L’operazione ha spinto la Corea del Sud a far decollare i propri caccia dopo l’ingresso di oltre dieci velivoli militari cinesi e russi nella Korea Air Defence Identification Zone (KADIZ). Si tratta di una zona d’identificazione della difesa aerea, più ampia dello spazio aereo nazionale: entrarvi non equivale, di per sé, a una violazione della sovranità territoriale. Anche il Giappone ha reagito attivando i propri aerei da combattimento .
Secondo le informazioni disponibili, la formazione comprendeva:
Il ministero della Difesa cinese ha presentato la pattuglia come un’attività prevista dal piano annuale di cooperazione tra le due forze armate. Secondo Pechino, l’esercitazione avrebbe dimostrato la «determinazione e la capacità» dei due Paesi di contribuire insieme alla stabilità regionale . Mosca ha dichiarato a sua volta che la missione si è svolta come previsto e senza violare lo spazio aereo di Paesi stranieri .
L’elemento più significativo è la composizione della formazione: l’impiego di caccia di scorta e di un aereo per il comando e il controllo aereo rappresenta una novità per questa serie di pattugliamenti. In precedenza, le missioni erano state associate soprattutto a voli di bombardieri; nel 2026 l’attività ha assunto una struttura più complessa e multiruolo .
Lo Stato maggiore congiunto sudcoreano ha riferito di aver individuato gli aerei prima del loro ingresso nella KADIZ e di aver inviato caccia dell’aeronautica per prepararsi a ogni eventualità .
I velivoli cinesi e russi sono entrati e poi usciti dalla KADIZ, nell’area del Mare Orientale — la denominazione usata da Seul per il Mar del Giappone — e del Mare del Sud. Non hanno però fatto ingresso nello spazio aereo territoriale sudcoreano .
Il Giappone ha seguito una procedura analoga. Il ministero della Difesa di Tokyo ha dichiarato di aver monitorato, tra gli altri velivoli, quattro bombardieri cinesi H-6 e due bombardieri russi Tu-95, facendo decollare i propri caccia . Non si sono verificati scontri o ingaggi ostili, ma la risposta è in linea con quella adottata da Seul e Tokyo in occasione delle precedenti pattuglie dal 2019.
La prima pattuglia aerea strategica congiunta tra l’Aeronautica dell’Esercito popolare di liberazione cinese e le Forze aerospaziali russe si è svolta il 23 luglio 2019 sopra il Mar del Giappone e il Mar Cinese Orientale. Mosca la descrisse allora come la sua prima pattuglia collaborativa a lungo raggio con la Cina nella regione Asia-Pacifico .
Quella missione provocò colpi di avvertimento da parte della Corea del Sud, secondo le autorità di Seul, e una forte protesta del Giappone . Da allora, i pattugliamenti sono stati organizzati almeno una volta all’anno nell’ambito di un piano di cooperazione militare bilaterale .
La 10ª pattuglia, condotta nel dicembre 2025, aveva sorvolato il Mar Cinese Orientale e il Pacifico occidentale ed era durata circa otto ore . Il nuovo appuntamento di giugno 2026 si distingue quindi non tanto per la cadenza, ormai consolidata, quanto per il livello di coordinamento mostrato in volo.
La KADIZ non coincide con i confini dello spazio aereo sudcoreano, ma il transito di aerei militari stranieri senza preavviso costringe Seul a identificare la formazione e a predisporre una risposta. Per questo quasi ogni pattuglia sino-russa ha provocato il decollo di caccia sudcoreani e giapponesi; in alcuni casi sono arrivate anche proteste diplomatiche .
Sul piano strategico, queste missioni sono generalmente lette come una dimostrazione del crescente coordinamento militare tra Cina e Russia. L’obiettivo politico viene interpretato anche come un tentativo di bilanciare l’assetto di sicurezza regionale sostenuto da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud nell’Indo-Pacifico . Un rapporto del Congressional Research Service pubblicato nel giugno 2026 ha rilevato che, dal 2014, Pechino e Mosca hanno aumentato il numero di esercitazioni e pattugliamenti militari congiunti, soprattutto nella regione Asia-Pacifico .
La missione del 27 giugno si è distinta per due aspetti:
Pechino e Mosca hanno descritto l’operazione come una normale attività di cooperazione finalizzata alla stabilità regionale. Per altri analisti, invece, la formazione e il percorso della missione mostrano anche la volontà di mettere alla prova la capacità di reazione degli Stati Uniti e dei loro alleati nell’Indo-Pacifico .