La seduta di mercoledì 7 ottobre 2026 è stata una nuova giornata di vendite sui mercati europei, innescata dalla combinazione di rendimenti obbligazionari in aumento, timori sui conti pubblici francesi e rincaro del petrolio. Le tensioni in Medio Oriente hanno spinto il greggio oltre i 101 dollari al barile, riaccendendo le preoccupazioni per l’inflazione e per possibili nuovi rialzi dei tassi. Lo STOXX Europe 600 ha così perso circa l’1%, dopo tre sedute consecutive di guadagni.
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Le banche nel mirino
A subire il calo più marcato è stato il comparto bancario: l’indice europeo delle banche ha perso circa il 3,5%. Tra gli istituti più penalizzati figuravano Société Générale, Deutsche Bank, UniCredit e Intesa Sanpaolo, con perdite superiori al 4%.
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Anche a Madrid la seduta positiva si è interrotta: l’IBEX 35 ha chiuso in ribasso dell’1,68%, a 19.118 punti. BBVA ha perso il 3,5% e Unicaja il 3,42%. Le fonti riportano valori leggermente diversi per CaixaBank, indicando una flessione intorno al 3,5% senza convergere su un’unica cifra precisa.
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Perché rendimenti più alti possono pesare sulle banche
Un aumento graduale dei tassi sui prestiti può sostenere i ricavi delle banche. Ma quando i rendimenti dei titoli di Stato salgono rapidamente, il valore di mercato delle obbligazioni già in portafoglio può scendere, generando perdite non realizzate. Se inoltre si allargano gli scarti di rendimento tra i titoli francesi e quelli di altri Paesi dell’area euro, possono aumentare i costi di finanziamento e i timori sulla solidità dei debitori. In quella seduta, gli investitori si sono concentrati soprattutto su questi rischi, più che sui possibili benefici di nuovi prestiti a tassi più elevati.
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Il rialzo dei rendimenti non ha riguardato soltanto la Francia. Il rendimento del titolo spagnolo a dieci anni è salito da circa il 4,07% al 4,107%, mentre quello francese si è avvicinato al 5%. Le borse di Milano, Francoforte, Parigi e Londra hanno chiuso tutte in calo: rispettivamente del 2,62%, dell’1,53%, dell’1,44% e dello 0,89%.
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La Francia e il ruolo della BCE
Il governatore della Banque de France, Emmanuel Moulin, ha definito complicata e seria la situazione sul mercato obbligazionario francese, ma ha detto che al momento non giustifica un intervento della Banca centrale europea. La BCE, ha ricordato, deve occuparsi della stabilità dei prezzi, non risolvere i problemi di bilancio dei singoli Paesi: per la Francia, la soluzione va quindi trovata sul piano nazionale.
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La pressione sui mercati era già visibile il 1° ottobre: lo STOXX Europe 600 aveva chiuso al livello più basso da giugno, mentre i rendimenti salivano e i titoli bancari arretravano. Nel Regno Unito, il rendimento dei gilt trentennali aveva raggiunto il livello più alto dal 1998, tra timori per il bilancio pubblico e l’inflazione. La BCE aveva inoltre alzato i tassi a settembre, contribuendo ad alimentare le aspettative di una politica monetaria più restrittiva.
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Il recupero delle sedute successive non aveva quindi cancellato le preoccupazioni degli investitori: il 7 ottobre il caro energia, i rendimenti in aumento, l’incertezza politica e i deficit pubblici sono tornati a pesare sulle azioni europee.
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