Le case automobilistiche europee e britanniche chiedono di prorogare fino al 2029 il regime transitorio e di applicare requisiti più severi dal 2030. Dal 2027, per mantenere il dazio zero, un veicolo elettrico dovrà soddisfare il requisito generale del 55% di valore originario UE o Regno Unito, oltre a condizioni pi...
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Create a landscape editorial hero image for this Studio Global article: What are European carmakers urging the EU and UK to do about the post-Brexit electric-vehicle rules scheduled for January 2027, and why are. Article summary: European and UK carmakers are urging both sides to amend the Trade and Cooperation Agreement again: postpone the January 2027 battery rules of origin and replace the cliff-edge change with a longer, phased transition. Th. Topic tags: general, government, news, general web, education. Style: premium digital editorial illustration, source-backed research mood, clean composition, high detail, modern web publication hero. Use reference image context only for broad subject, composition, and topical grounding; do not copy the exact image. Avoid: logos, brand marks, copyrighted characters, real person likenesses, fake screenshots, UI text, readable text, watermarks, ch
La richiesta dell’industria automobilistica non mette in discussione l’obiettivo di sviluppare una filiera europea e britannica delle batterie. Il punto, sostengono i costruttori, è il calendario: imporre le regole più rigide dal 2027 rischierebbe di applicare dazi prima che celle, componenti e materie prime locali siano disponibili in volumi e a condizioni commercialmente sostenibili.
ACEA, l’associazione dei costruttori europei, chiede di mantenere fino alla fine del 2029 le attuali regole più flessibili previste dall’Accordo di commercio e cooperazione tra UE e Regno Unito (TCA). I requisiti più stringenti di localizzazione partirebbero quindi dal 2030, anziché entrare in vigore bruscamente il 1° gennaio 2027. 6
Sarebbe il secondo rinvio. Nel dicembre 2023, UE e Regno Unito avevano già concordato di estendere per tre anni il regime allora in vigore, spostando dal 2024 al 2027 l’inasprimento originariamente previsto. 2
Le regole d’origine stabiliscono se un prodotto può beneficiare del commercio senza dazi previsto dal TCA. Dal 2027, un veicolo elettrico scambiato tra UE e Regno Unito dovrà rispettare il requisito generale secondo cui almeno il 55% del suo valore deve originare nell’UE o nel Regno Unito. Dovrà inoltre soddisfare specifiche condizioni d’origine, più rigorose, per batteria e componenti della batteria. 1
La batteria è centrale perché rappresenta una quota elevata del valore di un’auto elettrica. Di conseguenza, un veicolo assemblato nell’Unione o in Gran Bretagna può non superare il test d’origine se le principali componenti della batteria o i suoi materiali provengono da Paesi esterni ai due mercati.
Se il veicolo o la batteria non rispettano i requisiti applicabili, alla frontiera UE o britannica può scattare un dazio del 10%. 1
I costruttori affermano che la capacità produttiva di celle, componenti e materiali a monte della filiera nell’UE e nel Regno Unito non è cresciuta abbastanza rapidamente da consentire il rispetto delle soglie del 2027. Il timore è che auto prodotte nella regione vengano comunque colpite da dazi, perché le batterie e i loro input dipendono ancora in misura rilevante da filiere esterne all’UE e al Regno Unito. 3
6
Non è dunque soltanto una questione burocratica o doganale: per le aziende, la vera incognita è riuscire a reperire batterie conformi alle nuove regole su scala industriale e a costi competitivi prima dell’entrata in vigore dei requisiti.
Le stime dell’industria mostrano perché il negoziato è urgente. SMMT, l’associazione britannica del settore, calcola che in assenza di una soluzione i produttori di EV del Regno Unito potrebbero dover sostenere 1,4 miliardi di sterline di dazi; secondo l’associazione, il 10% potrebbe applicarsi al 70% dei modelli elettrici a batteria e ibridi plug-in scambiati con l’UE.
ACEA avverte invece che l’82% delle esportazioni UE di veicoli elettrici verso il Regno Unito potrebbe essere esposto ai dazi. 6
Si tratta di stime delle associazioni di settore, non della previsione certa dei dazi effettivamente pagati. L’impatto dipenderà infatti dalla catena di fornitura di ciascun modello e dalla capacità delle aziende di modificarla o di assorbirne i costi. Ma le cifre chiariscono la ragione della richiesta di una revisione negoziata prima del 2027.
