Il conflitto era iniziato il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele avevano lanciato attacchi aerei contro l’Iran . Dopo oltre cinque settimane di combattimenti, Washington, Teheran e Israele avevano accettato una tregua di due settimane, raggiunta con la mediazione del Pakistan .
L’intesa era legata soprattutto alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra Golfo Persico e Golfo di Oman da cui transitano importanti flussi di petrolio mondiale. Il presidente Donald Trump ha poi esteso la tregua a tempo indefinito, ma senza risolvere le questioni centrali .
In seguito gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale all’Iran, alimentando quella che è stata descritta come una sorta di «doppio blocco» del Golfo Persico . I colloqui di pace previsti a Islamabad non hanno prodotto un accordo stabile e le accuse reciproche di malafede hanno continuato a moltiplicarsi .
L’11 maggio Trump ha descritto la tregua come «in terapia intensiva», usando l’espressione inglese «on massive life support» .
Dopo l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 da parte dell’Iran, le forze americane hanno colpito siti radar e strutture iraniane per il controllo dei droni a Goruk e sull’isola di Qeshm . Il Pentagono ha definito le operazioni attacchi di autodifesa condotti con «moderazione» .
L’8 maggio Trump aveva minimizzato la risposta americana, definendola un «love tap», cioè un colpo simbolico, e aveva sostenuto che la tregua fosse ancora «in vigore» .
Tra il 2 e il 3 giugno gli Stati Uniti hanno effettuato un’altra serie di raid contro una stazione iraniana di controllo a terra sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Il Comando centrale statunitense ha affermato che l’operazione era una risposta ai tentati attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrein .
Separatamente, le forze americane hanno messo fuori uso una petroliera nei pressi di Qeshm, accusandola di aver violato il blocco navale statunitense . L’episodio ha contribuito a innescare una nuova ondata di rappresaglie iraniane.
L’Iran ha lanciato missili balistici e droni verso obiettivi in Kuwait e Bahrein. Il Bahrein ha riferito di aver intercettato i proiettili in arrivo, ma in Kuwait alcuni droni hanno colpito l’aeroporto internazionale della capitale .
Un terminal passeggeri è stato gravemente danneggiato: una persona è morta, decine sono rimaste ferite e l’aeroporto è stato chiuso per un breve periodo. Il raid ha mostrato con particolare chiarezza come il conflitto stia colpendo infrastrutture civili e viaggiatori, non soltanto installazioni militari.
L’aeroporto del Kuwait era già stato al centro di una campagna di attacchi aerei iniziata il 28 febbraio, con obiettivi che comprendevano il Terminal 1 e infrastrutture per il controllo del traffico aereo .
Il 6 giugno l’Iran ha nuovamente lanciato missili balistici e droni verso Kuwait e Bahrein. Il governo del Bahrein ha parlato di una «grave escalation» e ha confermato l’intercettazione degli attacchi .
Nello stesso momento Teheran ha accusato gli Stati Uniti di una «grave violazione» della tregua per aver colpito strutture costiere a Sirik e sull’isola di Qeshm . La dinamica è ormai ricorrente: un attacco viene presentato come risposta difensiva, l’altra parte lo considera una violazione dell’accordo e reagisce a sua volta.
I colloqui di pace che avrebbero dovuto consolidare la tregua non sono mai decollati e, secondo le ricostruzioni disponibili, sono falliti . I nodi principali sono quattro:
L’11 maggio Trump ha respinto la controproposta iraniana per un accordo complessivo, definendola «inaccettabile» e «stupida» . A inizio giugno, alcuni media hanno riferito che Teheran aveva interrotto i contatti con i mediatori; Trump ha negato che i negoziati fossero terminati, sostenendo che procedessero «a ritmo rapido» e che un’intesa potesse arrivare «nel corso della prossima settimana» .
Per il Kuwait, l’attacco al principale aeroporto internazionale è stato uno shock diretto alla vita civile e ai collegamenti commerciali. Le autorità hanno condannato il raid, chiuso temporaneamente lo scalo e affrontato nuove interruzioni dei voli . Il Paese è stato colpito più volte dall’inizio della guerra, anche perché ospita strutture legate alla presenza militare statunitense nella regione .
Il Bahrein è un obiettivo particolarmente sensibile perché ospita la Quinta Flotta della Marina statunitense. Dopo aver annunciato l’intercettazione dei missili e dei droni iraniani il 6 giugno, il governo ha chiesto a Teheran di fermare immediatamente gli attacchi contro i Paesi vicini del Golfo, definendoli una «grave escalation» .
Islamabad ha mediato la tregua di aprile e ospitato i successivi colloqui. Il fallimento del processo negoziale ha però lasciato il Pakistan senza una svolta da proporre e la regione priva, almeno per ora, di un percorso diplomatico chiaro .
Il presidente americano ha alternato toni rassicuranti, minimizzazione degli attacchi, frustrazione e ottimismo:
L’accordo di aprile avrebbe dovuto fare da ponte verso una pace permanente. A distanza di settimane, quel ponte appare invece sempre più fragile: gli attacchi continuano, il blocco navale resta un punto di attrito e la diplomazia non riesce a trasformare la pausa nei combattimenti in un’intesa politica.
Il raid contro l’aeroporto del Kuwait è il segnale più evidente dell’allargamento dei rischi alla popolazione civile e alle infrastrutture essenziali del Golfo. Finché Stati Uniti e Iran continueranno a interpretare unilateralmente il concetto di «autodifesa», anche un singolo nuovo attacco potrebbe far saltare l’equilibrio precario della tregua.
