Il 30 ottobre Puma ha comunicato ricavi per 1,776 miliardi di euro: in calo del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti, ma leggermente sopra le attese degli analisti. L’EBIT è passato dall’utile di 16,2 milioni di euro dell’anno precedente a una perdita di 11,4 milioni, nonostante 29,8 milioni di benefici d...
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Research answer

Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How did Puma’s third quarter 2026 results, reported on October 30, compare with analyst expectations and the prior year in terms of reported. Article summary: Puma’s third quarter results showed progress in clearing inventory and improving cash flow, rather than a completed sales turnaround: revenue slightly exceeded analyst expectations but remained below the prior year, and . Topic tags: general web, productivity, marketing, growth, tiktok. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks
I conti del terzo trimestre 2026 mostrano che Puma sta facendo progressi nel riordino del business, ma non ha ancora invertito la rotta delle vendite. I ricavi hanno superato di poco le previsioni del mercato, restando però inferiori a quelli di un anno prima; l’EBIT è tornato in rosso. A convincere gli investitori sono stati soprattutto il calo delle scorte e il miglioramento della cassa. 1
10
Nel trimestre chiuso il 30 settembre, Puma ha registrato ricavi per 1.776,2 milioni di euro, contro 1.870,1 milioni nello stesso periodo del 2025. La flessione è stata del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti: le valute hanno quindi attenuato il calo riportato di circa 1,3 punti percentuali. Il dato ha superato la stima media degli analisti, pari a circa 1,75 miliardi di euro, ed è migliorato rispetto al trimestre precedente. Puma ha comunque definito la performance in linea con le proprie attese. 1
3
4
7
Il quadro è stato disomogeneo tra le aree geografiche. In Europa, Medio Oriente e Africa i ricavi sono diminuiti del 12% a 801,2 milioni di euro; nelle Americhe il calo è stato del 2%, a 580,4 milioni. L’Asia-Pacifico è cresciuta del 10% a cambi costanti, raggiungendo 394,6 milioni di euro. 3
6
12
Anche l’andamento delle categorie è rimasto debole: a cambi costanti le vendite di calzature sono scese del 5,1%, a 1.010,9 milioni di euro; quelle dell’abbigliamento del 9,4%, a 557,1 milioni. Gli accessori hanno perso il 3,2%. 13
A fare da contrappeso in Asia è stata la domanda per le sneaker dal profilo basso, in particolare per la linea Speedcat, che Puma ha indicato come ancora popolare tra i consumatori della regione. Il dato positivo non basta, tuttavia, a parlare di una ripresa generalizzata: nel complesso le vendite sono state frenate sia dalle misure di riassetto dell’azienda sia dalla domanda più debole, soprattutto in Nord America ed Europa. 3
7
12
Il margine lordo è salito di circa 420 punti base, al 49,5%. Puma ha attribuito il miglioramento a costi di approvvigionamento più bassi, agli effetti dei rimborsi sui dazi, al mix dei canali di vendita e alle valute. 2
7
Il miglioramento del margine non è bastato a riportare in positivo il risultato operativo: l’EBIT è stato negativo per 11,4 milioni di euro, contro un utile di 16,2 milioni un anno prima. Il dato comprende 29,8 milioni di euro di effetti favorevoli legati ai rimborsi dei dazi statunitensi e 11,7 milioni di costi una tantum per il programma di efficienza. Senza quei rimborsi, il risultato operativo sarebbe stato più debole. 2
6
7
Il segnale più netto del lavoro di riassetto è arrivato dal magazzino: le scorte sono diminuite del 24,3% su base annua, a 1.608,9 milioni di euro, soprattutto grazie alla riduzione degli acquisti. La società si è detta in linea con l’obiettivo di normalizzarle entro la fine dell’anno. 1
14
Anche il free cash flow è migliorato: 92 milioni di euro positivi, contro 43 milioni negativi nel terzo trimestre 2025. Puma ha indicato tra i fattori il miglioramento del capitale circolante e minori pagamenti per imposte e investimenti. 12
