In secondo luogo, considerava le limitazioni nucleari della bozza troppo deboli. Il testo includeva l’impegno dell’Iran a non dotarsi di armi nucleari, ma Trump voleva limiti più stringenti e verificabili sull’arricchimento e disposizioni concrete per gestire l’uranio altamente arricchito di Teheran . Secondo fonti dell’amministrazione americana, il presidente era concentrato sul «rafforzare gli elementi per lui cruciali, in particolare quelli relativi ai materiali nucleari iraniani»
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Dietro le quinte, Trump si trovava sotto pressioni incrociate. Riaprire lo Stretto di Hormuz avrebbe contribuito ad abbassare il prezzo della benzina negli Stati Uniti – una preoccupazione interna urgente – ma farlo senza un accordo nucleare solido rischiava di scatenare una reazione negativa da parte dei “falchi” del suo stesso partito, che considerano inaccettabile qualsiasi concessione a Teheran .
Le modifiche esatte che Trump ha inviato a Teheran non sono state rese note integralmente, ma le fonti di Axios, del New York Times e di altre testate indicano queste richieste :
La reazione iraniana si è articolata su più fronti nel corso del maggio 2026:
Anche se il testo esatto non è mai stato reso pubblico, diversi resoconti di Axios, Euronews, Iran International e Xinhua ne descrivono la struttura :
Resta irrisolta la controversia centrale dell’intesa: i funzionari americani affermano che il MoU includeva restrizioni nucleari, mentre i funzionari iraniani insistono che le questioni nucleari sarebbero state affrontate soltanto nei negoziati successivi .
L’intesa arenata ha avuto conseguenze dirette alle pompe di benzina americane. La chiusura e la posa di mine nello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran – attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale – ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi del greggio e della benzina .
Trump ha incontrato i vertici delle compagnie petrolifere per discutere come gestire l’effetto prolungato del blocco navale sui consumatori, ma ha pubblicamente negato di essere spinto ad accettare un accordo debole dalle preoccupazioni per il carovita . Resta il meccanismo di fondo: finché lo Stretto di Hormuz è conteso, l’offerta mondiale di petrolio è limitata e i prezzi del carburante restano alti. Un accordo per la riapertura dello Stretto porterebbe probabilmente un sollievo immediato ai prezzi; un fallimento del negoziato, invece, rischia di innescare ulteriori impennate
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