Il 18 settembre, il cacao ICE di dicembre a New York ha perso il 7,71% a 5.327 punti; il contratto di Londra è sceso del 7,48% a 3.934. La Costa d’Avorio ha registrato un raccolto 2025/26 in aumento del 30%, a 2,06 milioni di tonnellate; le spedizioni ai porti erano superiori del 18% su base annua e le scorte certif...
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Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What caused cocoa futures to fall to seven-week lows on September 18, 2026, including the scale of the price decline, evidence of surging Iv. Article summary: Cocoa’s September 18 selloff was primarily a short-term supply-and-inventory trade, reinforced by weakness elsewhere in soft commodities. The medium-term picture was less comfortable: forecasts pointed to a much tighter . Topic tags: general, general web. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers, clic
Il brusco ribasso del cacao del 18 settembre è stato soprattutto una reazione alla maggiore disponibilità immediata di prodotto fisico. Raccolto e arrivi ai porti più robusti in Costa d’Avorio, uniti a un forte incremento delle scorte certificate presso l’ICE, hanno fatto passare in secondo piano le preoccupazioni sul prossimo raccolto dell’Africa occidentale.
Il future sul cacao con consegna dicembre all’ICE di New York ha chiuso in calo di 445 punti, pari al 7,71%, a 5.327. Il contratto di dicembre a Londra ha perso 318 punti, ovvero il 7,48%, fermandosi a 3.934. Entrambi sono scesi ai minimi di sette settimane. 18
La portata del movimento conta perché ha prolungato la correzione dai livelli di fine agosto. Il catalizzatore immediato non è stato un cambiamento nelle prospettive dei consumi di lungo periodo, bensì l’evidenza che nel breve termine gli acquirenti potevano contare su più cacao del previsto.
La Costa d’Avorio, primo produttore mondiale di cacao, ha fornito l’indicazione più chiara di una migliore disponibilità nel breve periodo. Il regolatore del settore ha comunicato una produzione di 2,06 milioni di tonnellate tra giugno 2025 e giugno 2026, in aumento del 30% rispetto a 1,58 milioni di tonnellate dell’anno precedente. 5
Anche gli arrivi ai porti hanno confermato il quadro: le spedizioni cumulate hanno raggiunto 2,14 milioni di tonnellate fino al 13 settembre, il 18% in più su base annua. 5 I dati precedenti, aggiornati al 30 agosto, indicavano analogamente un livello superiore del 19% rispetto all’anno prima.
6
Per il mercato dei futures, queste cifre segnalano che più fave stanno arrivando lungo la catena delle esportazioni. Si riduce quindi l’urgenza per trasformatori e commercianti di assicurarsi forniture a pronta consegna, con pressione soprattutto sui contratti più vicini alla scadenza.
Le scorte di cacao certificate dall’ICE — la borsa Intercontinental Exchange, riferimento per questi contratti — erano salite al massimo di due anni. Il 4 settembre avevano raggiunto 3.436.742 sacchi e, a metà mese, si attestavano ancora intorno a 3,42 milioni di sacchi. 7
Scorte elevate non risolvono il tema dell’offerta nel lungo periodo, ma sono decisive per il mercato a breve: indicano che il cacao consegnabile contro i futures è facilmente reperibile. Questo riduce il premio legato alla scarsità che tende a sostenere i prezzi quando il mercato fisico è ristretto.
Il cacao è sceso in un contesto debole per le cosiddette soft commodity, cioè materie prime agricole come caffè e zucchero. L’arabica aveva toccato un minimo di dieci settimane, mentre anche zucchero e cacao arretravano. 17
Il contesto può avere rafforzato lo slancio delle vendite: quando più mercati agricoli calano contemporaneamente, alcuni operatori possono ridurre l’esposizione all’intero comparto. I fattori specifici del cacao, tuttavia, restavano l’aumento dell’offerta ivoriana e la crescita delle scorte.
Il crollo di settembre rifletteva la disponibilità attuale, non la certezza che l’offerta sarebbe rimasta abbondante nella stagione 2026/27. Le prime stime per il prossimo raccolto dell’Africa occidentale indicavano infatti la direzione opposta.
Le rilevazioni iniziali collocavano il raccolto 2026/27 della Costa d’Avorio attorno a 1,8 milioni di tonnellate, circa il 18% in meno rispetto a una stima di 2,2 milioni per il 2025/26. 4
8 Si trattava di una previsione preliminare, ma suggeriva che l’intenso flusso di fave allora disponibile potrebbe non ripetersi.
