Gasly ha definito la situazione “straziante” e ha detto di sentirsi “derubato” del podio, sostenendo che la telemetria della vettura mostrasse una velocità entro il limite . Anche Flavio Briatore, consigliere esecutivo di Alpine, ha dichiarato che il team “non è assolutamente d’accordo” con le penalità .
Gasly non è stato l’unico pilota coinvolto. Un numero insolitamente elevato di concorrenti è stato penalizzato per infrazioni al limite, con scarti compresi appena tra 0,1 e 0,4 km/h .
Secondo la spiegazione iniziale della FIA, i piloti avrebbero “tagliato” parte dell’ingresso della corsia box passando più vicino alla linea bianca. In questo modo avrebbero percorso una distanza più breve, alterando il calcolo della velocità effettuato dal sistema con transponder e punti di cronometraggio .
La strategia di Alpine non consiste nel negare il valore visualizzato dal sistema FIA. Il team vuole mettere in discussione il metodo con cui quel valore viene ottenuto.
La FIA non utilizza un radar per controllare la velocità nella corsia box. Il sistema calcola invece la velocità media in base al tempo impiegato dalla vettura per percorrere una distanza prestabilita tra diversi punti di rilevamento .
Alpine dovrebbe presentare dati di telemetria con l’obiettivo di dimostrare che la velocità effettiva di Gasly non ha superato i 60 km/h. La tesi è quindi che il risultato FIA possa essere un artefatto della misurazione, non una fotografia fedele della velocità al suolo .
La contestazione si concentra sulla conformazione specifica dell’ingresso della pit lane di Monaco. In una sezione curva, la traiettoria scelta dal pilota può interagire con la posizione fissa dei rilevatori.
Secondo l’argomentazione attesa da Alpine, seguire una linea più interna lungo la linea bianca può accorciare il tratto effettivamente percorso e far scattare i sensori in un punto diverso. Il sistema, misurando il tempo su quella distanza ridotta, potrebbe così calcolare una velocità media superiore, anche se la vettura non stava realmente viaggiando oltre il limite .
In sintesi, il team sostiene che sia stata la combinazione tra traiettoria, curve e posizione dei punti di cronometraggio a produrre l’infrazione apparente.
Alpine può rafforzare il proprio caso anche attraverso la natura insolitamente uniforme degli episodi. Cinque piloti appartenenti a quattro squadre diverse sono stati fermati per scarti minimi, quasi identici .
George Russell, a sua volta penalizzato, ha messo pubblicamente in discussione il sistema e ha parlato di un possibile “problema software” . Alpine potrebbe inoltre confrontare i dati di telemetria di più vetture per sostenere che il sistema abbia restituito risultati incoerenti in presenza di traiettorie simili .
La squadra dovrà però superare una soglia procedurale molto alta: per ottenere un Right of Review deve dimostrare che i propri dati e l’analisi geometrica costituiscano un elemento “nuovo e significativo”, non disponibile ai commissari al momento della decisione originaria .
Il Right of Review non è un normale appello. È una procedura che permette a una squadra di chiedere ai commissari di riesaminare una decisione quando emergono nuove prove rilevanti.
Se i commissari riconosceranno questo requisito, potranno riaprire il caso e valutare l’eventuale annullamento delle due penalità di Gasly. Solo a quel punto il risultato del pilota francese potrebbe essere modificato .
Alpine ha presentato la richiesta poco dopo la conclusione del Gran Premio. La FIA ha quindi fissato un’udienza con queste modalità:
Per Gasly e Alpine, la posta immediata è il ripristino del terzo posto: sarebbe il primo podio stagionale del francese e porterebbe punti importanti sia nella classifica piloti sia in quella costruttori .
Il caso, però, potrebbe avere conseguenze più ampie. Se la FIA accogliesse l’impostazione di Alpine, Mercedes, Ferrari e McLaren potrebbero valutare richieste analoghe per Russell, Hamilton e Piastri. Ne potrebbe derivare una revisione a catena dell’ordine d’arrivo del Gran Premio di Monaco .
L’ostacolo principale resta la posizione già espressa dalla FIA: l’organismo ha dichiarato di non aver trovato irregolarità nel sistema di rilevamento e ritiene che le penalità siano state causate dai tagli all’ingresso della pit lane .
La “difesa della geometria” è dunque un’idea tecnica insolita e potenzialmente decisiva, ma Alpine dovrà convincere i commissari che non si tratta soltanto di una diversa interpretazione dei dati già disponibili.
