A pesare nell’immediato è il conflitto in Medio Oriente, che ha sconvolto le forniture energetiche, fatto salire i prezzi delle materie prime e aumentato l’incertezza sui mercati internazionali . Ma, secondo la Banca mondiale, lo shock attuale si innesta su un indebolimento strutturale iniziato nel 2019, durante quella che il rapporto definisce «una delle più dense concentrazioni di shock globali dagli anni Settanta» .
La previsione di crescita globale per il 2026 è stata ridotta al 2,5%, dal 2,9% stimato per il 2025. Rispetto alle previsioni di gennaio, le stime sono state riviste al ribasso per circa due terzi delle economie mondiali .
Per le economie emergenti e in via di sviluppo — indicate nel rapporto con l’acronimo inglese EMDE — la crescita dovrebbe scendere al 3,6%, il livello più basso dell’era post-pandemica . La Banca mondiale prevede poi una ripresa al 2,8% per la crescita globale nel 2027-28, ma su livelli ancora inferiori alla media degli anni 2010 .
Il problema, però, non riguarda soltanto la produzione complessiva. È soprattutto una questione di convergenza: quasi una economia in via di sviluppo su due non è riuscita, dal 2019, a tenere il passo con la crescita del reddito pro capite delle economie avanzate . Escludendo Cina e India, le altre EMDE si avviano verso quasi un intero decennio senza progressi significativi nella riduzione del divario .
Anche lo scenario peggiore è particolarmente severo. Se le ostilità in Medio Oriente dovessero intensificarsi e le interruzioni delle forniture energetiche si trasmettessero ai mercati finanziari, la crescita globale potrebbe crollare all’1,3% . Persino nell’ipotesi meno estrema di un rapido allentamento delle interruzioni al traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, l’inflazione mondiale media potrebbe raggiungere il 4% nel 2026, contro il 3,3% del 2025 .
Il rapporto dedica ampio spazio all’intelligenza artificiale, evidenziandone sia il potenziale sia i rischi. Nel breve periodo, l’AI dovrebbe sostenere la crescita soprattutto attraverso maggiori investimenti nelle economie avanzate, in particolare negli Stati Uniti . Nel medio periodo, il contributo più importante potrebbe arrivare da un aumento della produttività. Le stime, tuttavia, variano molto: dagli effetti contenuti a una trasformazione profonda dell’economia .
Il rischio è quello di una «biforcazione netta» dell’economia mondiale. I Paesi avanzati guidano l’innovazione nel settore e sono destinati ad adottare l’AI più rapidamente e su scala più ampia. Questo potrebbe ampliare ulteriormente i divari già esistenti in termini di produttività e condizioni di vita rispetto ai Paesi in via di sviluppo .
I dati mostrano però anche un quadro meno scontato. Le offerte di lavoro legate all’AI stanno crescendo molto più velocemente nelle economie a reddito medio: +16% nei Paesi a reddito medio-alto e +11% in quelli a reddito medio-basso, contro appena il 2% nelle economie ad alto reddito .
È il segnale di una possibile ondata di «small AI»: strumenti economici, accessibili e progettati per funzionare su dispositivi comuni e per applicazioni concrete. Tra gli ambiti indicati figurano l’accesso al credito, l’istruzione e i servizi sanitari .
Una diffusione più rapida dell’AI nelle regioni che dispongono di regole adeguate, competenze professionali e infrastrutture digitali — in particolare Asia orientale e Pacifico, Europa e Asia centrale e Asia meridionale — potrebbe aumentare la produttività in tutte le aree del mondo . I benefici, però, non sono automatici: ritardare gli interventi nei Paesi a basso e medio reddito rischia di lasciarli ancora più indietro .
Secondo la Banca mondiale, gli anni 2020 sono stati segnati da pressioni economiche che si rafforzano a vicenda. Oltre allo shock energetico legato al Medio Oriente, il rapporto individua diversi ostacoli strutturali che agiscono come freni permanenti alla crescita :
La diagnosi è cupa, ma il rapporto individua tre aree di opportunità che potrebbero trasformare gli anni 2030 in quella che la Banca mondiale definisce un’«età dell’oro per la creazione di posti di lavoro e la crescita» .
