Il 18 luglio, Armstrong ha cambiato di nuovo la sua foto profilo, questa volta con un CryptoPunk appena acquistato . Le conseguenze sono state immediate e devastanti:
Il token ha perso quasi tutto il suo valore una volta rimosso il presunto "appoggio" percepito. Al minimo, il market cap ha toccato 1,2 milioni di dollari , mentre il prezzo è sceso a circa $0,001414, un calo di oltre il 93% rispetto al massimo delle 24 ore
.
Questo episodio si è inserito in un contesto in cui Base aveva appena ammesso pubblicamente gravi fallimenti strategici. Il 13-14 luglio, Armstrong e il co-fondatore di Base Jesse Pollak avevano riconosciuto che la strategia delle "content coin" e del "social on-chain" durata un anno era fallita .
La mania del memecoin BRIAN, quindi, non faceva parte di una strategia deliberata: è stato un pump spontaneo guidato dall'attenzione, che ha sfruttato l'uso inconsapevole di un logo da parte di Armstrong.
BRIAN aveva un valore fondamentale pari a zero. Al lancio, aveva circa $131.000 di liquidità, nessun protocollo, nessuna utilità, nessun prodotto e nessuna roadmap: il suo valore era guidato esclusivamente dalla narrazione, dal passaparola della community e dal volume di scambi a breve termine . L'offerta di token era fortemente concentrata in pochi wallet iniziali, rendendola estremamente suscettibile a grandi vendite
. Un'analisi lo ha descritto come "un asset speculativo ad alto rischio, più che un investimento"
.
Il token è stato emesso con lo standard B20 di Base, introdotto con l'aggiornamento Beryl, e il suo nome deriva direttamente dal CEO di Coinbase Brian Armstrong .
L'episodio BRIAN porta con sé diverse implicazioni più ampie:
In sintesi: un cambio di avatar di Brian Armstrong ha generato una bolla memecoin da oltre 30 milioni di dollari, scoppiata in 48 ore. Un caso studio vivido di quanto il trading guidato dall'attenzione su Base possa essere pericoloso ed effimero, e un ironico contrasto con l'ammissione di Base del fallimento dei suoi esperimenti con le content coin.