Dopo il lampo gamma di GRB 250704B, durato circa 0,4 secondi, Einstein Probe ha rilevato emissione di raggi X soffici per circa 560 secondi. Le osservazioni in più lunghezze d’onda hanno individuato anche un insolito plateau nell’ottico e nell’infrarosso, durato circa un giorno.
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Un lampo di raggi gamma può far pensare a un evento brevissimo. Ma il 4 luglio 2025, Einstein Probe ha osservato un seguito ben più lungo: dopo GRB 250704B, un lampo durato circa 0,4 secondi, la sorgente ha continuato a emettere raggi X soffici per circa 560 secondi. È una fase distinta, che può sfuggire agli strumenti concentrati su energie più alte. 1
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Il segnale offre un nuovo indizio per studiare ciò che accade dopo la fusione di oggetti compatti, come stelle di neutroni. Una delle interpretazioni è compatibile con un magnetar, una stella di neutroni molto magnetizzata e in rapida rotazione. Ma i dati non ne confermano l’identità. 2
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GRB 250704B è stato classificato come un lampo gamma breve: la sua durata complessiva è stata di circa 0,4 secondi. Il telescopio a raggi X a campo largo di Einstein Probe ha poi rilevato una componente molto più prolungata nella banda dei raggi X soffici, fra 0,5 e 4 keV: circa 560 secondi di emissione dopo il lampo. 1
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La durata non è l’unico elemento insolito. Secondo lo studio, la variabilità e lo spettro del segnale non corrispondono al quadro più semplice, in cui a un impulso di raggi gamma segue soltanto la consueta emissione di afterglow. I ricercatori descrivono invece i raggi X soffici come una fase prolungata e distinta dell’emissione iniziale. Senza osservazioni in questa banda, avrebbe potuto passare inosservata. 2
Anche i dati raccolti dopo il lampo contribuiscono a ricostruire l’evento. Un’analisi che copre diverse lunghezze d’onda, dalle onde radio ai raggi gamma, ha riportato un’emissione prolungata in raggi X e un insolito plateau nell’ottico e nell’infrarosso, durato circa un giorno e seguito da un rapido calo. Le osservazioni hanno seguito la sorgente per quasi due giorni.
Una possibile spiegazione è che il residuo della fusione fosse un magnetar millisecondo: una stella di neutroni estremamente magnetizzata e in rotazione rapidissima, che avrebbe continuato ad alimentare l’emissione. In questo modello, i raggi X sarebbero legati all’energia rilasciata mentre il magnetar rallenta; il plateau ottico e infrarosso sarebbe invece emissione di afterglow sostenuta da un apporto continuo di energia. Sono interpretazioni teoriche dei dati, non una prova diretta della presenza di un magnetar. 11
Se l’interpretazione del magnetar fosse corretta, il residuo sarebbe rimasto attivo abbastanza a lungo da alimentare l’emissione dopo il lampo gamma. Questo rende l’evento interessante per capire che cosa accade quando si fondono oggetti compatti e se il residuo di una fusione fra stelle di neutroni possa sopravvivere, invece di collassare rapidamente. In futuro, un segnale di raggi X soffici potrebbe fornire un indizio elettromagnetico da affiancare alle osservazioni delle onde gravitazionali. 2
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L’equazione di stato delle stelle di neutroni descrive il comportamento della materia a densità estreme e, fra le altre cose, quanta massa una stella di neutroni può sostenere. In linea di principio, misure affidabili della massa di una fusione e del destino del suo residuo potrebbero aiutare a mettere alla prova diversi modelli. Ma questo evento, da solo, non stabilisce la natura del residuo e non misura direttamente l’equazione di stato: mostra piuttosto un segnale promettente da cercare e studiare in altri casi. 2
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Einstein Probe ha rivelato che a un lampo gamma di meno di mezzo secondo possono seguire quasi dieci minuti di emissione nei raggi X soffici. Insieme alle osservazioni nell’ottico, nell’infrarosso e nelle onde radio, il segnale restituisce un’immagine dell’evento più complessa di quella suggerita dal solo lampo iniziale. Un residuo alimentato da un magnetar è una spiegazione plausibile e interessante per studiare le fusioni, ma resta un’interpretazione, non una conclusione definitiva. 1
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Dopo il lampo gamma di GRB 250704B, durato circa 0,4 secondi, Einstein Probe ha rilevato emissione di raggi X soffici per circa 560 secondi.
Dopo il lampo gamma di GRB 250704B, durato circa 0,4 secondi, Einstein Probe ha rilevato emissione di raggi X soffici per circa 560 secondi. Le osservazioni in più lunghezze d’onda hanno individuato anche un insolito plateau nell’ottico e nell’infrarosso, durato circa un giorno.
Un magnetar è una possibile spiegazione del segnale, ma l’evento non basta a identificare con certezza il residuo né a misurare l’equazione di stato delle stelle di neutroni.