Anche se non dovesse mantenere tutte le promesse più ambiziose, l’intelligenza artificiale dovrebbe comunque portare la produttività globale sopra la debole media degli anni 2020. In uno scenario ottimistico, la crescita degli anni 2030 potrebbe superare la media degli anni 2000, rendendo il prossimo decennio il periodo di maggiore crescita globale dagli anni Settanta .
La Banca mondiale stima che un’adozione ben gestita dell’AI potrebbe portare la crescita globale degli anni 2030 oltre la media degli anni 2000 .
Lo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente ha rafforzato la motivazione strategica a investire nelle fonti pulite. Non si tratta più soltanto di un obiettivo climatico: per la Banca mondiale, la transizione energetica è anche una questione di sicurezza degli approvvigionamenti e può diventare un motore strutturale di crescita .
Anche se la frammentazione del commercio globale si aggrava, gli accordi commerciali regionali continuano a sostenere gran parte dei flussi internazionali. Possono quindi offrire una base per un’integrazione più profonda, aiutando le economie in via di sviluppo a diversificare le catene di fornitura e a ridurre i costi .
Il verdetto complessivo è che, senza un’azione coordinata, il potenziale di crescita dell’economia mondiale resterà strutturalmente depresso. Aumentare gli investimenti nei settori sostenibili, ridurre i costi del commercio, valorizzare la crescita dei servizi e ampliare la partecipazione al mercato del lavoro potrebbe incrementare la crescita potenziale del PIL di 0,7 punti percentuali, portandola al 2,9% .
L’alternativa, avverte il rapporto, avrebbe «implicazioni profonde per la capacità del mondo di affrontare il cambiamento climatico e ridurre la povertà» . La sfida per gli anni a venire sarà quindi evitare che una sequenza di shock temporanei si trasformi in un blocco permanente dello sviluppo — e fare in modo che le nuove tecnologie e la transizione energetica non diventino vantaggi riservati soltanto alle economie più ricche.
A pesare nell’immediato è il conflitto in Medio Oriente, che ha sconvolto le forniture energetiche, fatto salire i prezzi delle materie prime e aumentato l’incertezza sui mercati internazionali . Ma, secondo la Banca mondiale, lo shock attuale si innesta su un indebolimento strutturale iniziato nel 2019, durante quella che il rapporto definisce «una delle più dense concentrazioni di shock globali dagli anni Settanta» .
La previsione di crescita globale per il 2026 è stata ridotta al 2,5%, dal 2,9% stimato per il 2025. Rispetto alle previsioni di gennaio, le stime sono state riviste al ribasso per circa due terzi delle economie mondiali .
Per le economie emergenti e in via di sviluppo — indicate nel rapporto con l’acronimo inglese EMDE — la crescita dovrebbe scendere al 3,6%, il livello più basso dell’era post-pandemica . La Banca mondiale prevede poi una ripresa al 2,8% per la crescita globale nel 2027-28, ma su livelli ancora inferiori alla media degli anni 2010 .
Il problema, però, non riguarda soltanto la produzione complessiva. È soprattutto una questione di convergenza: quasi una economia in via di sviluppo su due non è riuscita, dal 2019, a tenere il passo con la crescita del reddito pro capite delle economie avanzate . Escludendo Cina e India, le altre EMDE si avviano verso quasi un intero decennio senza progressi significativi nella riduzione del divario .
Anche lo scenario peggiore è particolarmente severo. Se le ostilità in Medio Oriente dovessero intensificarsi e le interruzioni delle forniture energetiche si trasmettessero ai mercati finanziari, la crescita globale potrebbe crollare all’1,3% . Persino nell’ipotesi meno estrema di un rapido allentamento delle interruzioni al traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, l’inflazione mondiale media potrebbe raggiungere il 4% nel 2026, contro il 3,3% del 2025 .