L’eventualità di un dazio interno agli scambi UE-UK arriva mentre i costruttori europei affrontano una forte concorrenza nel mercato delle auto elettriche e devono ridurre i costi della transizione. Un’imposta sulle vetture che attraversano la Manica aggiungerebbe costi a un mercato produttivo e commerciale strettamente integrato, anziché proteggere i produttori dalle importazioni esterne.
Il tema si intreccia con una politica commerciale dell’UE più attiva verso la Cina. A settembre, la Commissione europea ha detto di cercare impegni da Pechino per affrontare l’allargamento del divario commerciale tra UE e Cina. Separatamente, è stato riportato che Bruxelles ha chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di auto ibride; la Commissione ha inoltre definito le condizioni alle quali produttori di EV basati in Cina potrebbero sostituire i dazi UE con impegni su prezzi minimi.
Per i costruttori, il contrasto è netto: mentre Bruxelles tenta di gestire la pressione concorrenziale esterna, le norme del 2027 potrebbero creare un nuovo costo per le auto elettriche movimentate fra UE e Regno Unito, proprio mentre la filiera regionale delle batterie è ancora in fase di sviluppo.
Il compromesso richiesto dall’industria è semplice nella sua struttura: prorogare il regime transitorio fino al 2029 e introdurre dal 2030 requisiti di localizzazione più severi. 6
I sostenitori della proroga ritengono che consentirebbe di mantenere gli scambi senza dazi mentre aumentano la produzione di batterie e l’approvvigionamento di materiali nella regione. La questione ancora aperta è se un ulteriore rinvio darebbe davvero a UE e Regno Unito il tempo necessario per rendere mature queste filiere, oppure se rimanderebbe soltanto una misura concepita proprio per accelerarne gli investimenti.
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Le case automobilistiche europee e britanniche chiedono di prorogare fino al 2029 il regime transitorio e di applicare requisiti più severi dal 2030.
Le case automobilistiche europee e britanniche chiedono di prorogare fino al 2029 il regime transitorio e di applicare requisiti più severi dal 2030. Dal 2027, per mantenere il dazio zero, un veicolo elettrico dovrà soddisfare il requisito generale del 55% di valore originario UE o Regno Unito, oltre a condizioni più rigide per batterie e componenti.
Secondo SMMT, senza un accordo i produttori britannici di EV rischiano 1,4 miliardi di sterline di dazi; ACEA stima che potrebbe essere esposto l’82% delle esportazioni UE di EV verso il Regno Unito.
Le case automobilistiche europee e britanniche chiedono di prorogare fino al 2029 il regime transitorio e di applicare requisiti più severi dal 2030. Dal 2027, per mantenere il dazio zero, un veicolo elettrico dovrà soddisfare il requisito generale del 55% di valore originario UE o Regno Unito, oltre a condizioni pi...
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La richiesta dell’industria automobilistica non mette in discussione l’obiettivo di sviluppare una filiera europea e britannica delle batterie. Il punto, sostengono i costruttori, è il calendario: imporre le regole più rigide dal 2027 rischierebbe di applicare dazi prima che celle, componenti e materie prime locali siano disponibili in volumi e a condizioni commercialmente sostenibili.
ACEA, l’associazione dei costruttori europei, chiede di mantenere fino alla fine del 2029 le attuali regole più flessibili previste dall’Accordo di commercio e cooperazione tra UE e Regno Unito (TCA). I requisiti più stringenti di localizzazione partirebbero quindi dal 2030, anziché entrare in vigore bruscamente il 1° gennaio 2027. 6
Sarebbe il secondo rinvio. Nel dicembre 2023, UE e Regno Unito avevano già concordato di estendere per tre anni il regime allora in vigore, spostando dal 2024 al 2027 l’inasprimento originariamente previsto. 2
Le regole d’origine stabiliscono se un prodotto può beneficiare del commercio senza dazi previsto dal TCA. Dal 2027, un veicolo elettrico scambiato tra UE e Regno Unito dovrà rispettare il requisito generale secondo cui almeno il 55% del suo valore deve originare nell’UE o nel Regno Unito. Dovrà inoltre soddisfare specifiche condizioni d’origine, più rigorose, per batteria e componenti della batteria. 1
La batteria è centrale perché rappresenta una quota elevata del valore di un’auto elettrica. Di conseguenza, un veicolo assemblato nell’Unione o in Gran Bretagna può non superare il test d’origine se le principali componenti della batteria o i suoi materiali provengono da Paesi esterni ai due mercati.
