BASF avrebbe aumentato a 24 euro per azione la propria offerta per Evonik, portando la valutazione del gruppo chimico tedesco a circa 11,18 miliardi di euro. La nuova cifra, riferita il 23 ottobre 2026 da Bloomberg e poi riportata da Reuters sulla base di fonti vicine all’operazione, supera la proposta precedente di circa 22,15 euro per azione, che valutava Evonik circa 10,3 miliardi ed era stata respinta perché troppo bassa, secondo fonti citate da Reuters.
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Il punto essenziale, però, è che 24 euro non è un prezzo concordato: si tratta di un’offerta riportata dai media, non di un’acquisizione conclusa. BASF ha confermato colloqui esplorativi con Evonik e con la Fondazione RAG, precisando che andamento ed esito restano aperti. Secondo dpa, al 23 ottobre non erano ancora iniziate trattative ufficiali.
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Un’offerta più alta, ma ancora da negoziare
La nuova proposta corrisponde a un aumento di circa 1,85 euro per azione rispetto ai 22,15 euro riferiti per la prima offerta. Reuters riporta che Evonik aveva respinto quella proposta, valutata 10,3 miliardi di euro, perché insufficiente. Il nuovo valore indicativo, circa 11,18 miliardi, resta legato a una proposta riferita da fonti e non a termini accettati dalle parti.
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Bloomberg ha dato per prima la notizia dell’aumento; Reuters ha poi citato due persone vicine all’operazione per la cifra di 24 euro per azione. Anche dpa ha riferito di una proposta più alta, sulla base di fonti informate.
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Il peso della Fondazione RAG
La Fondazione RAG detiene circa il 43% di Evonik ed è il suo principale azionista. La sua posizione conta quindi molto per le prospettive di un’eventuale acquisizione, anche se le informazioni disponibili non indicano che abbia approvato la nuova offerta.
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Secondo le ricostruzioni sulla prima proposta, nel consiglio della fondazione hanno un ruolo anche esponenti politici e sindacali. In questo quadro, occupazione e futuro degli stabilimenti sono parte importante del confronto pubblico sull’operazione.
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Le garanzie di BASF su occupazione e sedi
L’amministratore delegato di BASF, Markus Kamieth, ha accompagnato la proposta di acquisizione con impegni sul lavoro: ha dichiarato che, in caso di operazione, sarebbero esclusi i licenziamenti per ragioni operative fino al 2032 e che resterebbero in vigore i contratti collettivi e le relazioni di partenariato sociale.
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Le ricostruzioni riportano inoltre l’impegno a rispettare gli accordi esistenti sulle sedi e a mantenere a Essen almeno un incarico nel consiglio di amministrazione in caso di fusione. Si tratta di garanzie prospettate nel contesto di una possibile acquisizione, non della prova che un accordo sia stato raggiunto.
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Ashland, un’altra variabile per Evonik
Evonik starebbe valutando una possibile acquisizione di Ashland, società statunitense attiva nei prodotti chimici speciali. Reuters ha indicato per Ashland una capitalizzazione di mercato di circa 3,3 miliardi di dollari: non si tratta del prezzo di un’offerta dichiarata. Secondo le ricostruzioni, la valutazione di questa operazione era iniziata prima dell’approccio di BASF ed è diventata pubblica poco prima dell’annuncio della nuova proposta.
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Il possibile acquisto apre una questione strategica per un’eventuale trattativa: come si concilierebbe Ashland con il gruppo che BASF punta ad acquisire? Le informazioni disponibili non dicono che Evonik abbia deciso di procedere né che BASF abbia formalmente bloccato o contestato l’operazione.
La reazione del mercato: un segnale, non una risposta
Dopo la notizia dell’offerta più alta, le azioni Evonik sono salite fino al 5,2% nel corso della seduta. Venerdì hanno chiuso a 21,26 euro, in rialzo del 2,7%; BASF ha terminato la giornata in crescita dello 0,2%, secondo dpa.
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La distanza tra la chiusura di Evonik e i 24 euro indicati nell’offerta non dimostra da sola come gli investitori valutino le probabilità di successo. Ricorda però che una proposta riferita dai media e un’acquisizione concordata sono due cose diverse: prezzo, risposta degli azionisti e possibili trattative restano ancora da definire.