La reazione dei trader riflette soprattutto la speranza che la de-escalation possa riaprire le rotte energetiche attraverso il Medio Oriente. Sotto la superficie, però, l'Europa deve ancora ricostituire le riserve in vista dell'inverno, fare i conti con la perdita pluriennale di capacità del Qatar e verificare che lo Stretto di Hormuz torni davvero operativo.
Dopo 13 notti consecutive di bombardamenti, gli Stati Uniti hanno interrotto i nuovi attacchi contro l'Iran. Teheran ha a sua volta segnalato la sospensione delle operazioni di ritorsione in Medio Oriente .
Per i mercati, il segnale più importante è stato la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio energetico mondiale, rimasto fortemente destabilizzato dal conflitto . Se navi e metaniere possono tornare a transitare con maggiore regolarità, diminuiscono i timori immediati per le consegne di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL).
Il riferimento europeo TTF — il contratto utilizzato come principale indicatore dei prezzi all'ingrosso del gas — ha aperto intorno a 49 euro per megawattora, contro circa 59 euro alla chiusura di venerdì. A seconda dell'orario di rilevazione, le perdite sono state stimate tra il 7% e quasi il 9% . Anche il Brent è sceso a circa 90 dollari al barile negli scambi asiatici .
Il movimento è arrivato dopo il picco di oltre 60 euro per megawattora raggiunto la settimana precedente, il 20 luglio, quando l'intensificarsi dei bombardamenti statunitensi aveva alimentato i timori di carenze durante l'inverno .
La situazione degli stoccaggi sotterranei europei rimane il nodo principale. A metà luglio, le riserve dell'Ue risultavano piene per circa il 53%, un livello nettamente inferiore alla norma stagionale degli ultimi cinque anni . Al 24 luglio, altre rilevazioni indicavano circa il 49% della capacità, rispetto a quasi il 60% nello stesso periodo dell'anno precedente .
Il problema si è formato già in primavera. Alla fine di aprile 2026, gli stoccaggi erano pieni soltanto per il 31%, il livello più basso per quel periodo dal 2022. Un inverno rigido aveva ridotto le scorte, mentre i prezzi elevati avevano scoraggiato gli operatori dal comprare gas per riempirle .
Le regole europee prevedono normalmente un livello del 90% entro il 1° novembre . Partendo da circa il 49%, l'Europa dovrebbe quindi aggiungere quasi 39 punti percentuali in poco più di cento giorni, mentre il ritmo delle iniezioni di giugno era già inferiore a quello necessario .
La Commissione europea ha comunque cercato di ridimensionare i timori più immediati. Il suo Gas Coordination Group ha dichiarato il 1° luglio che non vi è, al momento, una preoccupazione immediata per la sicurezza delle forniture del prossimo inverno e che un livello dell'80% potrebbe essere sufficiente . La stessa valutazione riconosce però che le riserve restano sotto le medie precedenti alla crisi .
La tregua attuale non equivale a un accordo di pace formale. Stati Uniti e Iran avevano annunciato un cessate il fuoco di due settimane l'8 aprile, poi prorogato per 60 giorni con un memorandum d'intesa del 14 giugno. L'intesa è però entrata in crisi all'inizio di luglio, quando Washington ha accusato Teheran di averne violato i termini e ha ripreso gli attacchi .
Le ostilità sono quindi nuovamente aumentate a luglio, contribuendo al picco di oltre 60 euro per megawattora del 20 luglio . Politico aveva descritto pochi giorni prima la tregua precedente come ormai “fatta a pezzi” . Per questo, il mercato sta semplicemente scontando un rischio geopolitico più basso nel breve periodo: se i combattimenti riprendessero, il premio per il rischio potrebbe tornare rapidamente sui prezzi.
