Un’eco quasi identica era arrivata il giorno prima dal vice ministro degli Esteri russo Aleksandr Gruško, che in un’intervista a Izvestia aveva dichiarato che «la militarizzazione in corso di NATO e UE sta iniziando ad assomigliare ai piani per l’invasione nazista dell’Unione Sovietica del 1941», avvertendo che l’Occidente si prepara a una guerra su larga scala entro il 2030 .
Il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius ha replicato senza mezzi termini alla retorica del Cremlino:
Diverse fonti occidentali convergono su tempistiche simili:
L’economia russa, sostenuta dalla guerra, mostra segni di tensione nonostante continui a finanziare la campagna militare:
Le fonti disponibili non forniscono dettagli specifici su dichiarazioni russe circa la modernizzazione nucleare nella finestra temporale giugno 2025-giugno 2026. Si tratta di una lacuna parziale che richiederebbe una verifica dedicata.
Allo stesso modo, le fonti raccolte non offrono elementi diretti sullo stato dei canali diplomatici o del controllo degli armamenti tra Stati Uniti e Russia in questo periodo. Il contesto generale — Putin che accusa la NATO di prepararsi alla guerra, l’intelligence occidentale che avverte di un possibile test dell’Articolo 5 e la guerra attiva in Ucraina — suggerisce che il dialogo strategico resta gravemente degradato o di fatto congelato, senza importanti progressi nel controllo degli armamenti.
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