Wintermute: il bear market di Bitcoin non è finito
Le note pubblicate da Wintermute tra metà e fine giugno 2026 indicano che Bitcoin potrebbe scendere verso 59.000 dollari, con un’area di supporto tecnica fragile tra 50.000 e 59.000 dollari. Il 30 giugno l’indice Crypto Fear & Greed era a 15, livello classificato come “paura estrema”, mentre 10,83 milioni di BTC, ci...
Le note pubblicate da Wintermute tra metà e fine giugno 2026 indicano che Bitcoin potrebbe scendere verso 59.000 dollari, con un’area di supporto tecnica fragile tra 50.000 e 59.000 dollari.
Il 30 giugno l’indice Crypto Fear & Greed era a 15, livello classificato come “paura estrema”, mentre 10,83 milioni di BTC, circa il 54% dell’offerta in circolazione, risultavano in perdita non realizzata.
Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per circa 4,06 miliardi di dollari a giugno, con l’IBIT di BlackRock responsabile di circa il 73% dei deflussi nella settimana dal 22 a...
Secondo Wintermute, un minimo duraturo non può ancora essere confermato: servono il ritorno degli afflussi negli ETF, nelle stablecoin e nei veicoli societari dedicati agli asset digitali.
Search & fact-check with cited sources for What did Wintermute warn in its June 30, 2026 report about the current state of the crypto bear mWintermute's June 2026 warnings: Fear & Greed Index at 15, record 54% of Bitcoin supply at a loss, and no confirmed bottom.
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Le valutazioni di Wintermute sulla fase ribassista di Bitcoin non arrivano da un unico rapporto datato esattamente 30 giugno 2026. Il quadro emerge da una serie di note pubblicate dalla società tra metà e fine giugno, affiancate dai dati di mercato disponibili al 30 giugno.
La tesi complessiva è prudente: Bitcoin resta esposto a una nuova discesa, il sentiment è estremamente negativo, una quota record dell’offerta è sotto il prezzo di acquisto e il mercato non ha ancora ricevuto nuovi capitali sufficienti per certificare un fondo stabile.
Bitcoin sotto pressione: il vuoto tecnico tra 50.000 e 59.000 dollari
Nelle sue analisi di fine giugno, Wintermute ha avvertito che Bitcoin potrebbe scivolare verso 59.000 dollari. La società ha inoltre segnalato l’assenza di un supporto tecnico considerato solido nell’area compresa tra 50.000 e 59.000 dollari .
In una nota del 24 giugno, Wintermute ha indicato un dato sull’inflazione PCE più aggressivo del previsto come possibile catalizzatore per la rottura del livello di 59.000 dollari. Anche un dato più favorevole, tuttavia, non avrebbe garantito la formazione di un pavimento duraturo . Una precedente analisi del 16 giugno aveva lasciato aperta la possibilità di un ritorno di Bitcoin nell’area dei 50.000 dollari .
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Le note pubblicate da Wintermute tra metà e fine giugno 2026 indicano che Bitcoin potrebbe scendere verso 59.000 dollari, con un’area di supporto tecnica fragile tra 50.000 e 59.000 dollari.
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Le note pubblicate da Wintermute tra metà e fine giugno 2026 indicano che Bitcoin potrebbe scendere verso 59.000 dollari, con un’area di supporto tecnica fragile tra 50.000 e 59.000 dollari. Il 30 giugno l’indice Crypto Fear & Greed era a 15, livello classificato come “paura estrema”, mentre 10,83 milioni di BTC, circa il 54% dell’offerta in circolazione, risultavano in perdita non realizzata.
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Gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per circa 4,06 miliardi di dollari a giugno, con l’IBIT di BlackRock responsabile di circa il 73% dei deflussi nella settimana dal 22 a...
Il punto debole: Wintermute ha descritto il contesto come una “stretta di liquidità”, con un mercato fragile e poco convinto. Il 24 giugno, i prezzi delle opzioni indicavano per Bitcoin un intervallo a 24 ore compreso tra 61.242 e 63.563 dollari, un segnale di bassa convinzione sulla capacità del rimbalzo di consolidarsi .
