Il principale detonatore della giornata sono state le notizie secondo cui i mediatori avrebbero compiuto progressi su una proposta provvisoria per riaprire lo Stretto di Hormuz. La prospettiva di una riduzione dei rischi per i flussi energetici ha fatto scendere il petrolio e, di riflesso, ha attenuato i timori di nuovi rialzi aggressivi dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense .
Il Qatar ha riferito di progressi compiuti dai mediatori su un piano provvisorio per favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi marittimi per il commercio mondiale di petrolio . Gli operatori hanno quindi ridotto il premio per il rischio incorporato nelle quotazioni energetiche.
Il Brent è sceso del 5,3%, chiudendo vicino a 79,36 dollari al barile, mentre il WTI del Nymex ha perso il 5,7%, attestandosi a 75,77 dollari . Un petrolio meno costoso riduce la pressione sulle aspettative d’inflazione e può rendere meno probabili rialzi ravvicinati dei tassi Fed .
Il calo del petrolio e delle aspettative d’inflazione ha contribuito a spingere verso il basso i rendimenti obbligazionari e a indebolire il Dollar Index, l’indice che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute .
Per l’argento si tratta di un sostegno diretto: essendo quotato in dollari, un biglietto verde più debole rende il metallo relativamente meno costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute. Storicamente, questo contesto tende a favorire i metalli preziosi .
L’argento si trovava già vicino alla soglia dei 60 dollari, mentre le scorte fisiche mostravano segnali di tensione. Nelle prime fasi della seduta il prezzo spot è salito dell’1,2%, fino a 58,88 dollari, per poi accelerare .
I trader hanno indicato una possibile rottura tecnica e la ricopertura delle posizioni short, cioè degli operatori che avevano scommesso sul ribasso e sono stati costretti a ricomprare il metallo per limitare le perdite. L’argento ha inoltre sovraperformato l’oro, salito dello 0,57% .
Le notizie sulla diplomazia non hanno cancellato il rischio geopolitico. Il presidente statunitense Donald Trump ha definito i negoziati una “ultima possibilità” per l’Iran, mentre esponenti iraniani hanno respinto le condizioni proposte .
Le dichiarazioni contrastanti di Washington e Teheran hanno mantenuto quello che Kitco ha definito un premio per il rischio guidato dai titoli di stampa, sostenendo gli acquisti rifugio di metalli preziosi . Al momento della rilevazione citata da Kitco, l’oro spot era vicino a 4.077,70 dollari l’oncia .
Il rally del 4 agosto è stato legato soprattutto alle notizie del giorno, ma il quadro di fondo comprende anche fattori strutturali.
Nel 2026 il mercato globale dell’argento dovrebbe registrare il sesto deficit annuo consecutivo. Il World Silver Survey 2026 del Silver Institute e le stime di Metals Focus indicano un disavanzo di 46,3 milioni di once, superiore ai 40,3 milioni del 2025 .
Il dato è particolarmente significativo perché il deficit persiste nonostante il forte calo dell’uso dell’argento nei pannelli solari, uno dei principali comparti di domanda .
La domanda di argento per il fotovoltaico dovrebbe diminuire del 19% nel 2026, fino a circa 151 milioni di once: si tratterebbe della maggiore riduzione annuale mai registrata . I produttori stanno infatti utilizzando quantità inferiori di argento per pannello e valutando materiali meno costosi, come rame e alluminio.
Altri comparti, tuttavia, continuano a sostenere i consumi. La produzione di veicoli elettrici, stimata in 14-15 milioni di unità nel 2026, dovrebbe generare una domanda aggiuntiva di 70-75 milioni di once. Gli interventi sulle reti elettriche e le infrastrutture per i data center potrebbero aggiungerne altri 15-20 milioni . Nel complesso, circa il 60% della domanda mondiale di argento proviene oggi da applicazioni industriali .
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, ormai entrato nel quinto mese secondo le fonti citate, continua a incorporare un premio geopolitico nei metalli preziosi . A fine luglio, gli afflussi settimanali negli ETF sull’argento hanno raggiunto il livello più alto da luglio, segnalando un forte interesse degli investitori .
Anche i dati più deboli sul prodotto interno lordo statunitense e la pausa della Federal Reserve hanno contribuito a indebolire il dollaro, un elemento che storicamente favorisce l’argento .
I mercati scontavano una probabilità di circa il 60-65% per un rialzo di 25 punti base alla riunione della Federal Reserve di settembre 2026 . Tassi più alti aumentano il costo opportunità di detenere un asset che non paga interessi, come l’argento, e possono limitare il potenziale rialzista.
La riduzione del 19% nell’uso dell’argento per il fotovoltaico rappresenta un limite importante alla domanda . Se il processo di sostituzione con materiali meno costosi dovesse accelerare, il disavanzo tra domanda e offerta potrebbe ridursi nel tempo.
L’area compresa tra 59 e 60 dollari ha già rappresentato un ostacolo per l’argento. Alcuni analisti ritengono che il rally possa rivelarsi temporaneo se un accordo definitivo su Hormuz eliminasse rapidamente il premio geopolitico .
UBS ha ridotto il proprio obiettivo di fine 2026 a 80 dollari, dagli 85 precedenti, e quello per marzo 2027 a 75 dollari, citando una revisione delle stime sul deficit . All’estremo opposto, Mike McGlone di Bloomberg Intelligence ha ipotizzato che l’argento possa rimanere tra 50 e 100 dollari per anni, definendo il picco di 121 dollari raggiunto a gennaio 2026 un possibile massimo generazionale .
Le stime mostrano quanto sia incerto l’equilibrio tra geopolitica, politica monetaria e domanda industriale.
| Istituzione | Obiettivo o scenario per il 2026 |
|---|---|
| Goldman Sachs | Media annua di 65 dollari; tesi positiva su domanda solare e deficit dell’offerta |
| J.P. Morgan | Media annua di 81 dollari; valori trimestrali tra 84 e 85 dollari |
| UBS | 80 dollari a fine anno; 85 nel secondo e terzo trimestre; 75 a marzo 2027 |
| Commerzbank | Stima di 92 dollari a metà 2026 |
| Bank of America | Scenario base vicino a 135 dollari; scenario rialzista tra 135 e 309 dollari |
| Citigroup | 60 dollari, con una visione positiva sulla transizione energetica |
| Sondaggio LBMA | Media di 79,57 dollari, con un intervallo tra 42 e 165 dollari |
Il balzo dell’argento del 4 agosto è stato il risultato immediato delle speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz: il calo del petrolio ha ridotto i timori d’inflazione e la pressione sui tassi Fed. A questo si sono aggiunti un dollaro più debole, acquisti rifugio, scorte fisiche più tese e un segnale tecnico verso quota 60 .
Il quadro di breve periodo resta però una sfida tra forze contrapposte. Il deficit strutturale, la domanda industriale e l’incertezza geopolitica sostengono il prezzo; rialzi dei tassi, sostituzione dell’argento nel fotovoltaico e un eventuale accordo definitivo su Hormuz potrebbero invece limitare ulteriori guadagni.