Questa apparente democratizzazione si scontra con un ferreo controllo centralizzato. Grazie a una struttura azionaria a doppia classe, Musk deterrà l'85% dei diritti di voto dopo l'IPO, pur possedendo circa il 42% del capitale . Le azioni offerte al pubblico (Classe A) non avranno diritto di voto, un dettaglio cruciale per chi pensasse di poter influenzare le sorti della società. Per mitigare il timore di vendite immediate da parte dell'azionista di controllo, Musk ha accettato un periodo di lock-up di 366 giorni sulle sue partecipazioni personali
.
Veniamo ai fondamentali, il tallone d'Achille per ogni "value investor" che si rispetti. I dati finanziari del 2025 mostrano un'azienda in forte crescita, sì, ma ancora profondamente in perdita. SpaceX ha generato ricavi per 18,67 miliardi di dollari, ma ha registrato una perdita netta di 4,94 miliardi, con un deficit accumulato che ha raggiunto i 41,3 miliardi .
La valutazione di 1.750 miliardi di dollari si basa quindi su un multiplo di circa 90 volte i ricavi, un parametro che non trova paragoni tra le aziende quotate tradizionali . Alcuni analisti di Wall Street, in privato, hanno suggerito che il titolo ne varrebbe circa la metà
. Ma lo scetticismo delle banche sarà probabilmente messo alla prova dall'entusiasmo dei retail e dal potenziale acquisto forzoso dei grandi fondi passivi (gli ETF), che potrebbero essere obbligati a comprare il titolo se SpaceX dovesse spingere per un'inclusione accelerata negli indici principali, come l'S&P 500
.
Il conto alla rovescia è già partito. Ecco le date da segnare sul calendario.
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