Fear & Greed a 15: la paura domina il mercato
Il Crypto Fear & Greed Index si trovava a 15, livello classificato come “paura estrema”, il 30 giugno 2026 . Nelle settimane di vendita più intensa, all’inizio del mese, l’indice era brevemente sceso fino a 12 .
Un valore così basso descrive un mercato dominato da incertezza, avversione al rischio e ridotta propensione a comprare. Storicamente, livelli di questo tipo possono comparire nelle fasi di capitolazione di un bear market, ma da soli non indicano che il minimo sia già stato raggiunto.
Un record di Bitcoin detenuti in perdita
I dati on-chain di Glassnode al 25 giugno mostravano 10,83 milioni di BTC, pari a circa il 54% dell’offerta in circolazione, detenuti a una perdita non realizzata . Si tratta di un massimo storico, superiore ai picchi osservati in prossimità dei minimi dei cicli del 2019, 2020 e 2022, quando la quota aveva raggiunto circa 10,5 milioni di BTC .
K33 Research ha fornito una stima distinta, ma coerente nel quadro generale: circa il 50% dell’offerta risultava in perdita . Il dato di Glassnode è particolarmente significativo perché coinvolge più della metà dei bitcoin già estratti.
Anche i detentori di lungo periodo — portafogli che non muovono le monete da almeno 155 giorni — rappresentavano una parte consistente dell’offerta “sommersa”, con 5,58 milioni di BTC . Solo quattro settimane prima, la quota complessiva in perdita era intorno al 30%: l’aumento è stato quindi di circa 20 punti percentuali in meno di un mese .
Perché Wintermute non vede ancora un fondo duraturo
Wintermute ha ribadito che è troppo presto per dichiarare raggiunto il minimo del mercato. Secondo la società, i recenti rimbalzi riflettevano soprattutto un miglioramento temporaneo del sentiment macroeconomico e non un ritorno strutturale della domanda specifica per le criptovalute.
Per confermare un fondo più solido, dovrebbero tornare con chiarezza tre fonti di capitale:
gli afflussi negli ETF spot su Bitcoin;
gli afflussi nelle stablecoin, cioè le criptovalute progettate per mantenere un valore stabile;
la domanda dei veicoli societari e delle tesorerie dedicate agli asset digitali .
Il rischio di una falsa ripartenza: Wintermute ha definito il movimento da 83.000 a 60.000 dollari un “bear market fakeout”, ossia una trappola di mercato capace di danneggiare sia i rialzisti sia i ribassisti . Secondo la società, la stagnazione degli afflussi nelle stablecoin e l’assenza di nuovo capitale lasciano Bitcoin esposto a correzioni improvvise .
I fattori macroeconomici che pesano sulle criptovalute
Le note di Wintermute e i rapporti di mercato citati evidenziano una serie di pressioni esterne che stanno frenando gli asset rischiosi:
Debolezza del Nasdaq e del comparto tecnologico: l’indice dei semiconduttori di Filadelfia, noto come SOX, ha perso il 7,6% in una sola seduta a fine giugno. Un’altra ondata di vendite ha cancellato circa 1.400 miliardi di dollari di capitalizzazione nel settore dei chip legati all’intelligenza artificiale .
Inflazione PCE: il dato sull’indice delle spese per consumi personali, una delle misure più osservate dalla Federal Reserve, era considerato un possibile detonatore per la rottura del supporto di Bitcoin .
Raffreddamento del settore AI: dopo una corsa molto rapida, gli investitori hanno iniziato a chiedersi se la spesa per l’intelligenza artificiale avesse già superato i fondamentali del settore. L’indice dei semiconduttori, quasi raddoppiato dall’inizio dell’anno, ha quindi subito una brusca correzione .
A maggio 2026, l’inflazione CPI statunitense aveva raggiunto il 4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni, aumentando la pressione sugli asset considerati più rischiosi .
ETF spot statunitensi: 4,06 miliardi di dollari usciti a giugno
I deflussi dagli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti rappresentano uno dei segnali più importanti della debolezza della domanda istituzionale.
Peggior mese dall’avvio dei fondi: a giugno 2026 gli ETF hanno registrato deflussi netti per circa 4,06 miliardi di dollari, superando il precedente record negativo di 3,56 miliardi, segnato a febbraio 2025 .
