Al 17 ottobre, le esportazioni russe di diesel sono ripartite, ma il primo carico segnalato dopo l’allentamento delle restrizioni è diretto in Marocco, non risulta destinato agli Stati Uniti. Il piano di forniture annunciato da Donald Trump è molto più ampio, ma resta un impegno dichiarato: il suo possibile effetto sui mercati dipenderà dalla capacità della Russia di aumentare e mantenere le esportazioni nonostante i danni alle raffinerie.
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Che cosa è stato spedito davvero?
Secondo i dati marittimi citati dalle testate, il 13 ottobre sono state caricate circa 40.000 tonnellate di diesel a bassissimo tenore di zolfo nel porto baltico di Primorsk. Il carico sarebbe diretto in Marocco.
14 È un segnale della ripresa delle esportazioni dopo il parziale allentamento delle restrizioni russe, ma non conferma né chi abbia acquistato il carburante né dove verrà scaricato. E, soprattutto, non dimostra che questa nave sia diretta negli Stati Uniti.
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La Russia aveva introdotto restrizioni all’esportazione di diesel l’8 luglio e le aveva prorogate più volte, fino alla fine di ottobre. Le misure erano state collegate alla carenza di carburante sul mercato interno, aggravata dagli attacchi ucraini alle raffinerie. Mosca ha parzialmente allentato le restrizioni a partire dal 10 ottobre.
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I volumi annunciati e le tempistiche
Trump ha indicato un calendario di forniture: oltre 300.000 tonnellate «immediatamente», altre 500.000 a novembre, 1 milione in seguito e ulteriori 3 milioni «in un breve periodo», in funzione delle condizioni delle raffinerie. Il totale annunciato supera così 4,8 milioni di tonnellate. Il carburante, però, è stato presentato come destinato ai mercati statunitense e globale, non soltanto agli acquirenti americani.
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Le quantità annunciate non vanno confuse con carichi già partiti. Il 15 ottobre il vicepremier russo Alexander Novak ha detto che le prime forniture agli Stati Uniti richiederanno almeno due o tre settimane; ha aggiunto che enti russi e aziende stanno definendo gli accordi con le controparti statunitensi. Se rispettata, questa stima colloca i primi arrivi non prima della fine di ottobre o dei primi giorni di novembre, non nell’immediato.
Novak ha anche affermato che entro fine anno la Russia potrebbe arrivare a esportare 3,5 milioni di tonnellate di diesel al mese. Si tratta di una previsione per i mercati globali, non dell’impegno a inviare quel volume agli Stati Uniti. Inoltre, la previsione era già stata riportata il 13 ottobre: non risulta quindi annunciata per la prima volta il 16 ottobre.
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Il Tesoro statunitense ha rilasciato una licenza temporanea che consente la vendita di diesel russo fino al 7 aprile 2027, secondo quanto riportato sulla misura.
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10 L’autorizzazione normativa, da sola, non garantisce che il carburante venga prodotto, venduto, caricato o consegnato.
Che effetto può avere sui mercati del diesel?
L’impatto dipenderà dal carburante che arriverà davvero sul mercato, non solo dal permesso di commerciare. Le restrizioni russe erano legate anche ai danni alle raffinerie e alle carenze interne.
19 Il Cremlino ha detto che la ripresa dei flussi potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati petroliferi, pur precisando che non basterà a stabilizzarli completamente.
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Per questo, nel breve periodo è più plausibile un allentamento parziale della tensione che un calo rapido e garantito dei prezzi. Il carico da Primorsk dimostra che le esportazioni sono riprese, ma una singola spedizione non prova che l’offerta aumenterà in modo stabile o che i prezzi cambieranno a lungo.
17 I segnali da seguire sono altri carichi in partenza, eventuali consegne confermate agli Stati Uniti e una ripresa della produzione delle raffinerie russe.
Le ricadute politiche
Trump ha indicato tra gli obiettivi dell’intesa l’aumento delle forniture di carburante e la riduzione dei prezzi in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
6 L’accordo ha suscitato anche critiche: un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha chiesto a Trump di revocarlo e l’Ucraina ha contestato l’intesa.
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Per ora, la distinzione più importante è tra promesse e fatti verificabili: la Russia ha ripreso a esportare diesel, ma il carico segnalato verso il Marocco non dimostra che siano arrivate le quantità annunciate per gli Stati Uniti. L’effetto concreto dipenderà dalla continuità delle spedizioni e da cambiamenti misurabili nell’offerta e nei prezzi, non dal solo annuncio.
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