Il rapporto dedica ampio spazio all’intelligenza artificiale, evidenziandone sia il potenziale sia i rischi. Nel breve periodo, l’AI dovrebbe sostenere la crescita soprattutto attraverso maggiori investimenti nelle economie avanzate, in particolare negli Stati Uniti . Nel medio periodo, il contributo più importante potrebbe arrivare da un aumento della produttività. Le stime, tuttavia, variano molto: dagli effetti contenuti a una trasformazione profonda dell’economia .
Il rischio è quello di una «biforcazione netta» dell’economia mondiale. I Paesi avanzati guidano l’innovazione nel settore e sono destinati ad adottare l’AI più rapidamente e su scala più ampia. Questo potrebbe ampliare ulteriormente i divari già esistenti in termini di produttività e condizioni di vita rispetto ai Paesi in via di sviluppo .
I dati mostrano però anche un quadro meno scontato. Le offerte di lavoro legate all’AI stanno crescendo molto più velocemente nelle economie a reddito medio: +16% nei Paesi a reddito medio-alto e +11% in quelli a reddito medio-basso, contro appena il 2% nelle economie ad alto reddito .
È il segnale di una possibile ondata di «small AI»: strumenti economici, accessibili e progettati per funzionare su dispositivi comuni e per applicazioni concrete. Tra gli ambiti indicati figurano l’accesso al credito, l’istruzione e i servizi sanitari .
Una diffusione più rapida dell’AI nelle regioni che dispongono di regole adeguate, competenze professionali e infrastrutture digitali — in particolare Asia orientale e Pacifico, Europa e Asia centrale e Asia meridionale — potrebbe aumentare la produttività in tutte le aree del mondo . I benefici, però, non sono automatici: ritardare gli interventi nei Paesi a basso e medio reddito rischia di lasciarli ancora più indietro .
Secondo la Banca mondiale, gli anni 2020 sono stati segnati da pressioni economiche che si rafforzano a vicenda. Oltre allo shock energetico legato al Medio Oriente, il rapporto individua diversi ostacoli strutturali che agiscono come freni permanenti alla crescita :
La diagnosi è cupa, ma il rapporto individua tre aree di opportunità che potrebbero trasformare gli anni 2030 in quella che la Banca mondiale definisce un’«età dell’oro per la creazione di posti di lavoro e la crescita» .
Anche se non dovesse mantenere tutte le promesse più ambiziose, l’intelligenza artificiale dovrebbe comunque portare la produttività globale sopra la debole media degli anni 2020. In uno scenario ottimistico, la crescita degli anni 2030 potrebbe superare la media degli anni 2000, rendendo il prossimo decennio il periodo di maggiore crescita globale dagli anni Settanta .
La Banca mondiale stima che un’adozione ben gestita dell’AI potrebbe portare la crescita globale degli anni 2030 oltre la media degli anni 2000 .
Lo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente ha rafforzato la motivazione strategica a investire nelle fonti pulite. Non si tratta più soltanto di un obiettivo climatico: per la Banca mondiale, la transizione energetica è anche una questione di sicurezza degli approvvigionamenti e può diventare un motore strutturale di crescita .
Anche se la frammentazione del commercio globale si aggrava, gli accordi commerciali regionali continuano a sostenere gran parte dei flussi internazionali. Possono quindi offrire una base per un’integrazione più profonda, aiutando le economie in via di sviluppo a diversificare le catene di fornitura e a ridurre i costi .
Il verdetto complessivo è che, senza un’azione coordinata, il potenziale di crescita dell’economia mondiale resterà strutturalmente depresso. Aumentare gli investimenti nei settori sostenibili, ridurre i costi del commercio, valorizzare la crescita dei servizi e ampliare la partecipazione al mercato del lavoro potrebbe incrementare la crescita potenziale del PIL di 0,7 punti percentuali, portandola al 2,9% .
L’alternativa, avverte il rapporto, avrebbe «implicazioni profonde per la capacità del mondo di affrontare il cambiamento climatico e ridurre la povertà» . La sfida per gli anni a venire sarà quindi evitare che una sequenza di shock temporanei si trasformi in un blocco permanente dello sviluppo — e fare in modo che le nuove tecnologie e la transizione energetica non diventino vantaggi riservati soltanto alle economie più ricche.