Secondo il rapporto, le autorità cinesi avrebbero chiesto alle aziende di mantenere la maggior parte dei chip H200 fuori dalla Cina continentale. L’obiettivo sarebbe duplice: sfruttare nell’immediato la capacità di calcolo necessaria per competere nell’IA e, allo stesso tempo, spingere le imprese a utilizzare e sviluppare semiconduttori prodotti in Cina.
La cautela riflette la strategia industriale di Pechino, che mira a ridurre la dipendenza dalle tecnologie estere. Un ricorso troppo ampio ai processori Nvidia potrebbe infatti rafforzare proprio quella dipendenza che la politica cinese sui semiconduttori cerca di contenere.
Hong Kong si trova al di fuori della frontiera doganale della Cina continentale. Per questo, secondo le informazioni riportate, può fungere da area in cui conservare o utilizzare i chip senza integrarli su larga scala nel mercato continentale.
Il vantaggio, tuttavia, sarebbe soprattutto regolamentare e logistico. La città non disporrebbe della capacità dei data center e dell’energia necessarie per gestire senza difficoltà una dotazione molto ampia di H200. Di conseguenza, anche un’autorizzazione formale all’utilizzo a Hong Kong resterebbe soggetta a limiti infrastrutturali.
Le consegne finora riportate — circa 10.000 chip per ByteDance e Tencent — rappresentano solo una frazione dei quantitativi che gli Stati Uniti avevano autorizzato. Il quadro mostra la sovrapposizione di due politiche selettive: Washington consente l’esportazione solo entro limiti prestabiliti, mentre Pechino dosa ulteriormente l’accesso per sostenere la propria industria dei semiconduttori.
Per la Cina, gli H200 possono offrire alle aziende di IA un’iniezione di capacità di calcolo nel breve periodo. Ma la modalità delle autorizzazioni suggerisce che non si tratti di un abbandono della strategia di autosufficienza tecnologica: è piuttosto un’apertura temporanea e circoscritta, pensata per non perdere terreno nella competizione internazionale.
A luglio, un alto funzionario commerciale statunitense aveva dichiarato che in Cina e a Hong Kong erano arrivati «pochissimi» chip H200, definendo la quantità molto ridotta. Nvidia non aveva fornito una risposta immediata al momento della pubblicazione del rapporto.
Le cifre relative a ByteDance e Tencent, l’eventuale coinvolgimento di altre società e le condizioni imposte da Pechino devono quindi essere considerate informazioni attribuite a fonti citate dal Financial Times, non dati ufficiali confermati. Reuters ha esplicitamente presentato la notizia come una ripresa del rapporto del quotidiano britannico e ha segnalato di non averla verificata in modo indipendente.