La Corea del Sud ha convocato l’incaricato d’affari ucraino a Seul e ha chiesto a Kyiv spiegazioni e scuse ufficiali. Il motivo è l’annuncio del presidente Volodymyr Zelensky sul trasferimento in Corea del Sud di due soldati nordcoreani catturati dall’Ucraina. Per Seul, la divulgazione ha violato un’intesa che prevedeva di mantenere riservata l’operazione; il governo sudcoreano contesta anche la successiva negazione ucraina dell’esistenza di quell’accordo.
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Che cosa è stato reso pubblico
Zelensky ha parlato del trasferimento durante un intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. I due soldati erano stati catturati dalle forze ucraine nella regione russa di Kursk nel 2025. L’annuncio è arrivato dopo mesi di consultazioni tra Kyiv e Seul.
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Il 28 settembre il ministero degli Esteri sudcoreano ha convocato Andrii Vieshkin, incaricato d’affari ucraino, per formalizzare la protesta. La richiesta di Seul è duplice: una spiegazione ufficiale e delle scuse.
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Il nodo: accordo di riservatezza o semplice preavviso?
Le versioni dei due governi divergono. Seul sostiene che fosse stata l’Ucraina a chiedere inizialmente la riservatezza e che la Corea del Sud avesse accettato. Kyiv, invece, afferma che non esisteva un accordo per tenere segreto il trasferimento.
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C’è poi la questione del preavviso, che non equivale necessariamente a un’autorizzazione a rendere pubblica la notizia. Seul ha riconosciuto che l’Ucraina l’aveva avvertita della possibile menzione dei prigionieri nel discorso di Zelensky, ma afferma di non aver ricevuto in anticipo le parole che sarebbero state usate. Secondo il governo sudcoreano, non era quindi chiaro quanto esplicito sarebbe stato l’annuncio.
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Perché la disputa conta
Seul afferma che la divulgazione e la successiva contestazione dell’accordo hanno danneggiato la fiducia tra i due governi. La riservatezza, secondo le autorità sudcoreane, era importante anche per tutelare i soldati dai rischi legati alla pubblicità della vicenda.
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Per ora, però, le ricostruzioni pubbliche non chiariscono in modo indipendente quali fossero i termini precisi dell’eventuale intesa né che cosa autorizzasse il preavviso dato da Kyiv. È su questo punto che resta aperto il contrasto tra i due Paesi.
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