La città di Oleshky, nella regione ucraina di Kherson e sotto occupazione russa, è alle prese con una grave emergenza umanitaria. Le testimonianze e i resoconti disponibili parlano di carenze di cibo, acqua e medicinali, oltre che di interruzioni di elettricità e gas. Le mine e l’attività dei droni rendono pericolosi sia i rifornimenti sia gli spostamenti dei civili. Al 10 ottobre 2026, non risulta concordata una rotta organizzata per l’evacuazione. Le autorità ucraine affermano di aver preparato una missione umanitaria, ma i contatti non si sono ancora tradotti in un’operazione confermata.
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Scorte in esaurimento, servizi essenziali carenti
Secondo le fonti locali citate dai media, l’ultimo rifornimento alimentare regolare riuscito è arrivato a Oleshky il 26 maggio 2026. Questo non significa che da allora non sia giunto alcun aiuto: il 27 settembre le autorità regionali ucraine hanno riferito di aver consegnato con droni circa quattro tonnellate di cibo in cento punti della città. Si è trattato però di un intervento d’emergenza, non del ripristino dei normali rifornimenti.
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I resoconti descrivono abitanti costretti a raccogliere piante selvatiche per preparare da mangiare e un ospedale che ha chiesto cereali per i pazienti allettati. Vengono segnalate anche carenze di acqua potabile e medicinali, oltre alla mancanza di elettricità e gas.
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Quanti civili sono rimasti a Oleshky?
Prima dell’invasione su vasta scala, Oleshky contava circa 24.000 abitanti, secondo Radio Free Europe/Radio Liberty. Le stime recenti per la città sono molto più basse: un rapporto delle Nazioni Unite indica circa 2.000 persone intrappolate, una cifra simile a quella riportata da altre fonti locali.
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Un dato più alto — fino a 6.000 civili, tra cui oltre 180 bambini — riguarda invece le comunità vicine al fronte nelle aree occupate della regione di Kherson, Oleshky compresa. Non va quindi interpretato come il numero di residenti della sola città. Le stime si riferiscono a territori diversi e non sono direttamente confrontabili.
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Mine e droni ostacolano gli aiuti e la fuga
Residenti e giornalisti riferiscono di strade minate e della presenza di droni, che complicano sia le consegne sia i tentativi di lasciare la città. Meduza ha riportato scontri tra droni russi e ucraini sopra Oleshky; anche l’Institute for the Study of War descrive il pericolo di droni e artiglieria nell’area. I resoconti documentano i rischi, ma non consentono di attribuire ogni attacco o ogni strada minata a una sola parte.
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Le autorità ucraine accusano le forze russe di ostacolare gli aiuti e la partenza dei civili. L’Unione europea ha chiesto l’accesso umanitario, mentre le testimonianze degli abitanti descrivono gravi privazioni e l’assenza di vie d’uscita sicure. Le informazioni disponibili non bastano, però, a valutare in modo indipendente eventuali spiegazioni russe sulle restrizioni né a ricondurre ogni interruzione a un unico responsabile.
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Perché l’evacuazione non è ancora partita
Il commissario ucraino per i diritti umani afferma che Kyiv ha preparato gli elenchi delle persone da evacuare e coordinato i piani con il Comitato internazionale della Croce Rossa. Secondo il suo ufficio, la Russia non ha confermato la propria disponibilità a svolgere la missione. Un altro resoconto riferisce che non sono state fornite garanzie di sicurezza verificabili: manca quindi una rotta protetta concordata da entrambe le parti.
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L’Ucraina ha dichiarato di essere pronta a concordare un cessate il fuoco locale e un percorso sicuro. L’UE ha chiesto accesso umanitario e funzionari e partner internazionali hanno sollecitato la possibilità per i civili di lasciare la zona. Finora, però, appelli e preparativi non si sono trasformati in un piano di evacuazione operativo.
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Le stesse fonti parlano di 358 persone per le quali l’ufficio del commissario ucraino ha verificato la necessità di assistenza. Il dato riguarda persone individuate dalle autorità ucraine: non significa che l’evacuazione sia stata autorizzata o portata a termine.
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Gli aiuti con i droni e i contatti segnalati tra Stati Uniti e Russia
Il 27 settembre le autorità regionali ucraine hanno riferito di aver consegnato circa quattro tonnellate di cibo con i droni. L’intervento ha portato aiuti urgenti, ma le notizie disponibili non indicano che i rifornimenti regolari verso la città siano ripresi.
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Il 10 ottobre alcuni resoconti hanno riferito di contatti tra la commissaria russa per i diritti umani e la parte statunitense, compreso il team di Melania Trump, che si sarebbe detto disponibile a discutere di aiuti ed evacuazioni. Una notizia attribuita al Cremlino riferisce inoltre di una telefonata di circa 90 minuti tra Vladimir Putin e Donald Trump, durante la quale si sarebbe parlato anche di Oleshky, e di ulteriori contatti con l’ufficio di Melania Trump. Si tratta di colloqui riportati dai media: non confermano l’avvio di un’operazione approvata dagli Stati Uniti, l’apertura di un corridoio o un’evacuazione conclusa.
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Per ora, il quadro più chiaro è quello di una grave emergenza umanitaria, di una consegna alimentare d’emergenza documentata e di un piano di evacuazione che non è diventato una rotta sicura concordata. Anche i numeri della popolazione vanno letti con attenzione: le stime per Oleshky sono inferiori a quelle che includono le comunità vicine al fronte.
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