Apple, separatamente, ha perseguito propri ex dipendenti in casi riguardanti informazioni confidenziali. Il caso più recente riguarda Di Liu, ex ingegnere di Vision Pro: la controversia si è chiusa nel marzo 2026 con delle scuse pubbliche, la restituzione del materiale riservato e un risarcimento di importo non divulgato . Nell’agosto 2025 Apple aveva inoltre citato in giudizio Chen Shi, ex ingegnere di Apple Watch, accusandolo di aver sottratto segreti destinati al suo nuovo datore di lavoro, Oppo
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Nessuno di questi procedimenti, però, vede OpenAI come parte convenuta. Il collegamento tra Apple e la causa iyO è quindi soprattutto professionale: diversi membri chiave del progetto hardware di OpenAI sono ex designer o dirigenti Apple, tra cui Tang Tan, Evans Hankey e Marwan Rammah .
Apple e OpenAI avevano annunciato la loro partnership alla conferenza WWDC del giugno 2024. L’accordo prevedeva l’integrazione di ChatGPT in Siri, Image Playground e altre funzioni di iOS, iPadOS e macOS . Siri avrebbe potuto rivolgersi a ChatGPT per gestire richieste più complesse, previo consenso dell’utente.
Secondo un’inchiesta Bloomberg pubblicata nel maggio 2026, OpenAI ritiene però di non aver ottenuto i vantaggi commerciali e strategici che si aspettava dalla collaborazione . L’azienda avrebbe incaricato i propri legali, insieme a uno studio esterno, di valutare le possibili opzioni, tra cui l’invio ad Apple di una comunicazione formale per contestare una possibile violazione contrattuale
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Un dirigente di OpenAI, citato anonimamente da Bloomberg, ha sostenuto che dal punto di vista del prodotto la società avrebbe fatto tutto il necessario, mentre Apple non avrebbe compiuto un tentativo autentico di portare avanti l’integrazione . Si tratta, tuttavia, di un’accusa riportata da una fonte anonima e non di una decisione giudiziaria.
Il punto di svolta è arrivato all’inizio del 2026, quando Apple ha confermato l’uso dei modelli Gemini di Google per alimentare la nuova Siri e le funzioni di Apple Intelligence. In una dichiarazione congiunta, Apple e Google hanno definito la loro tecnologia “la base più capace” . La scelta ha relegato OpenAI a un ruolo più limitato e opzionale, invece di renderla il motore principale della nuova architettura AI di Apple
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A complicare il quadro ci sono anche i ritardi di Apple nello sviluppo della propria Siri basata sull’intelligenza artificiale. La versione promessa inizialmente per il 2024 è stata rinviata; quella presentata alla WWDC del giugno 2026 è apparsa meno ambiziosa rispetto ai sistemi offerti da alcuni concorrenti .
Mentre la collaborazione software si indeboliva, OpenAI puntava sull’hardware. Nel maggio 2025 ha acquisito io Products, startup cofondata da Jony Ive, il designer associato a molti dei prodotti più celebri di Apple. Il dispositivo AI destinato ai consumatori non dovrebbe arrivare prima del 2027 .
Il progetto è stato però immediatamente coinvolto in una causa per violazione del marchio intentata da iyO Inc., la società che produce il computer audio indossabile IYO ONE. Secondo iyO, “io” e “iyO” sono abbastanza simili — anche foneticamente — da poter confondere i consumatori .
La controversia ha prodotto diversi passaggi sfavorevoli a OpenAI:
La giudice Trina L. Thompson ha inoltre messo in dubbio la sincerità della rinuncia al nome da parte di OpenAI, definendo alcune mosse precedenti una “red flag”, cioè un segnale d’allarme .
Il problema non riguarda soltanto il nome. L’ingresso nel mercato dei dispositivi fisici è una scommessa strategica per OpenAI: controllare il dispositivo significa avere un ruolo più diretto nel modo in cui le persone accedono ai servizi di intelligenza artificiale.
La controversia può quindi creare almeno tre ostacoli:
Nel marzo 2026 iyO ha ampliato la causa per includere le accuse di appropriazione di segreti industriali. A maggio ha inoltre ottenuto il sostegno finanziario di Omni Bridgeway, società globale quotata specializzata nel finanziamento di contenziosi, per affrontare una causa contro avversari molto più dotati di risorse .
Non è chiaro quale ruolo giuridico diretto, se esiste, abbia Apple nel contenzioso tra iyO e OpenAI. L’azienda non ha reso pubblica una causa contro OpenAI per il furto di segreti industriali. Il caso attuale è invece una sorta di battaglia per procura: iyO porta avanti accuse di violazione del marchio e appropriazione indebita di informazioni riservate contro OpenAI, Sam Altman, Jony Ive, io Products e alcune persone legate al progetto hardware.
In sintesi, i tre dossier sono collegati dalla stessa ambizione: costruire il prossimo punto di accesso all’intelligenza artificiale. Apple vuole ridefinire Siri, OpenAI vuole entrare nell’hardware e iyO sostiene che, nel farlo, siano stati oltrepassati i limiti del marchio e della riservatezza commerciale. Ma, sul piano strettamente legale, resta fondamentale non confondere le accuse di iyO con una inesistente causa diretta di Apple contro OpenAI.