati agli utenti dello Spazio economico europeo.
Dal 30 agosto 2026 Google non applicherà le demozioni manuali per site reputation abuse ai risultati mostrati agli utenti dello Spazio economico europeo. La modifica arriva dopo le contestazioni di editori e autorità UE, preoccupati per l’impatto della policy su contenuti sponsorizzati, commerciali e realizzati da partner.
Il “parasite SEO” consiste nel pubblicare contenuti di terze parti su un sito autorevole per sfruttarne i segnali di ranking e ottenere maggiore visibilità.