Gli Stati Uniti sostengono che la proposta australiana potrebbe indurre le piattaforme a moderare eccessivamente contenuti leciti e produrre effetti di «censura extraterritoriale» anche sul discorso degli americani on... Il progetto imporrebbe ai social una scelta fra feed con raccomandazioni algoritmiche e contenut...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: How has the United States criticized Australia’s proposed Digital Duty of Care law—particularly its requirement that platforms offer an opt-. Article summary: The Trump administration argues that Australia’s draft Digital Duty of Care could induce platforms to suppress lawful speech, amounting to “facilitating censorship,” including of Americans, rather than simply protecting . Topic tags: general, news, general web. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, charts with fake numbers
La proposta australiana di Digital Duty of Care ha aperto uno scontro insolitamente esplicito con gli Stati Uniti su una domanda centrale: chi decide come funzionano i feed online e fino a che punto le piattaforme devono prevenire i danni senza comprimere la libertà di espressione?
L’amministrazione Trump non contesta soltanto un’impostazione del feed. Teme che l’obbligo di affrontare danni definiti dalle autorità, unito a requisiti di progettazione e a sanzioni elevate, possa spingere le aziende a ridurre la visibilità di espressioni lecite ma controverse. Il governo di Anthony Albanese ribatte che la misura serve a dare agli utenti più controllo su ciò che vedono e a rendere i servizi digitali responsabili dei rischi prevedibili. Al momento dell’intervento statunitense, il provvedimento era ancora una bozza sottoposta a consultazione. 3
L’ambasciata statunitense a Canberra ha espresso «serie preoccupazioni», affermando che il progetto potrebbe agevolare la censura di discorsi protetti, compresi quelli di cittadini americani.
Il primo punto riguarda le regole sul design delle piattaforme. La proposta prevede che gli utenti dei social possano scegliere tra un feed di contenuti raccomandati dagli algoritmi e un feed composto soltanto dai post degli account che seguono. Per gli Stati Uniti, imporre un modello di questo tipo può incidere sulla portata di voci e opinioni, anche senza cancellare direttamente i post. 3
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Il secondo riguarda la definizione dei «danni» che i servizi devono prevenire. Washington avverte che categorie troppo ampie o vaghe potrebbero indurre le imprese, per evitare responsabilità e multe, a declassare o limitare contenuti leciti ma controversi. Secondo questa lettura, un dovere di sicurezza potrebbe trasformarsi in censura basata sul punto di vista espresso. 4
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Gli Stati Uniti sostengono inoltre che non si tratterebbe di una questione soltanto australiana. Molte delle piattaforme interessate hanno sede negli USA e operano su scala globale: requisiti applicati in Australia potrebbero influenzare il design dei prodotti, la distribuzione dei contenuti e la visibilità del discorso degli americani anche fuori dall’Australia. È il rischio che Washington definisce «censura extraterritoriale». 7
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Il Digital Duty of Care introdurrebbe per i servizi online coperti dalla legge un obbligo generale di assicurare, per quanto ragionevolmente praticabile, un ambiente digitale sicuro. Il perimetro va oltre i social tradizionali e comprende anche servizi quali giochi online e chatbot di intelligenza artificiale. 8
Per i social, la misura più visibile è la scelta del feed: l’impostazione predefinita resterebbe quella con contenuti raccomandati dall’algoritmo, ma l’utente potrebbe rinunciarvi e visualizzare i post dei soli profili scelti di sua iniziativa. 3
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L’obiettivo più ampio è chiedere alle aziende di individuare e ridurre i danni prevedibili, non solo di intervenire dopo che si sono verificati. Fra gli esempi di rischi per i minori citati nelle notizie figurano bullismo, pornografia, misoginia e disturbi alimentari; il quadro coprirebbe anche materiale e condotte gravemente dannosi per gli adulti. 3
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Le conseguenze economiche potrebbero essere rilevanti: per le violazioni dell’obbligo, le aziende rischierebbero sanzioni massime di circa 109 milioni di dollari australiani. 5
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Il primo ministro Anthony Albanese ha respinto la definizione americana. Il governo presenta la politica, chiamata «My Feed, My Way», come uno strumento per permettere agli australiani di decidere se lasciare che le raccomandazioni algoritmiche determinino ciò che appare nel loro feed, e non come un intervento pubblico sulle singole decisioni editoriali delle piattaforme. 3
La posizione del Partito Laburista è che i servizi i cui prodotti possono esporre gli utenti a rischi prevedibili debbano assumersi obblighi preventivi. Il feed algoritmico, sottolinea il governo, non sarebbe vietato: gli utenti potrebbero continuare a sceglierlo. 3
I Verdi australiani hanno dichiarato che avrebbero esaminato i dettagli della bozza prima di assumere una posizione definitiva. Le informazioni disponibili non documentano una successiva presa di posizione conclusiva del partito riferita specificamente all’intervento statunitense. 3
Lo scontro si inserisce nella più generale opposizione dell’amministrazione Trump a tasse digitali, multe e regolamenti stranieri ritenuti ingiustamente gravosi per le aziende tecnologiche statunitensi o restrittivi della libertà di parola degli americani. 3
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Ad alzare la posta contribuisce anche il recente divieto australiano di accesso ai social per gli under 16. La misura ha attirato attenzione internazionale e ha rafforzato l’immagine dell’Australia come possibile riferimento per una regolazione più severa delle piattaforme. Per questo, il Digital Duty of Care ha un peso che va oltre una disputa di politica interna. 3
La consultazione sulla bozza si è chiusa il 22 settembre 2026. Il governo australiano ha dichiarato di voler presentare il disegno di legge al Parlamento entro la fine del 2026: il testo definitivo, dunque, può ancora cambiare. 3
Il nodo resta politico e normativo: l’Australia vuole verificare se maggior controllo dell’utente e un dovere preventivo di sicurezza possano ridurre i danni online; gli Stati Uniti temono invece che norme nate per tutelare gli utenti finiscano per modificare visibilità e moderazione dei contenuti, frenando espressioni lecite ben oltre i confini australiani.
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Gli Stati Uniti sostengono che la proposta australiana potrebbe indurre le piattaforme a moderare eccessivamente contenuti leciti e produrre effetti di «censura extraterritoriale» anche sul discorso degli americani on...
Gli Stati Uniti sostengono che la proposta australiana potrebbe indurre le piattaforme a moderare eccessivamente contenuti leciti e produrre effetti di «censura extraterritoriale» anche sul discorso degli americani on... Il progetto imporrebbe ai social una scelta fra feed con raccomandazioni algoritmiche e contenuti dei soli account seguiti, oltre a un dovere più ampio di prevenire danni prevedibili su social, giochi online e chatbot...
Per le violazioni sono previste sanzioni fino a circa 109 milioni di dollari australiani.