Dopo riparazioni parziali, l’Arabia Saudita ha ripreso a caricare greggio a Yanbu: la rotta sul Mar Rosso era ferma da 17 giorni. Un dato indica una portata di circa 3,5 milioni di barili al giorno, contro una capacità nominale di 7 milioni; non chiarisce però quanta capacità sia effettivamente indisponibile.
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L’Arabia Saudita ha ripreso a caricare greggio dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, dopo la riattivazione dell’East-West Pipeline e riparazioni parziali. La sospensione delle esportazioni da Yanbu è durata 17 giorni. Il riavvio riapre una rotta che permette di evitare lo Stretto di Hormuz, ma non significa che il sistema sia tornato a regime.
Le informazioni disponibili descrivono una ripartenza a flussi ridotti. Un resoconto colloca la portata della pipeline intorno a 3,5 milioni di barili al giorno, mentre la sua capacità massima nominale è indicata in 7 milioni. Il confronto suggerisce che il flusso sia ancora lontano dal massimo, ma non permette di stabilire con precisione quanta capacità resti indisponibile a causa dei danni: una parte del greggio trasportato è inoltre destinata alle raffinerie saudite. 6
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La cautela è importante anche per le esportazioni: al momento della ripartenza erano stati osservati pochi tanker in fase di carico a Yanbu. Il ritorno delle navi al terminale, quindi, non equivale a un recupero immediato dei volumi abituali. 6
Durante l’interruzione, Riyadh ha cancellato alcuni carichi diretti ai clienti europei. La polacca Orlen si è mossa per trovare forniture alternative; inoltre, secondo quanto riportato, Aramco ha comunicato ad almeno due raffinerie europee che non avrebbero ricevuto greggio saudita a ottobre. La ripresa dei carichi da Yanbu non conferma, da sola, che quelle consegne saranno ripristinate.
Quando Yanbu era ferma, l’Arabia Saudita ha aumentato le spedizioni dai terminali del Golfo. In una giornata, sette superpetroliere hanno caricato complessivamente circa 14 milioni di barili. Questa soluzione ha consentito di sostenere le esportazioni, ma ha reso più importante il passaggio attraverso Hormuz, uno snodo esposto alle tensioni regionali. 3
La riapertura della rotta di Yanbu riduce questa dipendenza perché consente di trasportare il greggio verso il Mar Rosso senza attraversare lo Stretto. Nel complesso, le notizie su maggiori spedizioni saudite e sui movimenti delle navi indicano un miglioramento dei flussi mediorientali, che restano però vulnerabili e al di sotto della normalità. 3
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Il 15 settembre, le notizie sulla sospensione dei carichi da Yanbu e sulle cancellazioni per i clienti europei hanno spinto il petrolio a chiudere in rialzo di circa 3 dollari. 18 Nei giorni successivi, la ripartenza della pipeline e l’aumento dei movimenti attraverso Hormuz hanno contribuito a ridurre i timori di carenza; il 22 settembre il Brent ha chiuso a 99,25 dollari al barile, in calo.
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Il quadro è cambiato di nuovo con un attacco degli Houthi contro l’Arabia Saudita: il 24 settembre il Brent è salito del 3,4%, a 106,60 dollari, mentre il mercato continuava a reagire alle notizie sullo Stretto. 4 Il prezzo riflette così un equilibrio instabile tra il ritorno di alcuni barili sul mercato e il rischio che nuovi attacchi o restrizioni ai transiti interrompano i flussi.
Le fonti descrivono oscillazioni del premio al rischio sul petrolio, ma non documentano una specifica variazione delle posizioni degli operatori né sul Brent né sul rame. Sullo sfondo, i contatti fra Stati Uniti e Iran non hanno ancora prodotto una svolta: le prospettive dipendono dalla velocità delle riparazioni e dalla sicurezza sia della rotta di Yanbu sia dei passaggi attraverso Hormuz. 4
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Dopo riparazioni parziali, l’Arabia Saudita ha ripreso a caricare greggio a Yanbu: la rotta sul Mar Rosso era ferma da 17 giorni.
Dopo riparazioni parziali, l’Arabia Saudita ha ripreso a caricare greggio a Yanbu: la rotta sul Mar Rosso era ferma da 17 giorni. Un dato indica una portata di circa 3,5 milioni di barili al giorno, contro una capacità nominale di 7 milioni; non chiarisce però quanta capacità sia effettivamente indisponibile.
Lo stop ha portato a cancellazioni di carichi per l’Europa e alla ricerca di forniture alternative; la ripartenza non conferma ancora il ripristino delle consegne annullate.