Volkswagen prevede di conservare una partecipazione del 49% nel medio periodo . La transazione, arrivata al termine di un’asta competitiva, è una delle principali operazioni di dismissione realizzate in Europa nel 2026. I proventi dovrebbero contribuire a finanziare la ristrutturazione, ma diversi osservatori avvertono che potrebbero essere assorbiti rapidamente dai costi dell’intervento complessivo .
Dopo l’accordo su Everllence, secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times e riprese da più testate, banche d’affari e consulenti starebbero spingendo Volkswagen a valutare la vendita di Ducati o la quotazione in borsa di Lamborghini .
Il Corriere della Sera riferisce che per Ducati si prenderebbe in considerazione una cessione diretta, mentre per Lamborghini l’ipotesi sarebbe quella di un’offerta pubblica iniziale . Entrambi i marchi, grazie al loro posizionamento premium e alla forte riconoscibilità internazionale, potrebbero attirare l’interesse degli investitori .
Per ora, però, non esiste alcuna decisione ufficiale. Volkswagen ha già smentito in passato ipotesi analoghe, in particolare nel 2019 quando aveva negato l’intenzione di vendere o quotare Lamborghini . Al 1° luglio 2026 il gruppo non ha annunciato né la vendita dei due marchi né un loro collocamento sul mercato .
La parte più drastica del piano riguarda l’occupazione. Il 26 giugno Reuters e Manager Magazin hanno riferito che l’amministratore delegato Oliver Blume starebbe valutando fino a 100.000 tagli nel mondo, pari a circa il 15% dei 657.000 dipendenti del gruppo .
La stessa ipotesi comprenderebbe la chiusura di quattro stabilimenti in Germania:
La chiusura dei soli quattro siti potrebbe coinvolgere oltre 45.000 posti di lavoro . Il numero complessivo dei tagli raddoppierebbe il precedente obiettivo di circa 50.000 posizioni annunciato appena pochi mesi fa .
Il consiglio di sorveglianza dovrebbe discutere il piano il 9 luglio 2026 . Secondo una fonte citata da Manager Magazin, il documento interno non indicherebbe volutamente una cifra definitiva, lasciando margine per le trattative con i sindacati e con i rappresentanti dei lavoratori .
Un’altra possibile vittima dei tagli è l’Automated Driving Alliance, la collaborazione avviata nel 2022 da Volkswagen, dalla controllata software Cariad e da Robert Bosch per sviluppare sistemi di assistenza alla guida e funzioni di guida automatizzata destinati ai vari marchi del gruppo .
Il quotidiano tedesco Bild ha riferito il 28 giugno che Volkswagen intenderebbe porre fine all’alleanza dopo aver investito circa 1,5 miliardi di euro . Le valutazioni interne avrebbero giudicato la tecnologia non abbastanza competitiva, soprattutto nell’ambito dei sistemi di guida assistita di livello 2++ per autostrade e città .
Né Volkswagen né Bosch hanno confermato ufficialmente la conclusione del progetto, anche se diverse fonti la considerano imminente . Alla partnership avrebbero lavorato oltre 1.000 specialisti .
Al centro delle difficoltà tecnologiche c’è Cariad, la divisione software interna di Volkswagen. L’unità è stata a lungo associata a ritardi, costi superiori alle previsioni e difficoltà nel rispettare le tappe di sviluppo dei sistemi di guida automatizzata .
La possibile chiusura dell’accordo con Bosch sarebbe legata anche all’incapacità di Cariad di raggiungere alcuni obiettivi prefissati . Il caso evidenzia un problema più ampio per i costruttori tradizionali: competere nel software e nell’intelligenza artificiale richiede competenze, tempi e investimenti molto diversi da quelli necessari per progettare e produrre un’automobile.
Il piano si inserisce in un programma già annunciato per ridurre i costi del 20% entro il 2028 . Secondo alcune ricostruzioni, Volkswagen potrebbe inoltre dover affrontare un deficit di free cash flow di circa 11 miliardi di dollari oltre il 2026; il direttore finanziario Arno Antlitz avrebbe chiesto ai team finanziari del gruppo di individuare soluzioni per colmare il divario .
Tra cessioni, chiusure degli impianti, incentivi all’uscita e potenziali indennità per decine di migliaia di lavoratori, il costo complessivo della riorganizzazione potrebbe ammontare a diversi miliardi di euro. Volkswagen non ha però comunicato una stima ufficiale .
La vendita di Everllence offre liquidità immediata, ma potrebbe non bastare a finanziare contemporaneamente la riduzione dei costi e gli investimenti necessari in auto elettriche, batterie, software e guida automatizzata. È questo il dilemma che rende Ducati e Lamborghini così importanti nel dibattito: sono asset potenzialmente monetizzabili, ma anche tra i marchi più redditizi e prestigiosi dell’intero gruppo.
L’accordo per la vendita del 51% di Everllence a Bain Capital è stato annunciato da Volkswagen . Restano invece non confermate ufficialmente:
Le indiscrezioni provengono da fonti interne citate da Manager Magazin, Financial Times e Bild. Qualsiasi decisione potrà cambiare durante la riunione del consiglio di sorveglianza del 9 luglio 2026 e nel corso delle trattative con i sindacati, tradizionalmente contrari a cessioni e riduzioni occupazionali di ampia portata .
