Nelle immagini non si vede alcuna contromunizione partire dal sistema. L’episodio è stato descritto come il primo impiego in combattimento pubblicamente documentato dell’Arena-M e si è verificato durante un più ampio assalto meccanizzato russo vicino a Ocheretino, respinto con pesanti perdite .
Va detto che il filmato, da solo, non consente di stabilire con certezza se il sistema non abbia rilevato il drone, se fosse disattivato o se avesse già esaurito le proprie munizioni. Tuttavia, l’episodio coincide con limiti tecnici segnalati da mesi.
L’Arena-M è un sistema di protezione attiva “hard kill”: il radar individua una minaccia in avvicinamento e ordina il lancio di una contromunizione per distruggerla prima dell’impatto. La sua architettura Doppler è stata concepita soprattutto per minacce rapide, come i missili anticarro guidati, che possono viaggiare a circa 700-1.000 metri al secondo .
La soglia minima di ingaggio indicata per il sistema è di circa 70 metri al secondo. Un drone FPV tipico si muove invece intorno ai 20 metri al secondo, una velocità molto inferiore . Se il radar non registra il bersaglio o non lo classifica come una minaccia, il sistema non arriva nemmeno alla fase di lancio.
La velocità non è l’unico problema. Già nel novembre 2025, diverse analisi avevano evidenziato le difficoltà dell’Arena-M nel rilevare e classificare mini e microdroni, soprattutto quando costruiti con materiali poco riflettenti alle onde radar, come alcune plastiche .
Il radar avrebbe inoltre difficoltà a distinguere, a distanze ravvicinate, un piccolo bersaglio aereo dal cosiddetto “clutter” del terreno, cioè l’insieme dei ritorni radar generati dal suolo e dall’ambiente circostante . Il colonnello e analista militare russo Viktor Murakhovsky aveva riconosciuto pubblicamente che gli ingegneri non avevano ancora raggiunto una classificazione affidabile di queste minacce .
Il drone ha colpito la parte posteriore del carro . L’Arena-M dispone di 12 tubi di lancio distribuiti intorno alla torretta e viene descritto dall’industria russa come un sistema capace di offrire una copertura “quasi a 360 gradi” .
Nella pratica, però, la disposizione di radar e lanciatori non garantisce la stessa capacità di reazione in ogni direzione. I settori frontale e laterale risultano generalmente più favorevoli all’intercettazione, mentre l’attacco dalla coda può ricadere fuori dall’inviluppo ottimale del sistema . In questo caso, la direzione d’avvicinamento potrebbe quindi aver aggravato il problema di rilevamento già posto dalla bassa velocità del drone.
L’Arena-M è stato sviluppato per contrastare missili anticarro guidati e razzi RPG, non per affrontare piccoli droni FPV economici e manovrabili . Il suo funzionamento presuppone una minaccia relativamente veloce, di alto valore e con una traiettoria più prevedibile.
Ogni intercettore è monouso e il sistema trasporta circa 12 contromunizioni . Anche ammesso che riesca a neutralizzare alcuni droni, questa dotazione può esaurirsi rapidamente contro un attacco ripetuto o coordinato. Inoltre, i dati diffusi dall’industria russa indicano una finestra d’intercettazione di circa 50 metri contro oggetti capaci di raggiungere i 1.000 metri al secondo : una geometria poco adatta a un drone lento che può avvicinarsi a bassa quota e cambiare direzione.
L’industria russa aveva presentato l’Arena-M come “il primo sistema al mondo” capace di proteggere i mezzi corazzati dai droni FPV . Il Ministero della Difesa russo aveva inoltre confermato, nel gennaio 2026, l’introduzione tramite aggiornamento software di una modalità dedicata ai droni .
Il colpo documentato vicino a Mayak non dimostra necessariamente che l’Arena-M sia inefficace in ogni circostanza. Dimostra però che l’aggiornamento non ha impedito a un FPV di raggiungere un T-72B3A senza una risposta visibile del sistema, proprio nel tipo di scenario per cui era stato pubblicizzato.
Le difficoltà non sono emerse soltanto dopo l’attacco. Nel novembre 2025, i rapporti disponibili segnalavano già l’impossibilità di adattare in modo affidabile l’Arena-M alla minaccia dei droni FPV a causa dei limiti del radar . Le dichiarazioni di Murakhovsky sui problemi irrisolti di rilevamento e classificazione erano quindi un avvertimento precedente all’impiego operativo .
L’episodio di luglio sembra aver trasformato una criticità teorica in una vulnerabilità osservata sul campo.
Un singolo drone FPV può costare poche centinaia di dollari, mentre un T-72B3A dotato di un sistema Arena-M rappresenta un investimento di milioni . La sproporzione diventa ancora più evidente se si considera che la difesa trasporta un numero limitato di intercettori e può essere sottoposta ad attacchi multipli o a sciami di droni .
In altre parole, anche una protezione capace di fermare alcuni bersagli potrebbe rivelarsi economicamente insostenibile se non riesce a resistere a un numero elevato di minacce a basso costo.
Le debolezze emerse riguardano tre elementi difficili da correggere rapidamente: la soglia di velocità del radar Doppler, la difficoltà nel riconoscere bersagli piccoli e poco osservabili e la limitata disponibilità di contromunizioni .
Un aggiornamento software può migliorare la gestione dei dati o introdurre nuove modalità operative, ma non elimina automaticamente i limiti fisici del sensore né trasforma un sistema progettato per missili veloci in una difesa completa contro droni lenti, numerosi e capaci di attaccare da direzioni diverse.
Per questo, il caso del T-72B3A vicino a Mayak va oltre la perdita di un singolo carro: mette in discussione la distanza tra le dichiarazioni russe sulle capacità dell’Arena-M e ciò che il sistema riesce effettivamente a fare in un ambiente dominato dai droni FPV .