La domanda riguarda fino a 5.105 satelliti. Non si tratta però di un ampliamento della rete broadband già autorizzata: Amazon descrive il progetto come una costellazione distinta, pensata per la telefonia satellitare e destinata a operare insieme alla rete per l’accesso a Internet fisso .
Per il servizio D2D Amazon intende usare lo spettro per i mobile-satellite services (MSS) di Globalstar. Negli Stati Uniti, il sistema riceverebbe i segnali inviati dai dispositivi mobili nella banda 1.610–1.618,725 MHz e trasmetterebbe verso i dispositivi nella banda 2.483,5–2.500 MHz .
Sono frequenze più adatte ai collegamenti con dispositivi portatili rispetto alle bande Ka utilizzate da Amazon Leo per il broadband satellitare, che normalmente richiede terminali dedicati e non un comune smartphone . La documentazione richiama inoltre ulteriori bande L per eventuali servizi fuori dagli Stati Uniti, il cui utilizzo dipenderebbe dalle autorizzazioni nazionali .
Qui il quadro è meno definito. Le sintesi pubblicate della domanda non indicano una singola quota operativa specifica per i satelliti D2D. Il progetto è descritto genericamente come una costellazione in orbita terrestre bassa.
In una comunicazione precedente alla FCC, relativa alla costellazione broadband Gen1, Amazon ha fatto riferimento a un’inserzione orbitale a circa 450 chilometri . Questo dato, tuttavia, non è stato confermato come quota operativa della nuova costellazione direct-to-device. Al momento non risulta quindi pubblicata una quota distinta e verificata per i 5.105 satelliti D2D.
Secondo Amazon, il sistema dovrebbe fornire:
L’idea è estendere la copertura degli operatori di rete mobile anche nelle aree in cui le torri cellulari non arrivano, mantenendo il collegamento con dispositivi mobili compatibili . Amazon non ha ancora indicato i nomi degli operatori con cui intende collaborare: il modello annunciato prevede partnership con mobile network operator (MNO) in diversi Paesi .
La costellazione broadband di prima generazione di Amazon Leo comprende 3.236 satelliti, autorizzati dalla FCC nel 2020, e usa bande Ka e V per fornire accesso Internet fisso tramite terminali dedicati .
Il suo dispiegamento è però in ritardo rispetto al calendario iniziale. All’inizio di maggio 2026 le stime riportavano tra circa 210 e 241 satelliti in orbita, mentre Amazon aveva chiesto più tempo per rispettare il traguardo regolatorio di luglio. La FCC ha concesso una deroga con condizioni sulla priorità d’uso dello spettro per i satelliti lanciati oltre la scadenza .
Il progetto D2D da 5.105 satelliti è dunque aggiuntivo, non sostitutivo: una rete sarà dedicata alla connettività broadband fissa, l’altra ai collegamenti diretti con telefoni e dispositivi mobili .
Nell’aprile 2026 Amazon ha raggiunto un accordo per acquisire Globalstar. Il valore riportato varia a seconda della fonte, da circa 10,8 miliardi di dollari a 11,57 miliardi di dollari .
L’operazione porterebbe ad Amazon:
Nella domanda del 24 luglio Amazon propone esplicitamente di combinare la propria infrastruttura con lo spettro e gli asset satellitari di Globalstar per realizzare il servizio D2D . In precedenti comunicazioni alla FCC, l’azienda ha definito lo spettro di Globalstar “necessario per competere nel mercato D2D” .
La FCC ha avviato il procedimento di revisione dell’acquisizione il 5 giugno 2026, chiedendo commenti pubblici entro il 6 luglio . Il completamento dell’operazione e l’approvazione della nuova costellazione restano quindi passaggi regolatori importanti.
Amazon Leo prevede di iniziare a schierare i satelliti D2D nel 2028, subordinatamente all’approvazione della FCC . La costruzione e il dispiegamento dovrebbero essere gestiti dal team di Amazon Leo, facendo leva sugli asset acquisiti da Globalstar .
Il calendario non equivale ancora a una data di attivazione commerciale: la domanda deve essere esaminata e il servizio dipenderà anche dagli accordi con gli operatori mobili dei singoli mercati.
Amazon entrerebbe in un settore nel quale diversi operatori si stanno già muovendo:
La domanda alla FCC segna quindi un passaggio formale: Amazon non si limita più a costruire una rete Internet dallo spazio, ma punta a diventare anche un operatore dell’accesso mobile satellitare diretto. Il punto chiave sarà capire se riuscirà a trasformare l’acquisizione di Globalstar e una costellazione da oltre cinquemila satelliti in un servizio realmente utilizzabile dai normali smartphone.