Il 28 settembre 2026 Google ha contestato davanti al Tribunale dell’Unione europea due ordini adottati nell’ambito del Digital Markets Act. Uno prevede la condivisione, da gennaio 2027, di determinati dati di ricerca con concorrenti idonei; l’altro punta a dare alle AI rivali accesso a funzioni Android disponibili p...
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Google ha impugnato due ordini dell’Unione europea che chiedono di rendere alcune risorse di Android e Google Search accessibili ai concorrenti. Il ricorso è stato presentato il 28 settembre 2026 al Tribunale dell’Unione europea, con sede in Lussemburgo. 2
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Le misure rientrano nel Digital Markets Act (DMA), la normativa europea che stabilisce obblighi per le grandi piattaforme digitali. Al centro della disputa ci sono due questioni: la possibilità per i servizi di intelligenza artificiale concorrenti, come quelli di OpenAI, di accedere a funzioni Android disponibili per Gemini e la condivisione di dati di ricerca con operatori idonei a partire da gennaio 2027. 1
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La prima obiezione riguarda la privacy. Google sostiene che i dati di ricerca, anche se sottoposti ad anonimizzazione, potrebbero rivelare informazioni personali se le tutele non fossero sufficienti. La società afferma che gli ordini la costringerebbero a condividere cronologie private senza un’adeguata protezione. 2
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La seconda contestazione riguarda la sicurezza di Android. Secondo Google, concedere a servizi di AI rivali un accesso più ampio alle funzioni del sistema operativo potrebbe indebolire protezioni essenziali per i dispositivi. Si tratta delle valutazioni dell’azienda, non di rischi accertati dal Tribunale. 2
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La Commissione presenta le misure come un modo per permettere ai concorrenti di competere con i servizi Google a condizioni più eque: le AI rivali dovrebbero poter accedere a funzioni Android disponibili per Gemini e alcuni servizi di ricerca concorrenti, inclusi chatbot con funzioni di ricerca, potrebbero ricevere dati condivisi previa anonimizzazione. 1
Bruxelles afferma inoltre che le disposizioni comprendono garanzie per tutelare la privacy degli utenti, l’integrità dei dispositivi e la sicurezza. 1 Il contrasto, quindi, riguarda anche il livello di protezione: Google ritiene insufficienti le cautele, mentre la Commissione sostiene che siano incorporate nelle regole.
Startup Fortune riferisce che DuckDuckGo si è schierata con l’UE e ha sostenuto che il ricorso di Google rinvii soltanto un esito inevitabile. 14 Le fonti disponibili non riportano ulteriori dettagli sulla posizione del motore di ricerca.
La controversia mette così a confronto due obiettivi: aprire servizi e dati alla concorrenza, come previsto dagli ordini europei, e limitare i rischi per la riservatezza e la sicurezza, come chiede Google. Spetterà al Tribunale valutare le contestazioni dell’azienda.
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Il 28 settembre 2026 Google ha contestato davanti al Tribunale dell’Unione europea due ordini adottati nell’ambito del Digital Markets Act.
Il 28 settembre 2026 Google ha contestato davanti al Tribunale dell’Unione europea due ordini adottati nell’ambito del Digital Markets Act. Uno prevede la condivisione, da gennaio 2027, di determinati dati di ricerca con concorrenti idonei; l’altro punta a dare alle AI rivali accesso a funzioni Android disponibili per Gemini.
Google teme che l’anonimizzazione non basti a proteggere le ricerche personali e che l’apertura di Android indebolisca le difese di sicurezza.