L’apertura del nuovo stabilimento di Infineon a Samut Prakan, vicino a Bangkok, aggiunge capacità produttiva nel Sud-est asiatico. Ma il punto non è la fabbricazione dei wafer: il sito è dedicato soprattutto alle fasi successive, cioè alla lavorazione, all’assemblaggio e al collaudo dei chip, oltre ai test sui wafer.
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Per Infineon è un modo di rendere la propria rete produttiva più ampia e flessibile. Per la Thailandia, l’impianto si inserisce nella strategia per attrarre investimenti e sviluppare un ecosistema dei semiconduttori più completo, che vada oltre le attività di assemblaggio e test.
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Due cifre, due perimetri diversi
Il progetto è stato valutato circa 48 miliardi di baht, equivalenti a circa 1,4 miliardi di dollari. Infineon ha invece indicato un investimento iniziale di oltre 100 milioni di euro per la struttura inaugurata: non sono due stime dello stesso esborso, ma importi riferiti a perimetri diversi.
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Il sito apre con una superficie di camera bianca fino a 30.000 metri quadrati. Questi ambienti controllati sono necessari per lavorare sui semiconduttori; la struttura è pensata per crescere per fasi e, secondo le informazioni riportate, potrebbe arrivare fino a 150.000 metri quadrati.
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19 Infineon afferma che, con le espansioni, Bangkok potrebbe diventare uno dei suoi maggiori poli produttivi per le fasi finali della produzione.
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Perché la flessibilità conta
La strategia di dual sourcing consiste nel poter contare su più opzioni produttive per sostenere le forniture ai clienti se un singolo sito incontra difficoltà. Infineon ha indicato che il nuovo stabilimento rientra in questo approccio; le fonti descrivono anche un collegamento con la capacità produttiva esistente in Malesia.
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La scelta si inserisce in una rete che combina impianti propri e capacità di fornitori. Nel 2025, per esempio, Infineon ha annunciato il trasferimento del precedente sito di produzione backend di Bangkok/Nonthaburi a Malaysian Pacific Industries, un fornitore di fiducia, presentando quella decisione e il nuovo impianto di Samut Prakan come parti complementari della propria organizzazione produttiva.
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Un tassello, non ancora una fabbrica di wafer
L’impianto thailandese non equivale a una nuova fabbrica per la produzione di wafer. Infineon ha parlato della possibilità di produrre semiconduttori nel Paese in futuro, ma ha anche indicato che l’avvio di una produzione wafer non è probabile nei prossimi tre anni.
1 Per ora, il contributo concreto del sito è rafforzare la capacità di lavorazione e testare i chip nelle fasi finali.
Le ambizioni thailandesi
Bangkok punta ad attirare circa 18 miliardi di dollari di investimenti nel settore entro il 2030. La strategia di più lungo periodo mira invece, entro il 2050, a 80 miliardi di dollari di investimenti e alla creazione di 230.000 posti di lavoro, con l’obiettivo di costruire un ecosistema nazionale dei chip più integrato.
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L’apertura di Infineon può contribuire soprattutto alla base produttiva e alle competenze necessarie per le fasi backend. L’azienda ha indicato che il sito potrebbe arrivare a ospitare fino a 1.000 posti di lavoro qualificati.
11 La strategia thailandese comprende inoltre formazione e sviluppo della forza lavoro; l’eventuale produzione locale di wafer resta però una prospettiva distinta, non un risultato annunciato con l’inaugurazione.
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