Gasly ha definito la situazione “straziante” e ha detto di sentirsi “derubato” del podio, sostenendo che la telemetria della vettura mostrasse una velocità entro il limite . Anche Flavio Briatore, consigliere esecutivo di Alpine, ha dichiarato che il team “non è assolutamente d’accordo” con le penalità .
Gasly non è stato l’unico pilota coinvolto. Un numero insolitamente elevato di concorrenti è stato penalizzato per infrazioni al limite, con scarti compresi appena tra 0,1 e 0,4 km/h .
Secondo la spiegazione iniziale della FIA, i piloti avrebbero “tagliato” parte dell’ingresso della corsia box passando più vicino alla linea bianca. In questo modo avrebbero percorso una distanza più breve, alterando il calcolo della velocità effettuato dal sistema con transponder e punti di cronometraggio .
La strategia di Alpine non consiste nel negare il valore visualizzato dal sistema FIA. Il team vuole mettere in discussione il metodo con cui quel valore viene ottenuto.
La FIA non utilizza un radar per controllare la velocità nella corsia box. Il sistema calcola invece la velocità media in base al tempo impiegato dalla vettura per percorrere una distanza prestabilita tra diversi punti di rilevamento .
Alpine dovrebbe presentare dati di telemetria con l’obiettivo di dimostrare che la velocità effettiva di Gasly non ha superato i 60 km/h. La tesi è quindi che il risultato FIA possa essere un artefatto della misurazione, non una fotografia fedele della velocità al suolo .
La contestazione si concentra sulla conformazione specifica dell’ingresso della pit lane di Monaco. In una sezione curva, la traiettoria scelta dal pilota può interagire con la posizione fissa dei rilevatori.
Secondo l’argomentazione attesa da Alpine, seguire una linea più interna lungo la linea bianca può accorciare il tratto effettivamente percorso e far scattare i sensori in un punto diverso. Il sistema, misurando il tempo su quella distanza ridotta, potrebbe così calcolare una velocità media superiore, anche se la vettura non stava realmente viaggiando oltre il limite .
In sintesi, il team sostiene che sia stata la combinazione tra traiettoria, curve e posizione dei punti di cronometraggio a produrre l’infrazione apparente.
Alpine può rafforzare il proprio caso anche attraverso la natura insolitamente uniforme degli episodi. Cinque piloti appartenenti a quattro squadre diverse sono stati fermati per scarti minimi, quasi identici .
George Russell, a sua volta penalizzato, ha messo pubblicamente in discussione il sistema e ha parlato di un possibile “problema software” . Alpine potrebbe inoltre confrontare i dati di telemetria di più vetture per sostenere che il sistema abbia restituito risultati incoerenti in presenza di traiettorie simili .
La squadra dovrà però superare una soglia procedurale molto alta: per ottenere un Right of Review deve dimostrare che i propri dati e l’analisi geometrica costituiscano un elemento “nuovo e significativo”, non disponibile ai commissari al momento della decisione originaria .
Il Right of Review non è un normale appello. È una procedura che permette a una squadra di chiedere ai commissari di riesaminare una decisione quando emergono nuove prove rilevanti.
Se i commissari riconosceranno questo requisito, potranno riaprire il caso e valutare l’eventuale annullamento delle due penalità di Gasly. Solo a quel punto il risultato del pilota francese potrebbe essere modificato .
Alpine ha presentato la richiesta poco dopo la conclusione del Gran Premio. La FIA ha quindi fissato un’udienza con queste modalità:
Per Gasly e Alpine, la posta immediata è il ripristino del terzo posto: sarebbe il primo podio stagionale del francese e porterebbe punti importanti sia nella classifica piloti sia in quella costruttori .
Il caso, però, potrebbe avere conseguenze più ampie. Se la FIA accogliesse l’impostazione di Alpine, Mercedes, Ferrari e McLaren potrebbero valutare richieste analoghe per Russell, Hamilton e Piastri. Ne potrebbe derivare una revisione a catena dell’ordine d’arrivo del Gran Premio di Monaco .
L’ostacolo principale resta la posizione già espressa dalla FIA: l’organismo ha dichiarato di non aver trovato irregolarità nel sistema di rilevamento e ritiene che le penalità siano state causate dai tagli all’ingresso della pit lane .
La “difesa della geometria” è dunque un’idea tecnica insolita e potenzialmente decisiva, ma Alpine dovrà convincere i commissari che non si tratta soltanto di una diversa interpretazione dei dati già disponibili.