Il 26 agosto 2026 il giudice federale John Cronan ha respinto con pregiudizio la causa intentata da X contro la legge di New York Stop Hiding Hate. Secondo il giudice, la norma è un obbligo di trasparenza: chiede alle piattaforme di descrivere le proprie regole e pratiche, non di condividere le opinioni dello Stato o di rimuovere determinati contenuti.
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La decisione lascia in vigore gli obblighi di rendicontazione per le società che rientrano nei criteri della legge. Non impone loro di adottare le definizioni preferite da New York né di cancellare contenuti solo perché appartenenti alle categorie oggetto dei rapporti.
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Perché il giudice ha respinto il ricorso di X
X sosteneva che la legge la costringesse a esprimersi su temi delicati e controversi legati alla moderazione dei contenuti. Il tribunale ha invece concluso che i rapporti richiesti riguardano informazioni fattuali sulle condizioni d’uso della piattaforma e sul modo in cui vengono applicate.
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Cronan ha definito le informazioni richieste «puramente fattuali e non controverse» e ha applicato il criterio più deferente legato alla sentenza Zauderer v. Office of Disciplinary Counsel. Ha quindi stabilito che il Primo emendamento della Costituzione statunitense non impedisce a New York di richiedere queste comunicazioni.
4 Secondo il ragionamento del tribunale, rendere trasparenti le regole di una piattaforma può aiutare gli utenti a informarsi senza obbligare l’azienda a condividere il punto di vista dello Stato.
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La causa è stata archiviata con pregiudizio: X non può semplicemente modificare e ripresentare lo stesso ricorso.
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Quali piattaforme sono interessate
La legge si applica alle società di social media che operano a New York, hanno utenti nello Stato e generano più di 100 milioni di dollari di ricavi lordi all’anno. La soglia riguarda i ricavi lordi, non l’utile netto della piattaforma.
Cosa devono rendere noto le piattaforme
Le società interessate hanno due principali obblighi di trasparenza:
- Pubblicare condizioni d’uso accessibili. Devono spiegare le regole della piattaforma e indicare come gli utenti possono segnalare contenuti che ritengono in violazione di quelle regole.
- Inviare due rapporti l’anno alla procuratrice generale di New York. I rapporti devono indicare se e in che modo le condizioni d’uso definiscono e affrontano discorsi d’odio o razzismo, estremismo o radicalizzazione, disinformazione o informazioni false, molestie e interferenze politiche straniere.
I rapporti non riguardano soltanto il testo delle regole: devono descrivere anche come le politiche di moderazione vengono applicate nella pratica. La legge impone dunque di riferire sia sulle regole dichiarate sia sul loro funzionamento, ma non ordina di rimuovere specifici contenuti.
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Le possibili sanzioni
La legge prevede sanzioni civili fino a 15.000 dollari per ogni violazione, per ogni giorno in cui questa prosegue.
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16 Le sanzioni riguardano il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla norma; la sentenza non ha stabilito che una specifica piattaforma li abbia violati.
Cosa cambia dopo la sentenza
La decisione di Cronan respinge il tentativo di X di bloccare per motivi legati al Primo emendamento gli obblighi di rendicontazione di New York. La distinzione centrale è tra obbligare un’azienda a sostenere la posizione del governo e chiederle di fornire informazioni fattuali sulle proprie politiche di moderazione. Il tribunale ha considerato la Stop Hiding Hate Act un obbligo del secondo tipo.
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