13
La strategia avviata dall’amministratore delegato Arthur Hoeld, alla guida dal luglio 2025, punta a ridurre le scorte e a limitare le vendite promozionali eccessive presso i grandi rivenditori. Queste scelte possono frenare i ricavi nel breve periodo, mentre l’azienda cerca di rafforzare il posizionamento del marchio; a questo effetto si somma una domanda meno vivace. 5
18
Il mercato ha reagito soprattutto ai ricavi sopra le previsioni e alla riduzione delle scorte: le azioni Puma sono salite di circa il 7% nella giornata dei risultati, secondo le cronache di mercato. La reazione positiva non cancella la perdita operativa né il calo delle vendite rispetto all’anno precedente. 10
Per il 2026 Puma prevede ora una perdita operativa compresa tra 80 e 130 milioni di euro, rispetto alla precedente forchetta di 50-150 milioni. La revisione restringe l’intervallo, ma peggiora leggermente il punto medio: non equivale quindi a un miglioramento netto della stima. La società ha mantenuto la previsione di un calo delle vendite a cambi costanti nella fascia bassa o media a una cifra percentuale e ha portato gli investimenti programmati sotto i 150 milioni di euro, rispetto a circa 200 milioni indicati in precedenza. 6
12
Anta Sports è diventata il maggiore azionista di Puma in ottobre. Hoeld ha dichiarato che le due società lavoreranno insieme alla definizione del futuro modello di business, precisando che le decisioni restano in capo al consiglio di amministrazione di Puma. Una possibile area di cambiamento è la Cina, dove Anta ha esperienza nella vendita diretta attraverso negozi di proprietà e canali online. Per ora si tratta di discussioni: non è stato presentato un modello operativo definitivo. 3
17
Nel frattempo, i partner all’ingrosso cinesi sono diventati più cauti dopo l’annuncio dell’ingresso di Anta, e la debolezza delle vendite all’ingrosso ha pesato sulla performance locale. Puma ha riferito che in Cina la crescita è stata sostenuta invece dal canale diretto al consumatore e dall’espansione sui marketplace. 20
L’obiettivo più ampio di Hoeld è rilanciare il marchio e renderlo più competitivo rispetto a gruppi più grandi come Adidas e Nike. La collaborazione con Anta potrebbe contribuire a ripensare la distribuzione in Cina, ma le informazioni disponibili non consentono ancora di valutare quale sarà il suo effetto concreto sulla competizione. 17
Le informazioni disponibili sulle banche d’affari sono parziali. Prima dei risultati, Jefferies aveva abbassato il proprio prezzo obiettivo su Puma da 27,50 a 23,50 euro, mantenendo il giudizio «Hold»; quella valutazione, pubblicata il 6 ottobre, non riflette i dati diffusi a fine mese.
Dopo la pubblicazione dei conti, Deutsche Bank ha descritto la svolta di Puma come ancora in linea con il percorso previsto. Le informazioni disponibili non permettono invece di attribuire a UBS una valutazione specifica post-risultati sull’andamento delle scorte o sulle prospettive a medio termine. 22
Puma si aspetta un ritorno graduale alla crescita nel 2027, ma non ha fornito obiettivi numerici per quell’anno. Il calo delle scorte è un passo concreto nel percorso di rilancio, non una garanzia che vendite e utili torneranno a crescere secondo una tempistica già definita. 4
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Il 30 ottobre Puma ha comunicato ricavi per 1,776 miliardi di euro: in calo del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti, ma leggermente sopra le attese degli analisti.
Il 30 ottobre Puma ha comunicato ricavi per 1,776 miliardi di euro: in calo del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti, ma leggermente sopra le attese degli analisti. L’EBIT è passato dall’utile di 16,2 milioni di euro dell’anno precedente a una perdita di 11,4 milioni, nonostante 29,8 milioni di benefici da rimborsi di dazi statunitensi.