Se il veicolo o la batteria non rispettano i requisiti applicabili, alla frontiera UE o britannica può scattare un dazio del 10%. 1
I costruttori affermano che la capacità produttiva di celle, componenti e materiali a monte della filiera nell’UE e nel Regno Unito non è cresciuta abbastanza rapidamente da consentire il rispetto delle soglie del 2027. Il timore è che auto prodotte nella regione vengano comunque colpite da dazi, perché le batterie e i loro input dipendono ancora in misura rilevante da filiere esterne all’UE e al Regno Unito. 3
6
Non è dunque soltanto una questione burocratica o doganale: per le aziende, la vera incognita è riuscire a reperire batterie conformi alle nuove regole su scala industriale e a costi competitivi prima dell’entrata in vigore dei requisiti.
Le stime dell’industria mostrano perché il negoziato è urgente. SMMT, l’associazione britannica del settore, calcola che in assenza di una soluzione i produttori di EV del Regno Unito potrebbero dover sostenere 1,4 miliardi di sterline di dazi; secondo l’associazione, il 10% potrebbe applicarsi al 70% dei modelli elettrici a batteria e ibridi plug-in scambiati con l’UE.
ACEA avverte invece che l’82% delle esportazioni UE di veicoli elettrici verso il Regno Unito potrebbe essere esposto ai dazi. 6
Si tratta di stime delle associazioni di settore, non della previsione certa dei dazi effettivamente pagati. L’impatto dipenderà infatti dalla catena di fornitura di ciascun modello e dalla capacità delle aziende di modificarla o di assorbirne i costi. Ma le cifre chiariscono la ragione della richiesta di una revisione negoziata prima del 2027.
L’eventualità di un dazio interno agli scambi UE-UK arriva mentre i costruttori europei affrontano una forte concorrenza nel mercato delle auto elettriche e devono ridurre i costi della transizione. Un’imposta sulle vetture che attraversano la Manica aggiungerebbe costi a un mercato produttivo e commerciale strettamente integrato, anziché proteggere i produttori dalle importazioni esterne.
Il tema si intreccia con una politica commerciale dell’UE più attiva verso la Cina. A settembre, la Commissione europea ha detto di cercare impegni da Pechino per affrontare l’allargamento del divario commerciale tra UE e Cina. Separatamente, è stato riportato che Bruxelles ha chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di auto ibride; la Commissione ha inoltre definito le condizioni alle quali produttori di EV basati in Cina potrebbero sostituire i dazi UE con impegni su prezzi minimi.
Per i costruttori, il contrasto è netto: mentre Bruxelles tenta di gestire la pressione concorrenziale esterna, le norme del 2027 potrebbero creare un nuovo costo per le auto elettriche movimentate fra UE e Regno Unito, proprio mentre la filiera regionale delle batterie è ancora in fase di sviluppo.
Il compromesso richiesto dall’industria è semplice nella sua struttura: prorogare il regime transitorio fino al 2029 e introdurre dal 2030 requisiti di localizzazione più severi. 6
I sostenitori della proroga ritengono che consentirebbe di mantenere gli scambi senza dazi mentre aumentano la produzione di batterie e l’approvvigionamento di materiali nella regione. La questione ancora aperta è se un ulteriore rinvio darebbe davvero a UE e Regno Unito il tempo necessario per rendere mature queste filiere, oppure se rimanderebbe soltanto una misura concepita proprio per accelerarne gli investimenti.
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Le case automobilistiche europee e britanniche chiedono di prorogare fino al 2029 il regime transitorio e di applicare requisiti più severi dal 2030.
Le case automobilistiche europee e britanniche chiedono di prorogare fino al 2029 il regime transitorio e di applicare requisiti più severi dal 2030. Dal 2027, per mantenere il dazio zero, un veicolo elettrico dovrà soddisfare il requisito generale del 55% di valore originario UE o Regno Unito, oltre a condizioni più rigide per batterie e componenti.
Secondo SMMT, senza un accordo i produttori britannici di EV rischiano 1,4 miliardi di sterline di dazi; ACEA stima che potrebbe essere esposto l’82% delle esportazioni UE di EV verso il Regno Unito.