Gli attacchi con missili e droni contro il complesso di Ras Laffan, in Qatar, hanno fermato la produzione in uno dei principali poli mondiali del GNL . Secondo le stime disponibili, i danni hanno messo fuori servizio circa il 17% della capacità di esportazione di GNL del Qatar, pari a circa 12,8 milioni di tonnellate l'anno .
Le riparazioni potrebbero richiedere dai tre ai cinque anni . QatarEnergy ha inoltre invocato la clausola di force majeure — cioè l'impossibilità di rispettare alcuni contratti per cause eccezionali fuori dal controllo dell'azienda — e l'avviso è stato prorogato almeno fino a settembre 2026 .
La pausa negli attacchi può facilitare il trasporto delle forniture rimaste, ma non ripristina la capacità produttiva persa. Per l'Europa, che ha utilizzato il GNL per compensare la riduzione del gas russo via tubo, si tratta di una perdita strutturale.
Lo Stretto di Hormuz è una rotta essenziale per il trasporto di energia. Il cessate il fuoco dell'8 aprile ha consentito ad alcune navi di attraversarlo, ma il traffico è rimasto “molto al di sotto dei livelli prebellici” .
Anche durante la pausa attuale, compagnie di navigazione e assicuratori restano prudenti. Continuano a pesare gli attacchi episodici e i tentativi iraniani di controllare il traffico nello Stretto . S&P Global aveva definito il sollievo seguito all'intesa di giugno “positivo ma limitato”, proprio a causa degli ostacoli logistici ancora presenti .
In altre parole, la notizia di una possibile riapertura non significa che le catene di approvvigionamento siano già tornate alla normalità: servono sicurezza, assicurazioni accessibili e transiti regolari.
La guerra tra Stati Uniti e Iran ha coinvolto anche attori regionali alleati o vicini alle parti in conflitto. Tra questi figurano le forze Houthi nello Yemen, che hanno preso di mira infrastrutture energetiche saudite. Le fonti disponibili nel materiale esaminato non forniscono dati dettagliati sugli eventuali attacchi contro impianti di Saudi Aramco nel luglio 2026; il rischio, quindi, non va presentato come un bilancio verificato di nuovi danni.
Il quadro più ampio resta comunque quello di una minaccia su più fronti: dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, fino alle infrastrutture energetiche del Golfo. Le prime operazioni contro Ras Laffan, nel marzo 2026, sono state attribuite da Al Jazeera ad attori allineati con l'Iran . Ogni nuova escalation può aumentare contemporaneamente i rischi per le navi, i costi assicurativi e la disponibilità di GNL.
Il quinto rischio è anche il più paradossale: prezzi all'ingrosso troppo alti rendono più costoso acquistare gas da iniettare negli stoccaggi . Gli operatori possono quindi rimandare gli acquisti, proprio mentre l'Europa avrebbe bisogno di accelerarli.
Si crea così un possibile circolo vizioso: riserve basse, prezzi invernali più elevati, riduzione della domanda industriale e maggiore vulnerabilità in caso di un'ondata di freddo. La domanda potrebbe essere costretta a ridursi non per efficienza o pianificazione, ma per l'impossibilità di sostenere i costi.
Il calo del 27 luglio mostra quanto rapidamente i mercati energetici possano reagire a un segnale diplomatico. Ma è soprattutto una riduzione del rischio percepito, non la soluzione dei problemi fisici di approvvigionamento.
Gli stoccaggi europei sono ancora bassi per il periodo dell'anno; una quota significativa della capacità qatariota resterà indisponibile per anni; Hormuz funziona solo parzialmente e la precedente tregua tra Washington e Teheran è già crollata. La Commissione europea non vede un pericolo immediato per le forniture del prossimo inverno, ma il margine di sicurezza dipenderà dal ritmo con cui l'Ue riuscirà a ricostituire le riserve.
Per ora, dunque, il gas più economico è una buona notizia per il mercato. È anche una tregua fragile: una nuova escalation potrebbe riportare rapidamente i prezzi europei verso i massimi recenti.