Le restrizioni segnalate dall’Ucraina a partire dalla notte tra il 13 e il 14 ottobre 2026 hanno ostacolato alcune operazioni militari basate su Starlink. Il 24 ottobre Kyiv ha annunciato che Starlink e Starshield erano tornati a funzionare alle velocità precedenti. SpaceX ha riconosciuto di aver limitato il servizio, ma le informazioni disponibili non stabiliscono chi abbia ordinato o richiesto le restrizioni.
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Il limite di velocità e gli effetti sulle operazioni
L’advisor ucraino Serhiy Beskrestnov ha detto che le forze del Paese non erano state avvisate del nuovo limite, pari a circa 100 miglia orarie, ossia 160 km/h, per i terminali in movimento. Secondo lui, la misura aveva già interrotto diverse missioni. Fonti del ministero della Difesa hanno inoltre riferito di droni che perdevano la connessione una volta superata quella velocità. Il limite riguardava la velocità di movimento dei terminali, non la velocità di scaricamento di Internet.
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Le segnalazioni ucraine descrivevano problemi sia per gli attacchi con droni sia per l’intercettazione di velivoli russi a propulsione a getto.
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Il ripristino non è stato immediato. Dopo che Donald Trump aveva detto che l’accesso era stato ripristinato, funzionari ucraini continuavano a segnalare limitazioni. Il 24 ottobre Kyiv ha poi confermato il ritorno alle prestazioni precedenti; il ministero della Difesa ha riferito che la connessione funzionava anche con apparecchiature in movimento a oltre 400 km/h.
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La spiegazione di Musk e il nodo delle responsabilità
Elon Musk ha dichiarato che SpaceX aveva ridotto le prestazioni del servizio e ha accusato l’esercito ucraino di aver violato le condizioni d’uso di Starlink.
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14 In precedenza aveva distinto Starshield, la versione militare, dal servizio commerciale Starlink: secondo Musk, Starshield è di proprietà e sotto il controllo del governo statunitense, mentre Starlink è un servizio di SpaceX.
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che, secondo i funzionari di Kyiv, SpaceX avrebbe agito in risposta a un «messaggio del governo americano». È la ricostruzione attribuita a Zelensky, non una responsabilità accertata in modo indipendente.
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Il segretario di Stato Marco Rubio ha presentato una versione diversa: ha detto che le decisioni sull’accesso ucraino a Starlink spettavano a SpaceX e a Musk, non alla Casa Bianca. Il senatore statunitense Richard Blumenthal ha avviato un’inchiesta sulla perdita dell’accesso a Starshield e sulle conseguenze per la difesa ucraina.
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Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump avrebbe chiesto a Musk di rimuovere le restrizioni. In seguito Trump ha attribuito a Musk il ripristino del servizio, senza chiarire se i due avessero parlato direttamente.
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Cosa non è ancora chiaro
Le fonti disponibili non permettono di verificare con precisione l’intera spiegazione di Musk sull’uso di Starlink per attacchi offensivi con droni, né l’avvertimento attribuitogli secondo cui un’interruzione totale avrebbe fatto crollare il fronte ucraino.
Non è possibile ricostruire nei dettagli la replica degli advisor ucraini, che avrebbe riguardato limiti già esistenti sui terminali commerciali, restrizioni geografiche e requisiti di autorizzazione per Starshield. Anche le ulteriori dichiarazioni attribuite a Zelensky — secondo cui la questione sarebbe stata più che tecnica o commerciale — e la specifica smentita di Trump di aver ordinato le restrizioni non sono verificabili sulla base delle informazioni disponibili.
La vicenda si è svolta in un contesto di tensione sulle incursioni ucraine contro le raffinerie russe e sulle notizie relative a importazioni di diesel russo negli Stati Uniti. Le fonti fornite non dimostrano, però, che questi temi abbiano causato le restrizioni o che la questione dei prezzi del carburante in vista delle elezioni di metà mandato ne fosse il movente.
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Una fonte social di bassa affidabilità ha inoltre sostenuto che, la stessa notte, gli attacchi russi avessero lasciato almeno 600.000 persone senza elettricità; il dato non è corroborato da conferme indipendenti e autorevoli tra le fonti disponibili.
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Il quadro più solido è dunque questo: le restrizioni hanno danneggiato alcune operazioni militari ucraine e hanno messo in luce la dipendenza da una rete di comunicazione gestita da un’azienda privata. L’ammissione di SpaceX di aver applicato limiti non chiarisce, da sola, se Washington li abbia richiesti o ordinati.
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