Volkswagen prevede di conservare una partecipazione del 49% nel medio periodo . La transazione, arrivata al termine di un’asta competitiva, è una delle principali operazioni di dismissione realizzate in Europa nel 2026. I proventi dovrebbero contribuire a finanziare la ristrutturazione, ma diversi osservatori avvertono che potrebbero essere assorbiti rapidamente dai costi dell’intervento complessivo .
Dopo l’accordo su Everllence, secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times e riprese da più testate, banche d’affari e consulenti starebbero spingendo Volkswagen a valutare la vendita di Ducati o la quotazione in borsa di Lamborghini .
Il Corriere della Sera riferisce che per Ducati si prenderebbe in considerazione una cessione diretta, mentre per Lamborghini l’ipotesi sarebbe quella di un’offerta pubblica iniziale . Entrambi i marchi, grazie al loro posizionamento premium e alla forte riconoscibilità internazionale, potrebbero attirare l’interesse degli investitori .
Per ora, però, non esiste alcuna decisione ufficiale. Volkswagen ha già smentito in passato ipotesi analoghe, in particolare nel 2019 quando aveva negato l’intenzione di vendere o quotare Lamborghini . Al 1° luglio 2026 il gruppo non ha annunciato né la vendita dei due marchi né un loro collocamento sul mercato .
La parte più drastica del piano riguarda l’occupazione. Il 26 giugno Reuters e Manager Magazin hanno riferito che l’amministratore delegato Oliver Blume starebbe valutando fino a 100.000 tagli nel mondo, pari a circa il 15% dei 657.000 dipendenti del gruppo .
La stessa ipotesi comprenderebbe la chiusura di quattro stabilimenti in Germania:
La chiusura dei soli quattro siti potrebbe coinvolgere oltre 45.000 posti di lavoro . Il numero complessivo dei tagli raddoppierebbe il precedente obiettivo di circa 50.000 posizioni annunciato appena pochi mesi fa .
Il consiglio di sorveglianza dovrebbe discutere il piano il 9 luglio 2026 . Secondo una fonte citata da Manager Magazin, il documento interno non indicherebbe volutamente una cifra definitiva, lasciando margine per le trattative con i sindacati e con i rappresentanti dei lavoratori .
Un’altra possibile vittima dei tagli è l’Automated Driving Alliance, la collaborazione avviata nel 2022 da Volkswagen, dalla controllata software Cariad e da Robert Bosch per sviluppare sistemi di assistenza alla guida e funzioni di guida automatizzata destinati ai vari marchi del gruppo .
Il quotidiano tedesco Bild ha riferito il 28 giugno che Volkswagen intenderebbe porre fine all’alleanza dopo aver investito circa 1,5 miliardi di euro . Le valutazioni interne avrebbero giudicato la tecnologia non abbastanza competitiva, soprattutto nell’ambito dei sistemi di guida assistita di livello 2++ per autostrade e città .
Né Volkswagen né Bosch hanno confermato ufficialmente la conclusione del progetto, anche se diverse fonti la considerano imminente . Alla partnership avrebbero lavorato oltre 1.000 specialisti .
Al centro delle difficoltà tecnologiche c’è Cariad, la divisione software interna di Volkswagen. L’unità è stata a lungo associata a ritardi, costi superiori alle previsioni e difficoltà nel rispettare le tappe di sviluppo dei sistemi di guida automatizzata .
La possibile chiusura dell’accordo con Bosch sarebbe legata anche all’incapacità di Cariad di raggiungere alcuni obiettivi prefissati . Il caso evidenzia un problema più ampio per i costruttori tradizionali: competere nel software e nell’intelligenza artificiale richiede competenze, tempi e investimenti molto diversi da quelli necessari per progettare e produrre un’automobile.
Il piano si inserisce in un programma già annunciato per ridurre i costi del 20% entro il 2028 . Secondo alcune ricostruzioni, Volkswagen potrebbe inoltre dover affrontare un deficit di free cash flow di circa 11 miliardi di dollari oltre il 2026; il direttore finanziario Arno Antlitz avrebbe chiesto ai team finanziari del gruppo di individuare soluzioni per colmare il divario .
Tra cessioni, chiusure degli impianti, incentivi all’uscita e potenziali indennità per decine di migliaia di lavoratori, il costo complessivo della riorganizzazione potrebbe ammontare a diversi miliardi di euro. Volkswagen non ha però comunicato una stima ufficiale .
La vendita di Everllence offre liquidità immediata, ma potrebbe non bastare a finanziare contemporaneamente la riduzione dei costi e gli investimenti necessari in auto elettriche, batterie, software e guida automatizzata. È questo il dilemma che rende Ducati e Lamborghini così importanti nel dibattito: sono asset potenzialmente monetizzabili, ma anche tra i marchi più redditizi e prestigiosi dell’intero gruppo.
L’accordo per la vendita del 51% di Everllence a Bain Capital è stato annunciato da Volkswagen . Restano invece non confermate ufficialmente:
Le indiscrezioni provengono da fonti interne citate da Manager Magazin, Financial Times e Bild. Qualsiasi decisione potrà cambiare durante la riunione del consiglio di sorveglianza del 9 luglio 2026 e nel corso delle trattative con i sindacati, tradizionalmente contrari a cessioni e riduzioni occupazionali di ampia portata .