Il 25 settembre 2026 Stati Uniti e Unione europea non hanno sostenuto la dichiarazione politica sulle pandemie: alla riunione ONU è mancato il consenso.[1][5] Il testo non impone obblighi giuridici e potrebbe essere sottoposto a un voto dell’Assemblea generale più avanti nell’anno.[1][10] Lo stallo non modifica l’Ac...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: Why did the United States and the European Union refuse to endorse the symbolic, non-legally binding UN pandemic preparedness and response d. Article summary: The available reporting confirms that the United States and European Union withheld endorsement and that Friday’s meeting failed to reach consensus on the pandemic declaration.[12][5] However, the retrieved excerpts prov. Topic tags: general, news, general web, government, education. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, c
La riunione delle Nazioni Unite del 25 settembre 2026 doveva rilanciare la cooperazione per prevenire le pandemie e rispondere alle future emergenze. Si è conclusa invece senza un consenso sulla dichiarazione proposta: Stati Uniti e Unione europea non l’hanno sostenuta. Si trattava di un impegno politico, non di un insieme di regole giuridicamente vincolanti.1
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L’UE ha affermato che la bozza superava alcune sue «linee rosse» in materia di proprietà intellettuale.1 La questione richiama una disputa già emersa nei negoziati del 2025 sull’Accordo sulle pandemie dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): stabilire se il trasferimento delle tecnologie necessarie a produrre strumenti sanitari debba essere sempre volontario e avvenire a condizioni concordate tra le parti. È però una trattativa distinta: le fonti disponibili non dimostrano che tutte le clausole controverse nel 2025 fossero presenti anche nella dichiarazione ONU del 2026.
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Anche gli Stati Uniti hanno rifiutato di sostenere integralmente il testo. Il loro rappresentante ha parlato di «questioni cruciali» ancora aperte, senza che l’estratto disponibile ne precisi il contenuto.10 Non ci sono quindi elementi sufficienti per attribuire una specifica motivazione alla direttrice dei Centers for Disease Control and Prevention, l’agenzia sanitaria federale statunitense, né per considerare identiche le obiezioni americane ed europee.
Il mancato consenso alla riunione non chiude necessariamente il percorso della dichiarazione. Secondo le notizie pubblicate il 25 settembre, il testo potrebbe passare a un voto dell’Assemblea generale, forse a dicembre: una possibilità, non una decisione già presa.10 Nell’immediato viene meno un segnale politico condiviso, non un obbligo di risposta alle pandemie che gli Stati avrebbero dovuto applicare per legge.
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La bozza chiedeva più finanziamenti, maggiore capacità dei laboratori, migliore coordinamento e più accesso a medicinali e vaccini.5 Per i Paesi con capacità produttiva limitata, conta anche la rapidità con cui tecnologie e prodotti possono essere condivisi. Le fonti disponibili, tuttavia, non permettono di quantificare quanto le sole regole sulla proprietà intellettuale abbiano contribuito alle disuguaglianze nelle vaccinazioni durante il COVID-19.
È un percorso separato. L’Accordo sulle pandemie dell’OMS è stato adottato nel maggio 2025, ma i Paesi devono ancora concordare l’allegato sul meccanismo di accesso agli agenti patogeni e condivisione dei benefici, noto come PABS. L’obiettivo è collegare la condivisione dei campioni alla possibilità, per i Paesi che ne hanno bisogno, di accedere ai vaccini, ai test diagnostici e ai trattamenti sviluppati grazie a essi.3 Lo stallo all’ONU non decide l’esito di quel negoziato; entrambi i confronti mostrano però quanto sia difficile tradurre l’impegno per un accesso più equo in condizioni accettate da tutti.
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Il 25 settembre 2026 Stati Uniti e Unione europea non hanno sostenuto la dichiarazione politica sulle pandemie: alla riunione ONU è mancato il consenso.[1][5]
Il 25 settembre 2026 Stati Uniti e Unione europea non hanno sostenuto la dichiarazione politica sulle pandemie: alla riunione ONU è mancato il consenso.[1][5] Il testo non impone obblighi giuridici e potrebbe essere sottoposto a un voto dell’Assemblea generale più avanti nell’anno.[1][10]
Lo stallo non modifica l’Accordo sulle pandemie dell’OMS, il cui allegato sulla condivisione degli agenti patogeni resta da definire.[3]