All’interno hanno infranto la teca che proteggeva il torque della Dame de Vix, hanno afferrato il gioiello e sono usciti dall’ingresso principale. La fuga è avvenuta a piedi, mentre il percorso successivo e l’eventuale presenza di un veicolo non sono stati resi noti dagli investigatori. Le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso chiaramente i loro volti, proprio perché non avevano cercato di mascherarsi . Nessuno è rimasto ferito .
Il pezzo rubato è un torque, cioè un collare rigido e aperto, realizzato in oro massiccio. Pesa 480 grammi ed è datato al V secolo avanti Cristo, circa 500 anni prima dell’era cristiana .
Non si tratta però di un semplice gioiello. Il torque è uno dei massimi esempi conservati di oreficeria celtica ed è considerato di valore inestimabile . Al prezzo attuale dell’oro, il solo metallo varrebbe meno di 60.000 euro; sul mercato clandestino dei beni culturali il valore potrebbe arrivare a diversi milioni, ma la sua importanza archeologica e storica non può essere ridotta a una quotazione economica .
Il torque è una delle opere centrali del Tesoro di Vix, un insieme eccezionale di oggetti preziosi celtici e greco-etruschi scoperto nel 1953 dagli archeologi René Joffroy e Maurice Moisson. I reperti furono trovati nella sepoltura di una principessa celtica presso il Mont Lassois, vicino a Vix, in Borgogna .
La donna è oggi conosciuta come la Dame de Vix. Il ritrovamento contribuì a cambiare la comprensione dell’aristocrazia celtica dell’età del Ferro e delle sue reti commerciali con il mondo mediterraneo. Insieme al celebre cratere di Vix, un enorme recipiente bronzeo di origine greca, il torque era tra i pezzi più importanti del museo .
Il furto è arrivato dopo due precedenti intrusioni fallite:
Gli inquirenti hanno valutato un possibile collegamento tra i diversi episodi . Il fatto che il furto sia poi avvenuto in orario di apertura, con i responsabili entrati dalla porta principale, ha suscitato particolare allarme.
Non è la prima volta che il museo subisce la sottrazione di un reperto importante. Nel dicembre 1973 furono rubati una statuetta romana in bronzo raffigurante Bacco bambino, risalente al I secolo dopo Cristo, e circa 5.000 monete romane .
La statuetta è ricomparsa quasi cinquant’anni dopo. Nel febbraio 2022 è stata restituita al museo da Amsterdam grazie al detective olandese specializzato in opere d’arte rubate Arthur Brand . In seguito è stata nuovamente esposta al pubblico.
Il furto di Vix si inserisce in una sequenza di colpi che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei musei in Francia e in Italia. Tra gli episodi ricordati dai media figurano la rapina diurna al Louvre di Parigi del 19 ottobre 2025 e altri furti recenti ai danni di istituzioni museali, compreso quello di dipinti attribuiti a Cézanne, Matisse e Renoir riferito nel marzo 2026 nei pressi di Parma .
Le cronache hanno parlato di una vera e propria crisi della sicurezza museale, con bande organizzate interessate anche a strutture regionali di dimensioni medio-piccole . Nel caso di Vix, tuttavia, il ruolo di eventuali mandanti o di una rete più ampia resta oggetto d’indagine.
La gendarmeria ha aperto un’inchiesta subito dopo il furto . Il fascicolo è stato poi trasferito alla JIRS di Nancy, la giurisdizione interregionale specializzata francese per i casi di criminalità organizzata. L’indagine procede quindi per l’ipotesi di furto in banda organizzata (vol en bande organisée) .
Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere e raccogliendo le testimonianze dei presenti. Al 28 luglio 2026:
Il Musée du Pays Châtillonnais – Trésor de Vix è stato chiuso immediatamente dopo il furto e, secondo gli ultimi aggiornamenti, resta chiuso a tempo indeterminato . Il sindaco di Châtillon-sur-Seine, Jérémie Brigand, ha definito l’accaduto un «cataclisma» per la città e ha espresso sconcerto per l’audacia dei ladri, riusciti a colpire in pieno giorno nonostante i due precedenti tentativi .
Per ora, la domanda decisiva resta senza risposta: dove si trova il torque della Dame de Vix e riuscirà la Francia a riportarlo nel museo che lo custodiva?