Huawei vuole spostare il modello di business delle telco dai soli byte trasmessi ai token elaborati dai sistemi di AI. ZTE ha presentato AIR Core, un core di rete nativo per l’AI con capacità agentiche e funzioni operative autonome.
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Il messaggio emerso dal MWC Shanghai 2026, tenuto dal 24 al 26 giugno, è netto: per gli operatori telefonici l’intelligenza artificiale non può restare soltanto una voce di costo. Deve diventare anche un prodotto, una piattaforma e una nuova fonte di ricavi.
Huawei, ZTE e Nokia hanno presentato approcci diversi ma convergenti: monetizzare i carichi di lavoro dell’AI, automatizzare la gestione delle reti e integrare sempre più strettamente connettività, calcolo e servizi.
La proposta più caratterizzante di Huawei riguarda il modello di fatturazione. Oggi gli operatori vendono soprattutto traffico dati, velocità e qualità della connessione. Nell’economia dell’AI, secondo Huawei, dovrebbero invece valorizzare anche i token, le unità computazionali generate durante l’inferenza dei modelli e l’esecuzione degli agenti AI .
L’idea è passare da una semplice “byte monetization” a una “token monetization”: non soltanto trasportare i dati necessari ai servizi intelligenti, ma partecipare al valore creato dall’elaborazione stessa.
Per sostenere questo passaggio, Huawei ha illustrato una strategia integrata di Service-Network-Compute, che combina:
Tra gli annunci principali figurano:
Yang Chaobin, dirigente di Huawei, ha riassunto la direzione strategica con la formula “5G-A x AI”: l’evoluzione dovrebbe consentire alle telco di monetizzare non solo il traffico e la qualità della rete, ma anche i servizi di intelligenza artificiale .
ZTE ha presentato AIR Core, il proprio core di rete nativo per l’AI, ora dotato anche di funzionalità agentiche .
In pratica, l’intelligenza artificiale viene incorporata direttamente nel cuore della rete, con l’obiettivo di supportare operazioni più autonome e la gestione dei carichi di lavoro AI. L’approccio di ZTE punta quindi a trasformare il core da semplice infrastruttura di instradamento e controllo in una piattaforma capace di osservare, decidere e intervenire con un livello crescente di automazione.
Un altro tema centrale è stato Open Telco AI, iniziativa lanciata dalla GSMA al MWC di Barcellona il 2 marzo 2026 con AT&T e AMD come primi sostenitori .
Il progetto mira a creare le basi aperte per una cosiddetta “Telco-Grade AI”, cioè un’intelligenza artificiale progettata per le esigenze specifiche delle telecomunicazioni. Tra gli elementi previsti ci sono dataset condivisi, modelli dedicati al settore, risorse di calcolo e un portale per la collaborazione tra operatori, fornitori, sviluppatori e mondo accademico .
A Shanghai, la GSMA ha organizzato un incontro dedicato ai leader dell’AI e ha riferito che Open Telco AI è arrivata a 46 organizzazioni aderenti in 35 Paesi . Anche Selectstar, società sudcoreana specializzata nella valutazione dei dati e dell’affidabilità dei sistemi AI, è entrata nell’iniziativa come partner ufficiale per la valutazione dei dati .
La spinta a sviluppare strumenti specifici per le telco nasce anche da un problema economico concreto: le attività operative di rete rappresentano il 34% dei costi operativi degli operatori, mentre soltanto il 16% delle implementazioni di AI generativa è oggi diretto a quest’area .
Sul dibattito ha pesato anche l’evoluzione dell’economia dei modelli AI. Secondo le fonti citate, DeepSeek ha rilasciato il modello V4 nell’aprile 2026, un sistema Mixture-of-Experts da 1,6 trilioni di parametri addestrato interamente su chip domestici Huawei Ascend e Cambricon, senza dipendenza da Nvidia CUDA . Il modello è stato descritto come competitivo sul piano dei costi con i principali modelli statunitensi proprietari di OpenAI e Google DeepMind .
Più in generale, nel secondo trimestre del 2026 i modelli cinesi offrivano in molti casi prezzi per token da tre a dieci volte inferiori rispetto ai modelli statunitensi di frontiera . Un esempio è Step 3.5 Flash, proposto a 0,10 dollari per milione di token in input e 0,30 dollari in output: circa 25 volte meno di GPT-4o, con capacità di ragionamento matematico comparabili secondo le fonti citate .
I laboratori cinesi occupavano inoltre quattro dei primi cinque posti nelle classifiche dei modelli AI a pesi aperti . Per gli operatori globali, questa combinazione di prestazioni e prezzi più bassi rende più urgente rivedere partnership infrastrutturali, costi di inferenza e criteri per scegliere i fornitori tecnologici.
Nokia ha concentrato i propri annunci sull’uso degli agenti AI nella gestione quotidiana delle reti, sia mobili sia fisse.
Gli annunci di Shanghai delineano una convergenza piuttosto chiara.
Huawei parla di token, ZTE di un core agentico e Nokia di automazione e slicing intelligente. La tesi comune è che l’operatore non debba limitarsi a trasportare dati: deve poter vendere capacità di calcolo, servizi AI, API di rete e prestazioni differenziate.
Le reti mobili e fisse hanno vincoli, standard, metriche e procedure che i modelli generalisti non sempre comprendono. Open Telco AI nasce proprio dal tentativo di mettere in comune dati, benchmark, modelli e risorse per ridurre il rischio di investimenti AI poco utili nelle attività operative più costose .
La competizione dei modelli cinesi, con prezzi per token molto inferiori in diversi casi, può accelerare la diffusione di servizi AI nelle reti. Allo stesso tempo, mette sotto pressione gli operatori, chiamati a scegliere infrastrutture e modelli non solo in base alle prestazioni, ma anche al costo per richiesta, alla disponibilità e all’efficienza energetica.
Gli agenti AI progettati per diagnosticare anomalie, gestire eventi, ottimizzare la rete o assistere i clienti puntano a ridurre l’intervento umano nelle operazioni ripetitive. Per le telco, la sfida sarà trasformare questa automazione in un miglioramento misurabile dell’affidabilità e, soprattutto, in nuovi servizi vendibili.
Il quadro uscito dal MWC Shanghai 2026 è quindi quello di un settore che sta cercando di passare dall’AI come centro di costo all’AI come infrastruttura commerciale. Token, agenti e reti intelligenti sono ancora concetti in evoluzione, ma la direzione indicata da Huawei, ZTE, Nokia e GSMA è già evidente: la prossima fonte di valore per gli operatori potrebbe non essere soltanto la quantità di dati trasportati, bensì la capacità di produrre, elaborare e orchestrare intelligenza sulla rete.
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Huawei vuole spostare il modello di business delle telco dai soli byte trasmessi ai token elaborati dai sistemi di AI.
Huawei vuole spostare il modello di business delle telco dai soli byte trasmessi ai token elaborati dai sistemi di AI. ZTE ha presentato AIR Core, un core di rete nativo per l’AI con capacità agentiche e funzioni operative autonome.
La GSMA ha portato avanti Open Telco AI, una piattaforma aperta con modelli, dataset, risorse di calcolo e strumenti condivisi.