Le scorte sono scese del 24,3% e il free cash flow è tornato positivo a 92 milioni di euro.
Il 30 ottobre Puma ha comunicato ricavi per 1,776 miliardi di euro: in calo del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti, ma leggermente sopra le attese degli analisti. L’EBIT è passato dall’utile di 16,2 milioni di euro dell’anno precedente a una perdita di 11,4 milioni, nonostante 29,8 milioni di benefici d...
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I conti del terzo trimestre 2026 mostrano che Puma sta facendo progressi nel riordino del business, ma non ha ancora invertito la rotta delle vendite. I ricavi hanno superato di poco le previsioni del mercato, restando però inferiori a quelli di un anno prima; l’EBIT è tornato in rosso. A convincere gli investitori sono stati soprattutto il calo delle scorte e il miglioramento della cassa. 1
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Nel trimestre chiuso il 30 settembre, Puma ha registrato ricavi per 1.776,2 milioni di euro, contro 1.870,1 milioni nello stesso periodo del 2025. La flessione è stata del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti: le valute hanno quindi attenuato il calo riportato di circa 1,3 punti percentuali. Il dato ha superato la stima media degli analisti, pari a circa 1,75 miliardi di euro, ed è migliorato rispetto al trimestre precedente. Puma ha comunque definito la performance in linea con le proprie attese. 1
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Il quadro è stato disomogeneo tra le aree geografiche. In Europa, Medio Oriente e Africa i ricavi sono diminuiti del 12% a 801,2 milioni di euro; nelle Americhe il calo è stato del 2%, a 580,4 milioni. L’Asia-Pacifico è cresciuta del 10% a cambi costanti, raggiungendo 394,6 milioni di euro. 3
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Anche l’andamento delle categorie è rimasto debole: a cambi costanti le vendite di calzature sono scese del 5,1%, a 1.010,9 milioni di euro; quelle dell’abbigliamento del 9,4%, a 557,1 milioni. Gli accessori hanno perso il 3,2%. 13
A fare da contrappeso in Asia è stata la domanda per le sneaker dal profilo basso, in particolare per la linea Speedcat, che Puma ha indicato come ancora popolare tra i consumatori della regione. Il dato positivo non basta, tuttavia, a parlare di una ripresa generalizzata: nel complesso le vendite sono state frenate sia dalle misure di riassetto dell’azienda sia dalla domanda più debole, soprattutto in Nord America ed Europa. 3
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Il margine lordo è salito di circa 420 punti base, al 49,5%. Puma ha attribuito il miglioramento a costi di approvvigionamento più bassi, agli effetti dei rimborsi sui dazi, al mix dei canali di vendita e alle valute. 2
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Il miglioramento del margine non è bastato a riportare in positivo il risultato operativo: l’EBIT è stato negativo per 11,4 milioni di euro, contro un utile di 16,2 milioni un anno prima. Il dato comprende 29,8 milioni di euro di effetti favorevoli legati ai rimborsi dei dazi statunitensi e 11,7 milioni di costi una tantum per il programma di efficienza. Senza quei rimborsi, il risultato operativo sarebbe stato più debole. 2
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Il segnale più netto del lavoro di riassetto è arrivato dal magazzino: le scorte sono diminuite del 24,3% su base annua, a 1.608,9 milioni di euro, soprattutto grazie alla riduzione degli acquisti. La società si è detta in linea con l’obiettivo di normalizzarle entro la fine dell’anno. 1
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Anche il free cash flow è migliorato: 92 milioni di euro positivi, contro 43 milioni negativi nel terzo trimestre 2025. Puma ha indicato tra i fattori il miglioramento del capitale circolante e minori pagamenti per imposte e investimenti. 12