Il conflitto era iniziato il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele avevano lanciato attacchi aerei contro l’Iran . Dopo oltre cinque settimane di combattimenti, Washington, Teheran e Israele avevano accettato una tregua di due settimane, raggiunta con la mediazione del Pakistan .
L’intesa era legata soprattutto alla riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo tra Golfo Persico e Golfo di Oman da cui transitano importanti flussi di petrolio mondiale. Il presidente Donald Trump ha poi esteso la tregua a tempo indefinito, ma senza risolvere le questioni centrali .
In seguito gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale all’Iran, alimentando quella che è stata descritta come una sorta di «doppio blocco» del Golfo Persico . I colloqui di pace previsti a Islamabad non hanno prodotto un accordo stabile e le accuse reciproche di malafede hanno continuato a moltiplicarsi .
L’11 maggio Trump ha descritto la tregua come «in terapia intensiva», usando l’espressione inglese «on massive life support» .
Dopo l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 da parte dell’Iran, le forze americane hanno colpito siti radar e strutture iraniane per il controllo dei droni a Goruk e sull’isola di Qeshm . Il Pentagono ha definito le operazioni attacchi di autodifesa condotti con «moderazione» .
L’8 maggio Trump aveva minimizzato la risposta americana, definendola un «love tap», cioè un colpo simbolico, e aveva sostenuto che la tregua fosse ancora «in vigore» .
Tra il 2 e il 3 giugno gli Stati Uniti hanno effettuato un’altra serie di raid contro una stazione iraniana di controllo a terra sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Il Comando centrale statunitense ha affermato che l’operazione era una risposta ai tentati attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrein .
Separatamente, le forze americane hanno messo fuori uso una petroliera nei pressi di Qeshm, accusandola di aver violato il blocco navale statunitense . L’episodio ha contribuito a innescare una nuova ondata di rappresaglie iraniane.
L’Iran ha lanciato missili balistici e droni verso obiettivi in Kuwait e Bahrein. Il Bahrein ha riferito di aver intercettato i proiettili in arrivo, ma in Kuwait alcuni droni hanno colpito l’aeroporto internazionale della capitale .
Un terminal passeggeri è stato gravemente danneggiato: una persona è morta, decine sono rimaste ferite e l’aeroporto è stato chiuso per un breve periodo. Il raid ha mostrato con particolare chiarezza come il conflitto stia colpendo infrastrutture civili e viaggiatori, non soltanto installazioni militari.
L’aeroporto del Kuwait era già stato al centro di una campagna di attacchi aerei iniziata il 28 febbraio, con obiettivi che comprendevano il Terminal 1 e infrastrutture per il controllo del traffico aereo .
Il 6 giugno l’Iran ha nuovamente lanciato missili balistici e droni verso Kuwait e Bahrein. Il governo del Bahrein ha parlato di una «grave escalation» e ha confermato l’intercettazione degli attacchi .
Nello stesso momento Teheran ha accusato gli Stati Uniti di una «grave violazione» della tregua per aver colpito strutture costiere a Sirik e sull’isola di Qeshm . La dinamica è ormai ricorrente: un attacco viene presentato come risposta difensiva, l’altra parte lo considera una violazione dell’accordo e reagisce a sua volta.
I colloqui di pace che avrebbero dovuto consolidare la tregua non sono mai decollati e, secondo le ricostruzioni disponibili, sono falliti . I nodi principali sono quattro:
L’11 maggio Trump ha respinto la controproposta iraniana per un accordo complessivo, definendola «inaccettabile» e «stupida» . A inizio giugno, alcuni media hanno riferito che Teheran aveva interrotto i contatti con i mediatori; Trump ha negato che i negoziati fossero terminati, sostenendo che procedessero «a ritmo rapido» e che un’intesa potesse arrivare «nel corso della prossima settimana» .
Per il Kuwait, l’attacco al principale aeroporto internazionale è stato uno shock diretto alla vita civile e ai collegamenti commerciali. Le autorità hanno condannato il raid, chiuso temporaneamente lo scalo e affrontato nuove interruzioni dei voli . Il Paese è stato colpito più volte dall’inizio della guerra, anche perché ospita strutture legate alla presenza militare statunitense nella regione .
Il Bahrein è un obiettivo particolarmente sensibile perché ospita la Quinta Flotta della Marina statunitense. Dopo aver annunciato l’intercettazione dei missili e dei droni iraniani il 6 giugno, il governo ha chiesto a Teheran di fermare immediatamente gli attacchi contro i Paesi vicini del Golfo, definendoli una «grave escalation» .
Islamabad ha mediato la tregua di aprile e ospitato i successivi colloqui. Il fallimento del processo negoziale ha però lasciato il Pakistan senza una svolta da proporre e la regione priva, almeno per ora, di un percorso diplomatico chiaro .
Il presidente americano ha alternato toni rassicuranti, minimizzazione degli attacchi, frustrazione e ottimismo:
L’accordo di aprile avrebbe dovuto fare da ponte verso una pace permanente. A distanza di settimane, quel ponte appare invece sempre più fragile: gli attacchi continuano, il blocco navale resta un punto di attrito e la diplomazia non riesce a trasformare la pausa nei combattimenti in un’intesa politica.
Il raid contro l’aeroporto del Kuwait è il segnale più evidente dell’allargamento dei rischi alla popolazione civile e alle infrastrutture essenziali del Golfo. Finché Stati Uniti e Iran continueranno a interpretare unilateralmente il concetto di «autodifesa», anche un singolo nuovo attacco potrebbe far saltare l’equilibrio precario della tregua.