Trump vuole lasciare invariata la linea sulla «superintelligenza» e sostiene che la Cina sia d’accordo: è una sua dichiarazione, non un impegno cinese verificato.[10] Altman e Amodei hanno chiesto all’ONU cautela e cooperazione sui rischi dei sistemi di IA sempre più potenti.[2][14] Gli Stati Uniti hanno proposto un...
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Il punto non è se Stati Uniti e Cina possano parlare di sicurezza dell’intelligenza artificiale, ma che cosa sarebbero disposti a fare insieme. In vista del vertice con Xi Jinping, Donald Trump ha detto di voler lasciare invariata la linea sulla «superintelligenza», ha sostenuto che Pechino condivida questa posizione e ha indicato nel Dipartimento di Giustizia statunitense il «guardrail» per l’IA.10 Le fonti disponibili confermano la posizione espressa da Trump, non un impegno cinese verificato a respingere nuove misure di sicurezza.
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Affidarsi al Dipartimento di Giustizia significa richiamarsi all’applicazione delle leggi esistenti. Non è la stessa cosa che introdurre requisiti specifici per l’IA prima che sistemi più potenti vengano diffusi. È su questa differenza che si misura la distanza tra la linea annunciata da Trump e gli appelli arrivati dal settore tecnologico.
Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU — l’organo delle Nazioni Unite incaricato della pace e della sicurezza internazionali — Sam Altman di OpenAI e Dario Amodei di Anthropic hanno sollecitato cautela e coordinamento tra governi. Amodei ha avvertito che, se gestita male, l’IA potrebbe rappresentare un rischio per l’umanità nel suo insieme; ha inoltre promesso di rallentare lo sviluppo dove necessario per garantire la sicurezza dei nuovi sistemi.2
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A Washington, la discussione riguarda anche l’accesso della Cina alla tecnologia necessaria per sviluppare l’IA. Chuck Schumer, Elizabeth Warren e altri senatori democratici hanno chiesto controlli più severi sull’esportazione di chip avanzati e macchinari per produrli, oltre a votazioni su proposte di legge sostenute da entrambi i partiti.11
12 Anche il presidente repubblicano della commissione della Camera dedicata alla Cina, John Moolenaar, ha chiesto restrizioni tecnologiche più strette e ha messo in guardia da concessioni a Xi.
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I controlli all’export, però, non sono regole di sicurezza per i modelli già sviluppati: puntano a limitare l’accesso a componenti strategici. Le due questioni si intrecciano perché Washington e Pechino considerano i progressi dell’IA importanti per la competitività economica e militare, pur restando divise sull’accesso alle tecnologie avanzate.3
Nei colloqui preparatori, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha proposto al vicepremier cinese He Lifeng un meccanismo bilaterale di notifica per questioni legate alla sicurezza dell’IA e alla sicurezza nazionale, da sottoporre ai due presidenti.4 Un canale del genere potrebbe aiutare a comunicare su eventuali incidenti, ma non equivale, da solo, a un accordo vincolante su test, verifiche indipendenti o limiti alla diffusione dei sistemi.
La distinzione decisiva resta dunque tra tenere aperta una linea di comunicazione e accettare nuovi vincoli comuni. La prima possibilità è stata proposta; le fonti disponibili non documentano la seconda.4
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Trump vuole lasciare invariata la linea sulla «superintelligenza» e sostiene che la Cina sia d’accordo: è una sua dichiarazione, non un impegno cinese verificato.[10]
Trump vuole lasciare invariata la linea sulla «superintelligenza» e sostiene che la Cina sia d’accordo: è una sua dichiarazione, non un impegno cinese verificato.[10] Altman e Amodei hanno chiesto all’ONU cautela e cooperazione sui rischi dei sistemi di IA sempre più potenti.[2][14]
Gli Stati Uniti hanno proposto un canale di notifica su sicurezza dell’IA e sicurezza nazionale, ma le fonti non documentano un accordo vincolante.[4]