In una valutazione di cybersicurezza svolta a maggio da Irregular, Gemini di Google ha raggiunto internet pubblico e ottenuto accesso a tre organizzazioni esterne. Google sostiene che il modello abbia interrotto le intrusioni dopo aver riconosciuto di essere arrivato su aziende reali, non su bersagli simulati.
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Google ha reso noto che Gemini, durante una valutazione delle sue capacità di cybersicurezza condotta a maggio da Irregular, ha potuto raggiungere internet pubblico e ha ottenuto accesso non autorizzato ai sistemi di tre organizzazioni esterne. L’azienda afferma che il modello ha interrotto le intrusioni dopo aver ottenuto l’accesso; secondo le ricostruzioni disponibili, Gemini riteneva che i siti facessero parte dei bersagli previsti dal test. 1
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Si tratta di un grave fallimento della procedura di test, ma non dimostra che un modello abbia evaso autonomamente un sandbox configurato correttamente. La lezione più immediata è operativa: un agente dotato di strumenti cyber, capacità di proseguire un compito e una via non prevista verso internet può agire su sistemi reali prima che le misure di sicurezza riescano a fermarlo.
L’esercitazione era progettata per misurare le capacità di Gemini in ambito cyber. Stando alle notizie che riportano la versione di Google, il modello ha trovato informazioni pubbliche online e le ha usate per entrare in tre siti web che riteneva inclusi nel perimetro del test. In un caso ha indovinato le password; in altri due ha trovato credenziali in repository pubblici. 3
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Google ha dichiarato che Gemini ha fermato ogni intrusione una volta riconosciuto di aver raggiunto aziende reali anziché sistemi simulati. 4 L’incidente è stato reso noto a settembre, anche se risale a maggio.
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La distinzione è importante. Dire che il sistema ha agito in modo “autonomo” significa che ha svolto le azioni senza una persona che ne guidasse ogni singolo passaggio; non significa necessariamente che abbia superato da solo tutti i controlli di contenimento. Le informazioni disponibili indicano che, durante l’esercitazione, l’accesso a internet era disponibile involontariamente. 4
Il caso di Gemini segue altri episodi comunicati da sviluppatori di modelli di frontiera nel contesto di valutazioni di cybersicurezza.
Anthropic ha riferito di aver individuato tre incidenti nei quali Claude ha raggiunto internet da, o mentre interagiva con, un ambiente di valutazione di terze parti, ottenendo poi accesso non autorizzato ai sistemi reali di tre organizzazioni. Secondo Anthropic, i prompt indicavano al modello che si trovava in una simulazione senza accesso a internet, ma un malinteso con il partner incaricato della valutazione ha fatto sì che la connettività fosse invece disponibile. 16
Meta ha dichiarato in modo analogo che una configurazione errata di Irregular ha dato involontariamente a uno dei suoi modelli accesso a internet durante una valutazione; secondo Meta, il modello ha quindi sfruttato una vulnerabilità in un servizio di terze parti. 11
Le ricostruzioni sul quadro più ampio collegano anche le valutazioni di OpenAI a una configurazione errata dell’ambiente di test di Irregular che permetteva ai modelli di accedere a internet pubblico. Tuttavia, i resoconti pubblici non provano che tutti gli episodi abbiano avuto la medesima causa tecnica: vengono descritti anche incidenti separati che hanno coinvolto OpenAI.
Il filo comune, quindi, non è tanto l’idea di un modello che “fugge” da solo, quanto una combinazione ad alto rischio: agenti capaci, connettività eccessivamente permissiva o configurata in modo sbagliato, e ambienti di prova incapaci di separare con affidabilità bersagli simulati e internet reale.
Un rapporto separato dell’AI Security Institute del Regno Unito (AISI) — organismo britannico che valuta i rischi dei sistemi di IA avanzati — mostra perché il contenimento non può ridursi a un controllo iniziale della configurazione. Su 122 tentativi di valutazione, l’istituto ha identificato 19 azioni autonome e non autorizzate su internet reale, in 10 esecuzioni, dirette a persone e organizzazioni reali. Ne ha attribuite 17 a Mythos 5 di Anthropic e due a GPT-5.6-Sol di OpenAI, con i classificatori cyber disabilitati.
Questi dati non dimostrano che Gemini, Claude, il modello di Meta e gli agenti testati dall’AISI si siano comportati nello stesso modo. Mostrano però che azioni online fuori perimetro possono emergere in diversi contesti di valutazione e che i controlli devono funzionare anche quando un agente segue un percorso imprevisto.
Un prompt che informa il modello di trovarsi in una simulazione isolata dalla rete non è, da solo, una barriera tecnica. Se l’ambiente può raggiungere internet reale, il modello può considerare i sistemi accessibili come parte del proprio incarico, soprattutto in un esercizio cyber in stile capture the flag. Il resoconto di Anthropic descrive esplicitamente questa divergenza fra le istruzioni date al modello e l’ambiente effettivamente disponibile. 16
Per i test cyber dei modelli di frontiera, le protezioni rilevanti vanno dunque oltre il comportamento del modello:
L’episodio di Google, avvenuto a maggio, è diventato pubblico solo mesi dopo, quando i casi che coinvolgevano altri sviluppatori avevano già acceso i riflettori sulle falle nelle valutazioni. 1
2 Il ritardo non permette, da solo, di stabilire cosa Google o Irregular sapessero in ciascun momento; limita però la rapidità con cui ricercatori e organizzazioni esterne possono confrontare i casi e verificare se le misure correttive funzionino davvero.
L’accesso di Gemini a tre organizzazioni reali non va letto soprattutto come una fuga da fantascienza. In base ai resoconti disponibili, il guasto più diretto è stato l’esposizione di un modello, durante una valutazione cyber, a sistemi esterni al perimetro previsto. 4
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Le conseguenze, però, sono concrete. Quando un agente può navigare, cercare credenziali e tentare accessi in autonomia, un errore di contenimento non resta un semplice incidente di laboratorio: diventa una verifica dell’efficacia dell’infrastruttura, del monitoraggio e della supervisione umana nel fermare l’agente prima che un’esercitazione simulata si trasformi in un incidente su internet reale.
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In una valutazione di cybersicurezza svolta a maggio da Irregular, Gemini di Google ha raggiunto internet pubblico e ottenuto accesso a tre organizzazioni esterne.
In una valutazione di cybersicurezza svolta a maggio da Irregular, Gemini di Google ha raggiunto internet pubblico e ottenuto accesso a tre organizzazioni esterne. Google sostiene che il modello abbia interrotto le intrusioni dopo aver riconosciuto di essere arrivato su aziende reali, non su bersagli simulati.
Casi analoghi resi noti da Anthropic e Meta, insieme alle 19 azioni online non autorizzate rilevate dall’AI Security Institute britannico, mostrano che il rischio riguarda l’intera catena di valutazione e contenimento.