La notizia di un’indagine delle autorità cinesi su DeepSeek e Moonshot AI per questioni di sicurezza dei dati ha innescato vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale quotati a Hong Kong. La verifica, secondo quanto riportato, sarebbe seguita alle accuse di Anthropic: l’azienda sostiene che le due società abbiano fatto transitare dati sensibili attraverso Claude, il suo modello di AI. Le accuse, però, non costituiscono di per sé la prova di una violazione.
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Le reazioni in Borsa a Hong Kong
Dopo la notizia, le azioni di Z.AI sono scese fino al 12% e quelle di MiniMax Group fino al 6,8%. Anche Alibaba, che sviluppa il modello Qwen, ha perso quasi il 5%. Si tratta dei cali massimi registrati durante la seduta, non necessariamente dei risultati alla chiusura.
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Secondo Bloomberg, che riprende una notizia di The Information, l’Amministrazione cinese del cyberspazio avrebbe inviato funzionari a sentire dirigenti e dipendenti di DeepSeek e Moonshot, per valutare se ci siano state violazioni e quale possa esserne la gravità.
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4 Le vendite hanno coinvolto anche altri titoli del comparto: gli investitori hanno considerato il rischio che l’attenzione delle autorità possa estendersi oltre le due società citate.
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È importante distinguere un’indagine da un accertamento: le notizie parlano di verifiche e riportano accuse, ma non stabiliscono che le società abbiano violato le norme sulla sicurezza dei dati.
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Due questioni diverse: dati degli utenti e addestramento dei modelli
Il caso intreccia due temi distinti. Il primo è la possibile trasmissione di informazioni sensibili degli utenti a un servizio di AI straniero. Il secondo riguarda l’uso delle risposte dei modelli statunitensi per migliorare sistemi sviluppati in Cina.
Anthropic ha definito quest’ultima pratica una forma non autorizzata di «distillazione»: in sostanza, usare le risposte di un modello più capace per addestrarne un altro. Anche agenzie statunitensi hanno accusato società cinesi di copiare capacità dai principali modelli americani. Si tratta di accuse attribuite ad aziende e agenzie, non di conclusioni raggiunte dall’indagine cinese riportata dalla stampa.
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Queste contestazioni hanno reso la governance dell’AI un ulteriore punto di frizione tra Washington e Pechino. Per gli investitori, hanno inoltre sollevato il dubbio che i controlli sullo sviluppo dei modelli e sulla gestione dei dati possano riguardare un numero più ampio di società.
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Il caso e i colloqui tra Trump e Xi
La notizia è arrivata mentre Stati Uniti e Cina discutevano di competizione e sicurezza nell’intelligenza artificiale. Le informazioni citate non dimostrano che l’indagine abbia portato a un accordo sul settore tra Donald Trump e Xi Jinping. Le successive cronache hanno riferito che il vertice si è concluso senza un’intesa di rilievo; alcuni critici hanno sostenuto che sia stata persa l’occasione di cercare una pausa nella corsa agli armamenti dell’AI.
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L’episodio mette in luce quanto sia difficile separare la collaborazione sui rischi dell’intelligenza artificiale dalle dispute sulla concorrenza, sullo sviluppo dei modelli e sulla protezione dei dati. La reazione dei mercati mostra anche come una notizia su un’indagine, prima ancora di qualsiasi verdetto pubblico, possa aggiungere incertezza per le aziende e gli investitori del settore.
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