JPMorgan ritiene sempre più difficile costruire uno scenario credibile per il prezzo del petrolio: i mercati stanno valutando un esito politico e militare ancora imprevedibile. L’AIE prevede per il 2026 un’offerta mondiale media di 100,7 milioni di barili al giorno, 5,7 milioni in meno rispetto al 2025, con un pieno...
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L’ammissione di JPMorgan è un segnale rilevante: il petrolio non viene più prezzato soltanto in base ai consueti fondamentali di domanda e offerta, ma anche in funzione di un esito politico-militare che resta impossibile da definire con affidabilità. A oltre sei mesi dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, gli analisti della banca affermano che il percorso verso la fine del conflitto è sempre più difficile da prevedere. 17
In altre parole, il mercato non può assumere come scenario di base un ritorno rapido ai prezzi precedenti alla guerra. Perché ciò accada non basta un annuncio di tregua: occorrerebbero prove durevoli di sicurezza delle rotte, ripristino delle infrastrutture e normalizzazione dell’export dal Golfo.
JPMorgan segnala che alcune soglie economiche che riteneva difficilmente superabili dall’amministrazione statunitense sono state di fatto oltrepassate, senza che questo abbia prodotto né un accordo negoziato né una riapertura stabile dei corridoi energetici regionali. 17
Il Brent si è avvicinato a 100 dollari al barile, mentre i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) descrivono un mercato in deficit, con flussi dal Golfo ancora lontani dalla normalità. 2
5 Il punto non è quindi soltanto il tradizionale «premio geopolitico» incorporato nelle quotazioni: la disponibilità effettiva di greggio, capacità di trasporto e prodotti raffinati è diventata più incerta.
L’AIE stima che nel 2026 l’offerta mondiale di petrolio sarà in media di 100,7 milioni di barili al giorno: 5,7 milioni di barili al giorno in meno rispetto al 2025. L’agenzia ha inoltre rinviato al 2027 l’ipotesi di un pieno recupero delle forniture del Golfo. 1
Ad agosto, le scorte mondiali sono diminuite di 3,1 milioni di barili al giorno, riducendo il margine di sicurezza del mercato davanti a ulteriori interruzioni. 1 Quando le scorte scendono, un incidente in più — un attacco, un blocco marittimo o un guasto a un’infrastruttura — può riflettersi più rapidamente sui prezzi.
La situazione dello Stretto di Hormuz è centrale: l’AIE aveva già indicato la sua chiusura, il blocco statunitense dell’export iraniano, gli attacchi nell’area di Bab el-Mandeb e la minore disponibilità di greggio kazako CPC Blend tra le cause del deficit di offerta. 5 Hormuz e Bab el-Mandeb sono due passaggi marittimi essenziali: il primo collega il Golfo Persico ai mercati mondiali, il secondo controlla l’accesso tra Mar Rosso e Golfo di Aden.
Un attacco all’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita mette in discussione una capacità di circa 4 milioni di barili al giorno, pari approssimativamente al 4% dell’offerta mondiale. La condotta è strategica perché permette di spostare il petrolio saudita verso il Mar Rosso, riducendo la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. 17
Se questa alternativa viene compromessa, un problema inizialmente legato alla navigazione nel Golfo può trasformarsi in un vincolo più ampio per produzione ed esportazioni. È questa interdipendenza — tra oleodotti, porti, assicurazioni, navi cisterna e raffinerie — a rendere le previsioni particolarmente fragili.
Il rincaro dell’energia non riguarda soltanto il pieno dell’auto. Il diesel incide direttamente sui costi del trasporto merci, dell’agricoltura, dell’industria e del riscaldamento; il petrolio più caro tende quindi a propagarsi lungo la catena dei prezzi. Ne deriva il rischio di inflazione di secondo livello, attraverso aumenti dei listini e richieste salariali, mentre bollette e carburanti più costosi indeboliscono consumi e crescita.
Per le banche centrali è la combinazione più difficile: inflazione persistente e attività economica più debole. Nel Regno Unito, la Bank of England ha mantenuto il Bank Rate al 3,75%, ma ha avvertito che un’escalation della guerra potrebbe rendere necessario un rialzo. 3 Nella riunione di luglio, tre membri del comitato di politica monetaria avevano votato per portare il tasso al 4%, a fronte di una decisione finale di mantenerlo invariato.
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Il caso britannico non stabilisce automaticamente cosa faranno BCE o altre banche centrali, ma mostra il meccanismo: uno shock energetico prolungato rinvia i tagli dei tassi e può persino riaprire la discussione su nuovi aumenti.
JPMorgan aveva previsto a luglio un Brent medio di 86 dollari nel terzo trimestre, 80 nel quarto e 78 dollari a fine anno. Quello scenario presupponeva un riequilibrio che le nuove interruzioni e i livelli di prezzo successivi hanno messo in discussione. 17
Anche un’eventuale previsione politica di una fine imminente della guerra non risolverebbe, da sola, le variabili operative che guidano il mercato: sicurezza dei convogli, riparazioni, coperture assicurative, capacità degli oleodotti, recupero produttivo nel Golfo e stop agli attacchi dei gruppi alleati dell’Iran.
Pressioni degli Houthi nell’area di Bab el-Mandeb possono allungare o deviare le rotte nel Mar Rosso. Attacchi alle raffinerie russe possono restringere l’offerta di carburanti raffinati anche quando il greggio è disponibile. E fermi produttivi in Libia sottraggono un’ulteriore fonte di esportazioni. L’effetto complessivo non è soltanto «meno barili»: è minore sostituibilità fra qualità di greggio, capacità di raffinazione, itinerari navali e disponibilità di diesel.
La conclusione è che un titolo sulla tregua, da solo, difficilmente farebbe precipitare il petrolio. Per una discesa stabile servirebbero segnali concreti e continuativi: rotte sicure, infrastrutture operative, produzione ripristinata, scorte in ricostituzione e fine degli attacchi indiretti. Fino ad allora, lo scenario più probabile resta un premio di rischio energetico volatile, con pressioni sulla crescita globale e una politica monetaria costretta a restare prudente. 1
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JPMorgan ritiene sempre più difficile costruire uno scenario credibile per il prezzo del petrolio: i mercati stanno valutando un esito politico e militare ancora imprevedibile.
JPMorgan ritiene sempre più difficile costruire uno scenario credibile per il prezzo del petrolio: i mercati stanno valutando un esito politico e militare ancora imprevedibile. L’AIE prevede per il 2026 un’offerta mondiale media di 100,7 milioni di barili al giorno, 5,7 milioni in meno rispetto al 2025, con un pieno recupero della produzione del Golfo rinviato al 2027.
La chiusura o l’insicurezza delle rotte di Hormuz e Bab el Mandeb, insieme alla riduzione delle scorte, trasforma lo shock in un problema di disponibilità fisica di greggio e carburanti.