BlackRock in testa ai rimborsi: nella settimana dal 22 al 26 giugno, l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock, identificato dal ticker IBIT, ha rappresentato circa il 73% dei deflussi complessivi: 1,30 miliardi su 1,79 miliardi di dollari .
Record giornaliero per IBIT: il 26 giugno dal fondo sono usciti 444,5 milioni di dollari, il maggiore deflusso giornaliero dalla sua quotazione .
Patrimonio ancora gestito: all’inizio di giugno, i prelievi avevano portato il patrimonio complessivo degli ETF spot statunitensi a circa 75,1 miliardi di dollari.
La pressione non è stata episodica. Tra il 15 maggio e il 3 giugno, gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato 13 sedute consecutive di deflussi netti, la serie negativa più lunga dall’avvio dei prodotti, con circa 4,4 miliardi di dollari ritirati . Nello stesso periodo, IBIT ha perso da solo circa 3,3 miliardi di dollari .
Un bear market più contenuto, ma ancora senza una base confermata
Wintermute ha osservato che il calo di questo ciclo è stato meno profondo in termini percentuali rispetto ai precedenti bear market . Questo, però, non basta a dimostrare che il mercato abbia già costruito un fondo duraturo.
Le forze alla base della discesa sono infatti diverse da quelle dei cicli precedenti: oggi il mercato è condizionato dall’incertezza macroeconomica, dalla stagnazione degli ETF e dalla mancanza di nuova domanda . Wintermute ha descritto l’attuale fase non come un collasso strutturale simile a quello provocato dal fallimento di Luna o FTX, ma come un processo di deleveraging relativamente naturale, guidato da condizioni macroeconomiche, cicli di mercato, posizionamento e cambiamenti nella propensione al rischio .
I detentori di lungo periodo resistono, ma non possono sostenere il mercato da soli
I dati on-chain mostrano un apparente paradosso: il 79% dell’offerta di Bitcoin in circolazione era nelle mani di detentori di lungo periodo, cioè portafogli che non avevano mosso le monete per oltre 155 giorni. Si tratta di un record . Inoltre, le vendite da parte di questi investitori erano rallentate nettamente .
Questa forte convinzione a lungo termine non è però sufficiente, secondo Wintermute. La società sostiene che i rimbalzi recenti siano stati alimentati soprattutto dalla chiusura delle posizioni ribassiste e dalla leva finanziaria, più che da una domanda spot autentica .
Senza nuovi capitali provenienti da stablecoin, ETF o tesorerie societarie, il mercato resta vulnerabile a una nuova gamba ribassista . In altre parole, gli investitori di lungo periodo stanno dimostrando una convinzione senza precedenti, ma la convinzione da sola non equivale a un segnale di minimo.
I numeri da tenere d’occhio
Indicatore
Dato
Fonte
Fear & Greed Index, 30 giugno
15, “paura estrema”
Offerta di Bitcoin in perdita
10,83 milioni di BTC, circa il 54%
Offerta detenuta da investitori di lungo periodo
79% dell’offerta in circolazione
Deflussi dagli ETF spot statunitensi a giugno
4,06 miliardi di dollari
Quota di IBIT sui deflussi della settimana 22–26 giugno
Circa il 73%, pari a 1,30 miliardi
Deflusso giornaliero record di IBIT, 26 giugno
444,5 milioni di dollari
Area di supporto fragile indicata da Wintermute
50.000–59.000 dollari
La conclusione di Wintermute
Le avvertenze diffuse da Wintermute tra metà e fine giugno 2026 delineano un mercato ancora inserito in una fase ribassista: paura estrema, oltre metà dell’offerta di Bitcoin in perdita, deflussi record dagli ETF e pressioni macroeconomiche provenienti dal comparto tecnologico, dall’intelligenza artificiale e dall’inflazione.
Il calo è stato meno profondo rispetto ai precedenti bear market e i detentori di lungo periodo continuano a mostrare una notevole capacità di resistenza. Tuttavia, per Wintermute il quadro non offre ancora la conferma di un minimo duraturo. Finché non torneranno afflussi consistenti da ETF, stablecoin e tesorerie digitali, un rimbalzo potrebbe rivelarsi soltanto una pausa nella discesa.
La lezione per gli investitori è quindi chiara: non confondere un recupero di breve periodo con la fine del bear market.
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