Anche il Ghana aggiungeva un elemento di rischio. COCOBOD, l’ente regolatore ghanese del cacao, prevedeva una produzione 2026/27 fra 450.000 e 550.000 tonnellate, contro le 750.000 tonnellate previste per il 2025/26. Il regolatore ha citato la malattia del germoglio rigonfio (swollen shoot), l’invecchiamento delle piantagioni e la possibilità di condizioni meteorologiche avverse associate a El Niño. 11
El Niño rappresentava la principale incognita. Un episodio più intenso può portare condizioni più calde e secche nell’Africa occidentale, riducendo l’umidità del suolo e potenzialmente le rese del cacao. 8 Il rischio è particolarmente rilevante poiché Costa d’Avorio e Ghana hanno un peso dominante nell’offerta mondiale.
StoneX ha ridotto la propria stima del surplus globale di cacao per il 2026/27 a circa 25.000 tonnellate, da 149.000 tonnellate, motivando la revisione con il deterioramento delle prospettive dei raccolti in Africa occidentale e il rischio El Niño. 9 Un surplus resta pur sempre un surplus, ma un margine di questa entità rende il mercato molto più esposto a un peggioramento del meteo, delle malattie o dello sviluppo delle cabosse.
La discesa ai minimi di sette settimane è stata una rivalutazione dell’offerta nel breve termine: dati solidi su raccolto e spedizioni dalla Costa d’Avorio, scorte ICE elevate e debolezza diffusa nelle soft commodity hanno orientato il sentiment al ribasso.
Il punto cruciale era il fattore tempo. I dati sull’offerta descrivevano le fave disponibili subito, mentre i rischi principali riguardavano i raccolti futuri. La prossima direzione del cacao dipendeva quindi dalla capacità di Costa d’Avorio e Ghana di evitare i problemi meteorologici, fitosanitari e strutturali già incorporati nelle prime stime per il 2026/27. 4
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Il 18 settembre, il cacao ICE di dicembre a New York ha perso il 7,71% a 5.327 punti; il contratto di Londra è sceso del 7,48% a 3.934.
Il 18 settembre, il cacao ICE di dicembre a New York ha perso il 7,71% a 5.327 punti; il contratto di Londra è sceso del 7,48% a 3.934. La Costa d’Avorio ha registrato un raccolto 2025/26 in aumento del 30%, a 2,06 milioni di tonnellate; le spedizioni ai porti erano superiori del 18% su base annua e le scorte certificate ICE erano vicine a 3,42 milion...
I rischi per il medio termine non sono però scomparsi: StoneX ha ridotto la stima del surplus globale 2026/27 a circa 25.000 tonnellate da 149.000, citando prospettive più deboli in Africa occidentale ed El Niño.
Il 18 settembre, il cacao ICE di dicembre a New York ha perso il 7,71% a 5.327 punti; il contratto di Londra è sceso del 7,48% a 3.934. La Costa d’Avorio ha registrato un raccolto 2025/26 in aumento del 30%, a 2,06 milioni di tonnellate; le spedizioni ai porti erano superiori del 18% su base annua e le scorte certif...
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Il brusco ribasso del cacao del 18 settembre è stato soprattutto una reazione alla maggiore disponibilità immediata di prodotto fisico. Raccolto e arrivi ai porti più robusti in Costa d’Avorio, uniti a un forte incremento delle scorte certificate presso l’ICE, hanno fatto passare in secondo piano le preoccupazioni sul prossimo raccolto dell’Africa occidentale.
Il future sul cacao con consegna dicembre all’ICE di New York ha chiuso in calo di 445 punti, pari al 7,71%, a 5.327. Il contratto di dicembre a Londra ha perso 318 punti, ovvero il 7,48%, fermandosi a 3.934. Entrambi sono scesi ai minimi di sette settimane. 18
La portata del movimento conta perché ha prolungato la correzione dai livelli di fine agosto. Il catalizzatore immediato non è stato un cambiamento nelle prospettive dei consumi di lungo periodo, bensì l’evidenza che nel breve termine gli acquirenti potevano contare su più cacao del previsto.
La Costa d’Avorio, primo produttore mondiale di cacao, ha fornito l’indicazione più chiara di una migliore disponibilità nel breve periodo. Il regolatore del settore ha comunicato una produzione di 2,06 milioni di tonnellate tra giugno 2025 e giugno 2026, in aumento del 30% rispetto a 1,58 milioni di tonnellate dell’anno precedente. 5
Anche gli arrivi ai porti hanno confermato il quadro: le spedizioni cumulate hanno raggiunto 2,14 milioni di tonnellate fino al 13 settembre, il 18% in più su base annua. 5 I dati precedenti, aggiornati al 30 agosto, indicavano analogamente un livello superiore del 19% rispetto all’anno prima.
