XRP tende inoltre a muoversi con maggiore ampiezza rispetto a Bitcoin: secondo una stima, la sua volatilità sarebbe circa 1,8 volte superiore a quella di BTC . Quando il principale asset digitale scende, quindi, la correzione di XRP può risultare ancora più brusca.
Il CLARITY Act aveva superato il Senate Banking Committee il 14 maggio e XRP era salito brevemente sopra 1,55 dollari. Il mancato arrivo del voto in aula a giugno ha però ridimensionato l’ottimismo normativo e contribuito a invertire parte del rialzo .
Per il mercato, la differenza è importante: una classificazione favorevole da parte delle autorità può sostenere il sentiment, ma una legge approvata dal Congresso offrirebbe una base più stabile e duratura.
Il rilascio programmato di XRP detenuti in escrow il 1° giugno ha aumentato l’offerta potenzialmente disponibile sul mercato, creando un ulteriore elemento di pressione sul prezzo . Da solo, lo sblocco non spiega il crollo fino a 1,01 dollari; inserito in un contesto già fragile, però, può aver amplificato l’offerta.
Tra il 13 e il 17 giugno, le partecipazioni delle balene sono scese da circa 3,82 a 3,77 miliardi di XRP. Il movimento è stato interpretato come una fase di distribuzione da parte dei grandi detentori .
Non è una prova definitiva di ulteriori vendite — i token possono anche essere stati trasferiti tra portafogli — ma è un indicatore che gli investitori on-chain tengono sotto osservazione quando la liquidità si riduce.
Gli ETF spot su XRP avevano raccolto complessivamente circa 1,43-1,5 miliardi di dollari entro metà giugno. Nonostante questi afflussi, il prezzo ha smesso di reagire con la stessa forza ai dati favorevoli sull’offerta .
Il segnale non indica necessariamente che gli acquisti siano terminati. Suggerisce piuttosto che la domanda marginale — quella necessaria per spingere il prezzo più in alto — potrebbe essersi indebolita, mentre le vendite macro hanno continuato a dominare il mercato.
La leva finanziaria ha raggiunto il livello più alto dell’anno proprio mentre l’attività on-chain restava quasi invariata . È una combinazione delicata: quando molti trader sono esposti con capitale preso a prestito e il prezzo rompe i supporti, le liquidazioni automatiche possono trasformare una correzione in un’accelerazione al ribasso.
I dati di fine giugno non offrono un verdetto univoco. Da una parte ci sono segnali di domanda debole e rischio di distribuzione; dall’altra, alcuni indicatori hanno raggiunto livelli storicamente associati a fasi di capitolazione e successivo recupero.
La lettura più prudente è quindi quella di una divergenza: il prezzo segnala debolezza, mentre alcuni flussi e indicatori di utilizzo della rete mostrano accumulo o riattivazione. Per trasformare questa divergenza in un vero segnale rialzista servirebbe però una conferma attraverso il prezzo, i volumi e una riduzione della leva.
È il catalizzatore legislativo più importante per XRP. Il provvedimento punta a definire in modo permanente il trattamento degli asset digitali e, secondo le fonti citate, a consolidare la classificazione di XRP come commodity digitale. Dopo il via libera del Senate Banking Committee del 14 maggio, lo stallo del voto in aula è diventato uno dei principali fattori di delusione per il mercato .
Un nuovo calendario per il voto e un’eventuale approvazione potrebbero riaccendere l’interesse degli investitori, mentre ulteriori ritardi manterrebbero l’incertezza.
La Securities and Exchange Commission (SEC) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), le due autorità statunitensi che sovrintendono rispettivamente ai mercati dei titoli e dei derivati sulle commodity, hanno pubblicato la loro prima interpretazione congiunta sugli asset digitali . Le fonti la descrivono come una classificazione formale di XRP quale commodity digitale, e non titolo finanziario.
Questo passaggio ha ridotto parte dell’incertezza normativa che gravava sull’asset e può facilitare l’interesse istituzionale. Tuttavia, una legge approvata dal Congresso avrebbe un peso diverso da un’interpretazione regolamentare.
Il memorandum d’intesa tra SEC e CFTC ha creato un quadro per una maggiore collaborazione nella regolamentazione delle criptovalute, dopo anni di sovrapposizioni e conflitti di competenza . Per XRP, un coordinamento più chiaro può ridurre i rischi legati a interpretazioni divergenti tra le autorità.
Il GENIUS Act è descritto come il primo quadro federale statunitense organico per le stablecoin di pagamento . Un ambiente normativo più definito potrebbe favorire indirettamente RLUSD, la stablecoin legata all’ecosistema di Ripple, e l’adozione di servizi costruiti attorno alla rete.
Il beneficio per XRP, però, sarebbe indiretto: una maggiore diffusione di una stablecoin non implica automaticamente una crescita del prezzo del token.
Gli ETF spot su XRP hanno registrato afflussi cumulativi compresi tra circa 1,43 e 1,5 miliardi di dollari dal lancio nel novembre 2025. A maggio gli afflussi mensili avrebbero raggiunto un record di 1,31 miliardi di dollari, anche mentre alcune criptovalute più grandi affrontavano deflussi .
La tenuta di questi flussi resta un indicatore essenziale. Se gli acquisti dovessero proseguire durante la debolezza dei prezzi, potrebbero rappresentare una fonte strutturale di domanda; se invece rallentassero, il mercato potrebbe interpretare gli ETF come un catalizzatore già in gran parte scontato.
Il crollo a 1,01 dollari sembra essere stato il risultato di un sell-off generale, aggravato dallo stallo del CLARITY Act, dallo sblocco mensile di XRP, dalla distribuzione delle balene e da una struttura di mercato resa fragile dall’eccesso di leva.
La parte più interessante è la divergenza on-chain: un RSI mensile a 27,5, segnali di accumulo, prelievi dagli exchange e una forte accelerazione dell’attività di rete si contrappongono a un prezzo ancora debole e a indirizzi attivi sostanzialmente piatti. Storicamente, condizioni di questo tipo possono precedere un recupero; non indicano però quando potrebbe arrivare né garantiscono che si ripeta la performance del passato.
Per capire se XRP sta costruendo una base o soltanto una pausa prima di nuove vendite, gli elementi da monitorare sono soprattutto tre: l’eventuale voto sul CLARITY Act, la continuità degli afflussi negli ETF spot e la conferma dell’aumento dell’attività on-chain. Nel frattempo, la volatilità e il rischio di liquidazioni restano elevati.