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La strategia avviata dall’amministratore delegato Arthur Hoeld, alla guida dal luglio 2025, punta a ridurre le scorte e a limitare le vendite promozionali eccessive presso i grandi rivenditori. Queste scelte possono frenare i ricavi nel breve periodo, mentre l’azienda cerca di rafforzare il posizionamento del marchio; a questo effetto si somma una domanda meno vivace. 5
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Il mercato ha reagito soprattutto ai ricavi sopra le previsioni e alla riduzione delle scorte: le azioni Puma sono salite di circa il 7% nella giornata dei risultati, secondo le cronache di mercato. La reazione positiva non cancella la perdita operativa né il calo delle vendite rispetto all’anno precedente. 10
Per il 2026 Puma prevede ora una perdita operativa compresa tra 80 e 130 milioni di euro, rispetto alla precedente forchetta di 50-150 milioni. La revisione restringe l’intervallo, ma peggiora leggermente il punto medio: non equivale quindi a un miglioramento netto della stima. La società ha mantenuto la previsione di un calo delle vendite a cambi costanti nella fascia bassa o media a una cifra percentuale e ha portato gli investimenti programmati sotto i 150 milioni di euro, rispetto a circa 200 milioni indicati in precedenza. 6
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Anta Sports è diventata il maggiore azionista di Puma in ottobre. Hoeld ha dichiarato che le due società lavoreranno insieme alla definizione del futuro modello di business, precisando che le decisioni restano in capo al consiglio di amministrazione di Puma. Una possibile area di cambiamento è la Cina, dove Anta ha esperienza nella vendita diretta attraverso negozi di proprietà e canali online. Per ora si tratta di discussioni: non è stato presentato un modello operativo definitivo. 3
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Nel frattempo, i partner all’ingrosso cinesi sono diventati più cauti dopo l’annuncio dell’ingresso di Anta, e la debolezza delle vendite all’ingrosso ha pesato sulla performance locale. Puma ha riferito che in Cina la crescita è stata sostenuta invece dal canale diretto al consumatore e dall’espansione sui marketplace. 20
L’obiettivo più ampio di Hoeld è rilanciare il marchio e renderlo più competitivo rispetto a gruppi più grandi come Adidas e Nike. La collaborazione con Anta potrebbe contribuire a ripensare la distribuzione in Cina, ma le informazioni disponibili non consentono ancora di valutare quale sarà il suo effetto concreto sulla competizione. 17
Le informazioni disponibili sulle banche d’affari sono parziali. Prima dei risultati, Jefferies aveva abbassato il proprio prezzo obiettivo su Puma da 27,50 a 23,50 euro, mantenendo il giudizio «Hold»; quella valutazione, pubblicata il 6 ottobre, non riflette i dati diffusi a fine mese.
Dopo la pubblicazione dei conti, Deutsche Bank ha descritto la svolta di Puma come ancora in linea con il percorso previsto. Le informazioni disponibili non permettono invece di attribuire a UBS una valutazione specifica post-risultati sull’andamento delle scorte o sulle prospettive a medio termine. 22
Puma si aspetta un ritorno graduale alla crescita nel 2027, ma non ha fornito obiettivi numerici per quell’anno. Il calo delle scorte è un passo concreto nel percorso di rilancio, non una garanzia che vendite e utili torneranno a crescere secondo una tempistica già definita. 4
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Il 30 ottobre Puma ha comunicato ricavi per 1,776 miliardi di euro: in calo del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti, ma leggermente sopra le attese degli analisti.
Il 30 ottobre Puma ha comunicato ricavi per 1,776 miliardi di euro: in calo del 5% a cambi correnti e del 6,3% a cambi costanti, ma leggermente sopra le attese degli analisti. L’EBIT è passato dall’utile di 16,2 milioni di euro dell’anno precedente a una perdita di 11,4 milioni, nonostante 29,8 milioni di benefici da rimborsi di dazi statunitensi.
Le scorte sono scese del 24,3% e il free cash flow è tornato positivo a 92 milioni di euro.