6
Per il mercato dei futures, queste cifre segnalano che più fave stanno arrivando lungo la catena delle esportazioni. Si riduce quindi l’urgenza per trasformatori e commercianti di assicurarsi forniture a pronta consegna, con pressione soprattutto sui contratti più vicini alla scadenza.
Le scorte di cacao certificate dall’ICE — la borsa Intercontinental Exchange, riferimento per questi contratti — erano salite al massimo di due anni. Il 4 settembre avevano raggiunto 3.436.742 sacchi e, a metà mese, si attestavano ancora intorno a 3,42 milioni di sacchi. 7
Scorte elevate non risolvono il tema dell’offerta nel lungo periodo, ma sono decisive per il mercato a breve: indicano che il cacao consegnabile contro i futures è facilmente reperibile. Questo riduce il premio legato alla scarsità che tende a sostenere i prezzi quando il mercato fisico è ristretto.
Il cacao è sceso in un contesto debole per le cosiddette soft commodity, cioè materie prime agricole come caffè e zucchero. L’arabica aveva toccato un minimo di dieci settimane, mentre anche zucchero e cacao arretravano. 17
Il contesto può avere rafforzato lo slancio delle vendite: quando più mercati agricoli calano contemporaneamente, alcuni operatori possono ridurre l’esposizione all’intero comparto. I fattori specifici del cacao, tuttavia, restavano l’aumento dell’offerta ivoriana e la crescita delle scorte.
Il crollo di settembre rifletteva la disponibilità attuale, non la certezza che l’offerta sarebbe rimasta abbondante nella stagione 2026/27. Le prime stime per il prossimo raccolto dell’Africa occidentale indicavano infatti la direzione opposta.
Le rilevazioni iniziali collocavano il raccolto 2026/27 della Costa d’Avorio attorno a 1,8 milioni di tonnellate, circa il 18% in meno rispetto a una stima di 2,2 milioni per il 2025/26. 4
8 Si trattava di una previsione preliminare, ma suggeriva che l’intenso flusso di fave allora disponibile potrebbe non ripetersi.
Anche il Ghana aggiungeva un elemento di rischio. COCOBOD, l’ente regolatore ghanese del cacao, prevedeva una produzione 2026/27 fra 450.000 e 550.000 tonnellate, contro le 750.000 tonnellate previste per il 2025/26. Il regolatore ha citato la malattia del germoglio rigonfio (swollen shoot), l’invecchiamento delle piantagioni e la possibilità di condizioni meteorologiche avverse associate a El Niño. 11
El Niño rappresentava la principale incognita. Un episodio più intenso può portare condizioni più calde e secche nell’Africa occidentale, riducendo l’umidità del suolo e potenzialmente le rese del cacao. 8 Il rischio è particolarmente rilevante poiché Costa d’Avorio e Ghana hanno un peso dominante nell’offerta mondiale.
StoneX ha ridotto la propria stima del surplus globale di cacao per il 2026/27 a circa 25.000 tonnellate, da 149.000 tonnellate, motivando la revisione con il deterioramento delle prospettive dei raccolti in Africa occidentale e il rischio El Niño. 9 Un surplus resta pur sempre un surplus, ma un margine di questa entità rende il mercato molto più esposto a un peggioramento del meteo, delle malattie o dello sviluppo delle cabosse.
La discesa ai minimi di sette settimane è stata una rivalutazione dell’offerta nel breve termine: dati solidi su raccolto e spedizioni dalla Costa d’Avorio, scorte ICE elevate e debolezza diffusa nelle soft commodity hanno orientato il sentiment al ribasso.
Il punto cruciale era il fattore tempo. I dati sull’offerta descrivevano le fave disponibili subito, mentre i rischi principali riguardavano i raccolti futuri. La prossima direzione del cacao dipendeva quindi dalla capacità di Costa d’Avorio e Ghana di evitare i problemi meteorologici, fitosanitari e strutturali già incorporati nelle prime stime per il 2026/27. 4
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Il 18 settembre, il cacao ICE di dicembre a New York ha perso il 7,71% a 5.327 punti; il contratto di Londra è sceso del 7,48% a 3.934.
Il 18 settembre, il cacao ICE di dicembre a New York ha perso il 7,71% a 5.327 punti; il contratto di Londra è sceso del 7,48% a 3.934. La Costa d’Avorio ha registrato un raccolto 2025/26 in aumento del 30%, a 2,06 milioni di tonnellate; le spedizioni ai porti erano superiori del 18% su base annua e le scorte certificate ICE erano vicine a 3,42 milion...
I rischi per il medio termine non sono però scomparsi: StoneX ha ridotto la stima del surplus globale 2026/27 a circa 25.000 tonnellate da 149.000, citando prospettive più deboli in Africa occidentale ed El Niño.