La tabella di marcia, seppur subordinata all'approvazione finale del governo centrale spagnolo, è ambiziosa. SAIC ha presentato la domanda ufficiale il 1° giugno 2026 e l'inizio dei lavori di costruzione è previsto per il 2027 . L'azienda punta ad avviare le operazioni entro la fine del 2028, allineandosi a una corsa più ampia da parte dei costruttori cinesi per stabilire una presenza locale entro una finestra temporale ristretta
.
La decisione di SAIC è, prima di tutto, una mossa di sopravvivenza commerciale. A ottobre 2024, la Commissione Europea ha imposto dazi compensativi definitivi sui veicoli elettrici a batteria importati dalla Cina, concludendo un'indagine che ha evidenziato come la filiera cinese goda di sussidi statali sleali che danneggiano i produttori europei .
Tra i costruttori presi in esame, il marchio MG di SAIC è stato il più penalizzato, con un dazio aggiuntivo individuale del 35,3% che si somma al già esistente dazio d'importazione del 10% . Questo ha portato il carico fiscale totale a circa il 45%, azzerando di fatto la competitività di prezzo dei veicoli MG da un giorno all'altro
. L'impatto finanziario è stato immediato e devastante: la quota di MG nel mercato europeo delle auto elettriche è crollata dal 4,1% a circa l'1% all'inizio del 2026
.
Producendo direttamente all'interno dell'Unione Europea, MG aggira completamente questi dazi doganali, potendo tornare a proporre prezzi competitivi in mercati chiave come Germania e Francia . Ancora più importante, la produzione locale mette il marchio al riparo da future normative sui "contenuti locali". L'UE si sta infatti muovendo verso l'obbligo di utilizzare almeno il 70% di componenti provenienti dal blocco europeo per i veicoli elettrici che ricevono sostegno statale, una soglia che una strategia basata solo sull'importazione non potrebbe mai raggiungere
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SAIC non è sola in questa trasformazione. Un'ondata strutturale di localizzazione produttiva da parte dei costruttori cinesi sta investendo l'Europa. Nel solo 2025, i primi tre marchi cinesi in Europa occidentale e centrale—SAIC Motor, BYD e Chery—hanno immatricolato collettivamente 617.600 autovetture nella regione, un balzo enorme rispetto alle sole 25.900 del 2020 .
Per sostenere e far crescere questa presenza oltre una quota di mercato a una cifra, gli analisti del settore sostengono che la produzione locale non sia più un'opzione ma un imperativo . Il panorama competitivo è ormai definito da una vera e propria corsa alla costruzione:
Lo stabilimento SAIC di Ferrol, il più grande investimento greenfield annunciato fino ad oggi da un costruttore cinese nell'UE, lancia un segnale inequivocabile. Anche il marchio colpito dal dazio più alto ha scelto di non ritirarsi, ma al contrario di mettere radici. L'impianto di Ferrol segna il momento in cui, per i produttori cinesi di veicoli elettrici, il "Made in EU" è diventato un imperativo strategico imprescindibile, non più una lontana ambizione.
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