Il rapporto dell’intelligence europea evidenzia tre indicatori centrali :
Secondo il documento, l’aumento dei prestiti a imprese della difesa, progetti regionali sostenuti dallo Stato e famiglie ha accresciuto la quota di crediti che potrebbe non essere mai rimborsata .
Le informazioni raccolte da altre fonti indicano una crescita dei crediti problematici in diversi segmenti del sistema bancario russo. Alcune analisi sostengono che all’inizio del 2026 la quota di attività deteriorate abbia superato il 10%, soglia spesso associata, nella metodologia del Fondo monetario internazionale, all’inizio di una crisi bancaria sistemica .
Nel comparto delle imprese, i prestiti problematici avrebbero raggiunto 10,4 trilioni di rubli alla fine del 2025, pari a circa l’11% del totale dei finanziamenti corporate . Un rapporto dell’intelligence ucraina aveva invece stimato al 10,4% la quota dei crediti deteriorati nel portafoglio delle aziende già a metà del 2025 .
Anche le famiglie stanno accumulando difficoltà. I debiti deteriorati dei nuclei familiari hanno superato 2,4 trilioni di rubli nel 2025, con un aumento di circa un terzo in un anno. La quota di non-performing loan nei portafogli retail è salita così a quasi il 7%, dal 5,7% dell’anno precedente. Nel credito al consumo non garantito, il dato ha raggiunto il 13%, dal 9% .
Va però sottolineato che le statistiche ufficiali e le interpretazioni delle diverse fonti non sono perfettamente coincidenti. In una revisione sulla stabilità finanziaria pubblicata nel novembre 2025, la Banca di Russia indicava al 4% la quota di prestiti corporate classificati come non-performing e sosteneva che le misure macroprudenziali avessero rafforzato le difese degli istituti .
Il dato più visibile sul fronte sociale è quello delle insolvenze individuali. Nel 2025 quasi 568.000 russi sono stati dichiarati insolventi, il 31,5% in più rispetto al 2024: si tratta del livello più alto dall’introduzione delle procedure di bancarotta personale nel Paese .
Nel 97% circa dei casi, la procedura è stata avviata dagli stessi cittadini . L’aumento non può essere attribuito automaticamente soltanto al peggioramento delle condizioni economiche: alcune fonti lo collegano anche alla semplificazione delle procedure e alla riduzione dello stigma sociale associato alla bancarotta . Tuttavia, l’incremento si inserisce in un quadro più ampio di crescita dei debiti deteriorati delle famiglie.
La pressione sta raggiungendo anche i maggiori istituti russi. Sberbank, la principale banca del Paese, si appresta a ridurre le previsioni di crescita dei prestiti alle imprese per il 2026 a causa del deterioramento della situazione finanziaria dei debitori. Il direttore finanziario ha segnalato un aumento delle richieste di ristrutturazione e la probabile crescita del costo del rischio .
Promsvyazbank, banca controllata dallo Stato e nota anche come PSB, ha chiuso il 2025 in perdita dopo aver accantonato quasi 300 miliardi di rubli per coprire possibili perdite sui prestiti: circa tre volte più del 2024 . Almeno tre tra le maggiori banche russe avrebbero inoltre valutato in modo riservato la possibilità di chiedere un sostegno alla banca centrale se le insolvenze dei clienti dovessero aumentare ulteriormente .
L’allarme non arriva soltanto da fonti occidentali o ucraine. Nel dicembre 2025, il Center for Macroeconomic Analysis and Short-Term Forecasting (CMASF), think tank vicino al Cremlino, aveva avvertito che la Russia avrebbe potuto affrontare una crisi bancaria sistemica entro ottobre 2026 se la quota di attività problematiche fosse rimasta in crescita e i depositanti avessero iniziato a ritirare fondi in massa .
In seguito, il centro ha descritto la crisi come un fenomeno che continua a manifestarsi «in forma nascosta», anche perché la ristrutturazione dei prestiti scaduti e il peso delle istituzioni finanziarie statali possono attenuare la portata apparente del problema .
La Banca di Russia respinge l’idea che il sistema stia entrando in una crisi. Il vicegovernatore Filipp Gabunia ha dichiarato che non vi sono indicatori di una crisi bancaria e che le ristrutturazioni dei prestiti hanno contribuito alla stabilità .
Il rapporto europeo, al contrario, sostiene che i bilanci bancari possano apparire più solidi di quanto siano realmente, proprio perché gli istituti sono chiamati a finanziare priorità statali, imprese della difesa e progetti sostenuti dal governo . La differenza tra i dati ufficiali e le stime indipendenti dipende anche dal modo in cui vengono classificati i crediti ristrutturati e gli altri asset a rischio.
L’allarme arriva mentre l’Unione europea prepara il suo 21º pacchetto di sanzioni, con nuove misure rivolte in particolare al settore bancario russo . Un ulteriore inasprimento delle restrizioni potrebbe quindi colpire un sistema già sottoposto alla pressione del finanziamento dell’economia di guerra, dei tassi d’interesse elevati e del deterioramento della capacità di rimborso di imprese e famiglie.
Una valutazione dell’intelligence europea riportata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha descritto l’economia russa come entrata in uno «stato esplosivo» a causa della sua riconversione bellica, indicando il settore bancario come uno degli ambiti più vulnerabili . La stessa valutazione cita stime svedesi secondo cui l’inflazione reale potrebbe aggirarsi attorno al 15%, contro un dato ufficiale di circa il 5,86% .
Alcune informazioni inizialmente associate a questo quadro non risultano confermate dalle fonti disponibili. Tra queste figurano l’aumento del 17% annuo del contante detenuto fuori dalle banche, un valore superiore a 243 miliardi di dollari, la previsione di una crescita del PIL dello 0,4% nel 2026, i dati sulla presunta crisi dei carburanti causata dagli attacchi ai grandi impianti di raffinazione russi, l’eventuale importazione di benzina dall’India e una valutazione specifica del Kiel Institute.
Non è stato inoltre possibile verificare il numero preciso di banche russe che sarebbero colpite dal nuovo pacchetto europeo di sanzioni, né tutti i dettagli sulle presunte misure di VTB. Questi elementi non vanno quindi considerati fatti accertati sulla base delle fonti fornite.
Il punto centrale resta il contrasto tra una stabilità rivendicata dalle autorità e una serie di indicatori — prestiti deteriorati, ristrutturazioni, perdite bancarie e bancarotte personali — che suggeriscono come il costo finanziario dell’economia di guerra stia diventando sempre più difficile da nascondere.