I nuovi atti depositati il 31 agosto hanno allargato lo scontro legale tra Apple e OpenAI: al centro non c’è soltanto l’asserito uso di materiale tecnico riservato, ma anche la disputa su come conservare e acquisire le prove. Apple sostiene che l’esame forense del MacBook aziendale usato dall’ex ingegnere Chang Liu giustifichi un accesso più rapido a documenti e dispositivi. OpenAI nega che Apple abbia dimostrato un furto di segreti industriali. Per ora si tratta di accuse e contestazioni delle parti, non di fatti accertati dal tribunale.
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Lo schema elettrico e l’accesso ai dati Apple
Secondo Apple, dopo essere passato a OpenAI Liu avrebbe avuto accesso a uno schema riservato di un circuito per un convertitore di potenza, lo avrebbe scaricato e poi impiegato nel suo lavoro per la società di intelligenza artificiale. Apple sostiene inoltre che Liu e altre persone a OpenAI sapessero che l’ex dipendente conservava un accesso non autorizzato a dati Apple ospitati presso fornitori di servizi cloud esterni.
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Che cosa sostiene Apple di aver trovato sul MacBook
Apple afferma che l’analisi iniziale del MacBook, restituito nell’ambito della causa, ha fornito elementi a sostegno dell’uso dello schema. La società solleva anche il timore che possa essere stato distrutto materiale utile al caso: nel suo atto, sostiene che Liu abbia chiesto alla collega di OpenAI Yu-Ting Peng di eliminare prove e invoca questo rischio per ottenere un’istruttoria accelerata.
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Queste affermazioni non dimostrano, da sole, che OpenAI abbia ordinato o eseguito la distruzione di prove. Apple chiede al giudice un accesso più tempestivo a documenti, dispositivi e altre informazioni per chiarire che cosa sia successo.
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La replica di OpenAI: «La sicurezza di Apple ha delle falle»
OpenAI nega di aver cercato o utilizzato segreti industriali di Apple e afferma che la società non ha dimostrato che gli ex dipendenti abbiano sottratto informazioni riservate.
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La società contesta anche la ricostruzione di Apple sui controlli interni: sostiene che le pratiche aziendali, tra cui l’uso di account iCloud personali per accedere a documenti di lavoro e la gestione degli accessi quando un dipendente lascia l’azienda, abbiano contribuito a lasciare attivi alcuni accessi. OpenAI richiama inoltre il fatto che Liu avesse ancora un portatile Apple dopo la sua uscita. A suo avviso, queste carenze non giustificano restrizioni ampie sulle sue attività.
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Le misure richieste e il prossimo passaggio in tribunale
Apple punta a un’istruttoria accelerata e a un’ingiunzione preliminare che impedisca l’uso o la divulgazione dei segreti che sostiene siano stati sottratti. OpenAI chiede invece l’archiviazione del caso e si oppone a limiti che, secondo la società, potrebbero ostacolare lo sviluppo di dispositivi fisici. L’udienza sulle richieste di ingiunzione e archiviazione era fissata per il 1° ottobre 2026.
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La posta in gioco va oltre un singolo schema o un computer: la controversia si inserisce nella competizione tra le due aziende per portare l’intelligenza artificiale anche nell’hardware di consumo.
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