Secondo il FMI, gli investimenti tecnologici legati all’AI hanno contribuito per 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL statunitense nel 2025.[9][3] Le competenze in AI sono associate a retribuzioni più alte, ma questo non si traduce necessariamente in più occupazione complessiva nelle aree in cui sono diffuse....
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Gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno già dando una spinta alla crescita. Il Rapporto annuale 2026 del Fondo monetario internazionale (FMI), però, distingue questa spinta dai benefici ancora da verificare per l’insieme dell’economia e dei lavoratori. In altre analisi, il Fondo avverte anche che un boom finanziato con più debito potrebbe diventare una fonte di instabilità se i rendimenti attesi non arrivassero.9
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Il FMI stima che gli investimenti tecnologici legati all’AI abbiano aggiunto 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL degli Stati Uniti nel 2025. È una stima del contributo degli investimenti, non la prova che la produttività di tutta l’economia sia già aumentata nella stessa misura grazie all’AI.9
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Secondo il FMI, gli impieghi che richiedono competenze in AI offrono retribuzioni più alte. Le città e le regioni in cui questi impieghi sono più presenti, tuttavia, non registrano necessariamente una crescita dell’occupazione complessiva. I lavoratori con competenze in AI sono quindi tra i potenziali beneficiari; anche alcuni addetti ai servizi a bassa qualificazione potrebbero trarne vantaggio, soprattutto dove le loro mansioni sono meno facilmente automatizzabili. Per chi svolge lavori di livello intermedio con compiti che l’AI può eseguire, il rischio di sostituzione o di pressione sui salari è maggiore. Si tratta di rischi diversi tra loro, non di una previsione secondo cui intere categorie professionali spariranno.9
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Un sondaggio Gallup rileva che il 27% dei lavoratori statunitensi teme che la tecnologia possa rendere superfluo il proprio impiego: è il livello più alto registrato dall’indagine. La domanda riguardava però la tecnologia in generale, non soltanto l’AI. In un’indagine della Federal Reserve Bank di Boston, la quota di lavoratori preoccupati specificamente di perdere il posto a causa dell’AI è passata dal 5% a fine 2024 a poco più del 10% a fine 2025.
Un conteggio riportato da una fonte secondaria attribuisce all’AI 116.175 tagli di posti di lavoro annunciati negli Stati Uniti tra gennaio e agosto 2026, sulla base delle motivazioni indicate dai datori di lavoro. Il dato va letto con cautela: un taglio annunciato non equivale necessariamente a un licenziamento già avvenuto, né la motivazione dichiarata dimostra da sola che l’AI ne sia stata la causa. L’aumento dell’inquietudine è misurabile; l’entità dei posti effettivamente persi a causa dell’AI è meno chiara.
Sul lavoro, il FMI punta su istruzione, riqualificazione professionale e sostegno all’adattamento delle competenze. Nelle sue analisi di scenario richiama anche la necessità di rafforzare la spesa sociale e i sistemi fiscali per gestire la transizione.15
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Sul versante finanziario, il problema è non dare per scontato che gli investimenti attuali producano i rendimenti sperati. Con più finanziamenti a debito e valutazioni elevate, risultati deludenti potrebbero amplificare le perdite e trasmetterle al sistema finanziario. Per questo il FMI chiede una solida vigilanza prudenziale e criteri rigorosi nella concessione del credito.13
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Secondo il FMI, gli investimenti tecnologici legati all’AI hanno contribuito per 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL statunitense nel 2025.[9][3]
Secondo il FMI, gli investimenti tecnologici legati all’AI hanno contribuito per 0,5 punti percentuali alla crescita del PIL statunitense nel 2025.[9][3] Le competenze in AI sono associate a retribuzioni più alte, ma questo non si traduce necessariamente in più occupazione complessiva nelle aree in cui sono diffuse.[9]
Negli Stati Uniti cresce il timore di perdere il lavoro, ma i tagli annunciati e attribuiti all’AI non misurano con certezza i licenziamenti effettivamente causati dalla tecnologia.